Fotovoltaico ottenuto dalle piante di tabacco: la ricerca californiana
Attualmente i combustibili fossili rappresentano la principale fonte energetica sfruttata dall'uomo, grazie all'alto rapporto energia/volume, alla facilità di trasporto ed immagazzinamento e a un relativo basso costo.
Per contro però comportano una serie di importanti svantaggi poiché altamente inquinanti nonché artefici dell'incremento della quantità di CO2 in atmosfera, il maggiore imputato del surriscaldamento globale.
Dato il lungo processo di fossilizzazione della sostanza organica, i combustibili fossili non rientrano nel campo delle risorse rinnovabili, il che comporta un progressivo esaurimento dei giacimenti e delle scorte disponibili con conseguente aumento della domanda energetica e dell'impennata dei prezzi.
Questi fattori hanno comportato una maggiore sensibilità globale verso le tematiche ambientali oltre all'accentuarsi di politiche di diversificazione delle fonti, in modo da favorire lo sviluppo di sistemi di approvvigionamento energetico alternativi.
Una di queste è certamente l'energia solare che da tempo oramai fa parte delle nostre esistenze sotto forma di sistemi fotovoltaici atti allo sfruttamento energetico pulito della potenza dei raggi del sole.
La ricerca scientifica si muove costantemente nella direzione della scoperta di soluzioni alternative all'utilizzo dei combustibili fossili ma anche dei materiali rari e costosi solitamente utiizzati per la realizzazione degli utili ed ecologici pannelli solari e, da diversi anni in particolare, sta puntando verso un discorso maggiormente organico, relativo cioè a tutto ciò che si può apprendere dal comportamento delle piante allo scopo dell'ottenimento dell'effetto fotovoltaico.
A quanto sostengono gli scienziati della University of California di Berkeley, sono le piante di tabacco che potrebbero divenire uno strumento utile e prezioso alla coltivazione di nuove cellule fotovoltaiche.
Vediamo cosa riguardano questi studi.
Gli studi californiani sulle piante di tabacco
I ricercatori della University of California di Berkeley, stanno portando avanti degli studi specialistici, pubblicati sulla rivista scientifica americana ACS Nano Letters, inerenti il virus del mosaico del tabacco.
Si tratta di batteri modificati geneticamente allo scopo della produzione di cellule fotovoltaiche attraverso lo stimolo dei cromofori a raccogliere e utilizzare la luce dal sole ad alta efficienza, cellule fotovoltaiche sintetiche che devono essere programmate per crescere sulle piante di tabacco allo scopo di una produzione di micro strutture che, in queste stese piante, solitamente non avverrebbe.
Una tecnica che, se adeguatamente perfezionata, diventerebbe certamente maggiormente ecologica rispetto ai tradizionali metodi produzione e potrebbe portare alla realizzazione di cellule fotovoltaiche notevolmente economiche oltre che biodegradabili.
I geni del virus vengono modificati e irrorati sopra una coltura di piante di tabacco allo scopo della stimolazione di cromofori artificiali, strutture capaci di trasformare la luce in elettroni ad alta efficienza. Questi cromofori vengono aggiunti singolarmente e a perfetta distanza allo scopo della creazione di una fila lunga centinaia di nanometri atti a favorire la raccolta degli elettroni.
Gli elettroni potrebbero essere utilizzati per generare energia chimica allo stesso modo delle piante per produrre idrocarburi, cellule fotochimiche e fotovoltaiche.
Certo il lavoro è lungo e passeranno probabilmente anni prima che un dispositivo possa concretamente avvalersi di cellule fotovoltaiche naturali ma i ricercatori sperano di riuscire presto a produrre risultati concreti.
I vantaggi e gli svantaggi di una simile tecnologia
Utilizzare organismi viventi allo scopo della creazione di cellule fotovoltaiche sintetiche, comporta numerosi vantaggi in confronto ai metodi tradizionali: prima di tutto vi è l'eliminazione dell'utilizzo o dell'emissione di sostanze chimiche tossiche per l'ambiente; la spinta alla coltivazione di cellule fotovoltaiche sulle piante di tabacco potrebbe invece incentivare il lavoro degli agricoltori allo scopo dell'ottenimento di un raccolto annuale.
In quanto agli svantaggi, cellule fotovoltaiche biologiche non avrebbero lunga vita come quelle al silicone, ma potrebbero in ogni caso avere la funzione di fonte energetica economica, biodegradabile, trasportabile e temporanea.
Sarebbe inoltre possibile la lavorazione di un apposito preparato da spruzzare in forma di soluzione su vetro o plastica allo scopo di rendere questi materiali funzionali alla raccolta energetica solare.
(Fonte: Coscienza.org)

(Una coltivazione di piante di tabacco)








