Fotovoltaico e terreni agricoli, una guida per le Solar Farm

La conversione energetica dai combustibili fossili alle fonti di energia rinnovabile non deve mai escludere un'attenta gestione di queste ultime, affinché gli impianti più o meno grandi non compromettano le altre attività economiche e, ovviamente, gli equilibri ambientali. Una delle questioni più controverse a questo proposito riguarda le solar farm, cioè quegli appezzamenti di terreno agricolo utilizzati per l'installazione di impianti fotovoltaici di dimensioni medio-grandi. Si tratta certamente di impianti utili per la produzione di energia elettrica, immediatamente sfruttabile dalle comunità che vivono nelle vicinanze dell'impianto, ma la loro installazione deve garantire il rispetto per il contesto paesaggistico-ambientale e la possibilità di continuare a svolgere le attività agricole proprie dell'area. 

Se adeguatamente pianificata, infatti, la presenza di un impianto fotovoltaico su un terreno agricolo è non solo in grado di garantire la continuazione delle attività agro-pastorali eventualmente già esistenti, ma nel caso di terreni abbandonati – utilizzati ad esempio in passato per altre attività diverse da quelle agricole – può anche consentire il ripristino dell'attività agricola e l'incremento della biodiversità. Proprio per incentivare un utilizzo corretto delle solar farm, il National Solar Centre britannico, insieme con la National Farmers Union, la Solar Trade Association e una serie di aziende che operano nel settore fotovoltaico, ha pubblicato di recente una semplice guida sulla possibile convivenza tra attività agricola e produzione di energia solare

Solar Farm

La guida chiarisce che la presenza di un impianto solare di dimensioni medio-grandi su un terreno agricolo non significa per forza la riduzione dell'attività agraria e, soprattutto, la diminuzione delle attività di pascolo degli animali, ma a determinate condizioni può non solo consentire la presenza dello stesso numero di animali che vi era in precedenza e la continuazione della coltura di alcune specie, ma può addirittura agevolare la conversione agraria e l'incremento della biodiversità. Punto di partenza della guida è la constatazione che, nonostante l'estensione rilevante della maggior parte delle solar farm, la quantità di terreno effettivamente occupata dalle attrezzature è piuttosto scarsa. I pannelli, infatti, sono posizionati su alcune cornici rette da semplici pali inseriti nel terreno. La quantità di terreno effettivamente occupata corrisponde solitamente a meno del 5% del totale. Per questo motivo, se accuratamente pianificata, l'attività agricolo-pastorale può continuare indisturbata. 

Ciò, però, solo a determinate condizioni

Nonostante la quantità di terreno effettivamente occupato sia piuttosto irrilevante, la presenza dell'impianto e dei moduli fotovoltaici ad un'altezza piuttosto bassa (circa 70-80 centimetri dal suolo) impone di evitare la presenza di alcune specie vegetali e animali, preferendone invece altre che possono tranquillamente convivere con l'impianto. Fin dalla fase di pianificazione dell'impianto è dunque consigliato operare a stretto contatto con un esperto di attività ecologiche che possa suggerire lo sviluppo di attività agricole e l'allevamento di animali che meglio si adattano alle caratteristiche del sito in questione, contribuendo al mantenimento o all'incremento della biodiversità. 

La migliore gestione di una solar farm che preveda anche la presenza di attività agricole e di allevamento è l'adozione di pascoli a bassa intensità. Non tutti gli animali sono indicati per questo tipo di attività. Animali grandi come bovini e cavalli, ad esempio, non risultano indicati poiché hanno un peso molto elevato e una forza tale da poter arrecare danno ai pannelli fotovoltaici. Lo stesso vale per suini o capre, che possono causare danni alla rete di cablaggio. Al contrario, risulta particolarmente indicato per una convivenza con le solar farm l'allevamento di pecore e di pollame. La loro piccola dimensione consente loro di poter pascolare tranquillamente tra le file di moduli fotovoltaici e persino di ripararsi all'ombra sotto di esse. Inoltre, animali di questo tipo possono contribuire a mantenere l'erba a dimensioni ridotte, evitando che la vegetazione cresca a tal punto da raggiungere i margini dei pannelli. Ovviamente la presenza di animali e di vegetazione all'interno delle solar farm implica una corretta disposizione dei moduli, le cui file devono essere abbastanza distanti l'una dall'altra per consentire il passaggio di piccoli macchinari agricoli eventualmente da utilizzare per la falciatura o la concimazione. 

Solar Farm

In alcuni casi le solar farm possono anche far aumentare il valore dei terreni. È il caso, ad esempio, di quei terreni precedentemente utilizzati per attività diverse da quelle agricole e ormai dismessi. Si tratta di terreni con scarso valore agricolo, che possono essere utilizzati per l'installazione di un impianto fotovoltaico di tipo solar farm. In questo tipo di terreni l'inserimento di allevamenti di piccoli animali da pascolo può contribuire all'aumento della biodiversità e alla fertilizzazione naturale delle terre, aumentando in questo modo la qualità stessa del terreno. 

È quanto è stato fatto, ad esempio, nel Leicestershire con la Wymeswold Solar Farm, la più grande solar farm presente nel Regno Unito. Si tratta di un impianto di 33 megawatt realizzato su un terreno in disuso precedentemente utilizzato come aerodromo. L'impianto ha una superficie di circa 61 ettari (posizionati su un terreno di 150 ettari totali), e fornisce l'elettricità a 8500 abitazioni presenti nella zona. Fin da quando è stato realizzato, il terreno è utilizzato anche per il pascolo delle pecore, dimostrando la possibilità di una proficua convivenza tra tecnologia fotovoltaica e allevamenti di piccoli animali da pascolo. 

AutoreDott.ssa Serena Casu


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