Geotermia: in Islanda il primo impianto che sfrutta direttamente il magma
Tra le fonti di energia rinnovabile, ancor oggi la geotermia è molto probabilmente quella meno frequentata; i costi di installazione e produzione sono, infatti, ancora molto alti. La ricerca continua comunque a fare grandi passi avanti, nel tentativo di rendere anche questo settore delle rinnovabili sempre più competitivo ed efficiente. Un'importante novità in tal senso è stata documentata, proprio in questi giorni, per l'Islanda, dove la natura ha pensato bene di dare una mano all'uomo.

(Arriva dall'Islanda un nuovo, importante passo avanti per lo sfruttamento della geotermia)
Krafla, nella regione di Mývatn, nel nord-est dell'Islanda, è una depressione formatasi su un edificio vulcanico, dopo un'imponente eruzione; in termine tecnico, si tratta di una caldera. Oltre a un cratere con un lago all'interno, la zona comprende l'area geotermale di Hverir, dove nel 1977 è stata costruita una centrale a 60 MW per sfruttare l'energia geotermica. Ed è proprio qui, all'interno di un pozzo, che, nel 2009, è successo qualcosa mai osservato prima, se non nelle isole Hawaii.

(Il lago all'interno del cratere Víti nell'area di Krafla)
Alla temperatura di 900/1000o C e alla profondità di 2100 metri, il magma è penetrato offrendo agli ingegneri della Icelandic Deep Drilling Project (IDDP, in cooperazione con la National Power Company) l'occasione di testare il primo sistema geotermico alimentato direttamente a magma. In questo modo, nell'arco dei due anni successivi, è stato possibile sfruttare una corrente di vapore a elevatissime temperature, sino a quando si è presentato la necessità di richiudere il buco per permettere il rinnovamento dell'attrezzatura da superficie.

(La centrale geotermica dell'area di Krafla, inaugurata nel 1977)
Prima di essere chiuso, però, nel luglio 2012, il pozzo ha offerto l'inestimabile possibilità di poter avere direttamente a che fare con il magma e poterlo studiare, nonostante le ovvie difficoltà. Attraverso un involucro di acciaio, posto all'imboccatura del pozzo, e una parente cementata che giungeva nei pressi della fuoriuscita del magma, il vapore fuoriusciva alla temperatura di 450 o C, un record mondiale per l'energia geotermica. Inoltre, una volta convogliato nell'impianto, poteva essere utilizzato con successo, a dimostrazione della possibilità di potersi servire in maniera efficace dalla geotermia ad alta entalpia, che, azionando le turbine per mezzo del vapore ad alta temperatura, trasforma il proprio contenuto in energia meccanica e, quindi, elettrica.
Il pozzo era, infatti, in grado di produrre più di 36 MW di elettricità, comparati alla capacità di 60 MW dell'intera centrale. Per il futuro, l'obiettivo è costruire altri pozzi simili con cui arricchire l'impianto di Krafla.

(La centrale geotermica di Krafla ha dimostrato la possibilità di poter ricorrere alla geotermia ad alta entalpia in maniera efficace)
Per ora, i primi risultati delle osservazioni e degli studi di questi ultimi anni sono stati, appunto, appena pubblicati sul numero di gennaio della rivista internazionale Geothermics, che gli ha dedicato l'intero numero (il volume 49 della serie) del mese di gennaio, sotto la supervisione del prof. emerito della University of California (a Riverside), Wilfred Elders, co-autore di tre dei quindici saggi dedicati ai risultati delle ricerche islandesi.
A detta del professore, i risultati ottenuti a Krafla sono di gran lunga superiori a quelli ottenuti (in altre zone del mondo) con la tecnica della Hot Dry Rock, che utilizza vapore vaporizzato a 200 °C da un flusso d'acqua pompato dalla superficie alla profondità di 5000 metri.




