Dagli Stati Uniti le prime celle ibride a produzione diretta

Importanti novità sono in arrivo dai laboratori del Georgia Institute of Technology, dove sono state recentemente realizzate le prime celle a combustibile ibride in grado di convertire direttamente la biomassa in energia elettrica, senza l'ausilio di alcun catalizzatore ad energia termica o solare. Esse saranno in grado di funzionare grazie all'utilizzo di una variegata gamma di combustibili, resa particolarmente ampia grazie al mescolamento della biomassa con degli innovativi composti chimici, denominati poliossometallati o POM. Sarà infatti sufficiente esporre i nuovissimi catalizzatori in soluzione alla luce del sole o a qualsiasi altra fonte di luce artificiale, in modo tale che essi possano agire da agente ossidante, ossidando la biomassa precedentemente collocata sotto i fotoni o sotto l'irraggiamento termico. In seguito al trasferimento delle cariche della biomassa all'anodo della cella a combustibile, gli elettroni potranno essere trasportati verso il catodo, dove essi verranno sottoposti a ossidazione dall'ossigeno. Quest'ultima fase, resa possibile grazie all'ausilio di un circuito esterno, si concluderà con la produzione di energia elettrica.

Funzionamento delle celle ibride realizzato dal team di ricercatori del GIT

In base a quanto è stato comunicato da Yulin Deng, docente emerito presso il Georgia Tech's School of Chemical and Biomolecular Engineering e presso l'Institute of Paper Science and Technology, il nuovo prototipo di cella a combustibile consentirà per la prima volta di gestire le biomasse a temperatura ambiente. Un approccio volutamente generico, quale quello appena ideato, permetterà inoltre di utilizzare diversi tipi di combustibile, tra cui le biomasse legnose, le alghe, i rifiuti di origine animale come gli scarti di pollo e perfino l'amido contenuto in alcuni prodotti alimentari. In questo modo non sarà più necessario purificare i materiali di partenza prima del loro uso. I punti di forza della nuova cella a combustibile non terminano qua: essa infatti potrà essere utilizzata sia in unità di piccole dimensioni che in impianti più grandi. A ciò si aggiunge la possibilità di sinterizzare la degradazione della biomassa mediante l'ausilio della fotochimica e del solare-termico. Inoltre, essendo le reazioni di ossidazione catalizzate mediante una soluzione composta interamente da poliossometallati, la costruzione delle nuove celle a combustibile non necessiterà in alcun modo di materiali costosi, quali i metalli nobili.

Sinora la densità massima registrata si aggira attorno ai 0,72 milliwatt per centimetro quadrato, densità 100 volte superiore rispetto a quella precedentemente raggiunta mediante l'utilizzo di celle a combustibile microbiche a base di cellulosa. Tuttavia il team di ricercatori, guidato da Deng, sostiene che tale risultato non deve essere visto come ultimo e definitivo, fiducioso che esso possa persino quintuplicare una volta terminati i lavori di perfezionamento.

AutoreGiuseppe Reginali


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