Tetti verdi: una soluzione al surriscaldamento mondiale

Il desiderio di rendere le nostre vite e le nostre città ecosostenibili, è sempre più pressante, parallelamente alla necessità imprescindibile di salvaguardare un pianeta a rischio, malato da tempo, in cui il surriscaldamento globale porterà ad una sua inesorabile degenerazione.
In questo clima di euforia per la salvaguardia del pianeta, è importante sottolineare quanto siano fondamentali le figure tecniche, ingegneri, architetti, che con il loro contributo possono aiutarci a rendere le nostre città sempre più green ed orientate alla sostenibilità ambientale.

I Green Roofs rientrano in questa riqualificazione ecologica dei luoghi in cui viviamo: soluzioni interessanti in cui molti architetti si sono specializzati, creando degli edifici passivi ecologici e integrati nella città.
Si tratta di destinare a verde la copertura degli edifici, che è poi anche una strategia impiegata in Bioarchitettura, per limitare l'impatto ambientale della costruzione.
Contribuendo alla riduzione del fabbisogno energetico dell'edificio, quindi alla riduzione delle emissioni di CO2, apporta anche altri innumerevoli vantaggi, sia ecologici, che economici:

  • assorbe temporaneamente l'acqua piovana e la rilascia lentamente evitando allagamenti e tracimazioni della rete fognaria
  • filtra l'inquinamento urbano e riduce l'anidride carbonica
  • filtra l'acqua piovana inquinata
  • raffredda l'aria per evapotraspirazione di vapore acqueo
  • riduce la velocità del vento
  • favorisce l'insediamento di ecosistemi animali
  • riduce gli effetti delle "isole di calore urbane"
  • aumenta la resistenza termica della copertura
  • è uno strumento di nuovi linguaggi architettonici

Un tetto verde consente un risparmio energetico sul condizionamento estivo del 25%. Nella sola città di Chicago uno studio di Weston Design Consultants stima a 100,000,000 Dollari il risparmio energetico annuo ricavabile dalla trasformazione a verde dei tetti della città.

Il tetto verde e le isole di calore

"Heat Island effect": così viene definito il fenomeno dell'innalzamento della temperatura delle aree urbane, rispetto alla temperatura delle aree rurali, che nel periodo estivo può determinare delle serie conseguenze. Sono le cosiddette "isole di calore", che sovrastano le città e che determinano un aumento del picco di assorbimento elettrico per il condizionamento e rischio black out, insieme con un innalzamento del livello di inquinamento e ad un aumento delle malattie.

L'Epa (Ente statunitense per la protezione dell'ambiente), da tempo porta avanti una campagna per la riduzione degli effetti di queste "zone calde" e una tra le strategie di maggior successo è proprio l'aumento delle aree verdi, tetti compresi (Green Roofs).
Recuperare spazi vitali all'interno delle città è quindi una tendenza che va sempre più affermandosi in questi ultimi anni e che è dettata, non solo dall'esigenza del recupero di aree altrimenti sterili, ma dal bisogno di migliorare le qualità abitabili dei complessi edilizi.
La funzione di polmone verde di un giardino pensile assolve ad un compito urbanistico fondamentale, poiché oltre all'uso privato, può restituire aree di ritrovo collettivo e trasformare il volto di quartieri non solo esteticamente ma anche come qualità abitativa.
Per quanto riguarda la realizzazione di nuove opere, la copertura mediante interramento risolve brillantemente molti problemi di coperture di garages e di scantinati.

Gli architetti del paesaggio, nelle loro realizzazioni, affrontano sempre più frequentemente le questioni pressanti del nostro tempo: collasso climatico, risorse limitate, la domanda di energia e l'inquinamento atmosferico. Il famoso architetto ed ecologista Richard Bukmister Fuller ha detto: "Non stiamo raccogliendo le risorse e permettiamo la loro dispersione, perché ancora ignoranti del loro valore". Lo studio dell'ecologia nell'affrontare qualsiasi lavoro o progetto partendo da assets green, è la svolta che deve esserci ora e in futuro se si vuole evitare la devastazione del collasso climatico.

William McDonough, vincitore del Premio del Presidente degli Stati Uniti per lo Sviluppo Sostenibile e co-creatore del concetto Cradle to Cradle, è un importante architetto americano che ha portato una nuova visione del design a beneficio di uno stile di vita green. E' necessario, secondo McDonough, tornare ad un forte legame tra uomo e natura, che deve essere ricercato e riscoperto soprattutto nelle città. E il design può essere la chiave di questa unione imprescindibile.
Tra i tanti suoi progetti verdi, troviamo quello della sede di Google: un tetto verde di 70.000 metri quadrati, che aiuta a prevenire il deflusso delle acque, isola l'edificio dal caldo, dal freddo e dal rumore e fornisce un habitat per diverse specie. Questo tetto verde di 10 ettari è parte di un sistema di trattamento delle acque piovane.

Tetto verde Youtube Google

( Tetto verde Youtube Google Fonte architetturaecosostenibile.it)

Poi c'è il complesso Ford, che è sede di uno dei tetti verdi più grandi del mondo: 42000 metri quadri. Facente parte di un sistema naturale di trattamento delle acque piovane, si compone di più di 10 ettari di una copertura del terreno a bassa crescita, che conserva e purifica 20 miliardi di galloni di acqua piovana ogni anno. Questo porta alla Ford un risparmio di 50 milioni di dollari. Il tetto verde può assorbire fino a 151 milioni di litri (4 milioni di galloni) d'acqua piovana, che può essere riutilizzata. In caso di tempeste e nubifragi, il tetto poroso permette che l'acqua non venga immessa immediatamente nelle condutture, contribuendo ad evitare i fenomeni devastanti, che conosciamo bene anche noi. Per quanto riguarda l'insolamento naturale, il tetto verde riduce l'utilizzo degli impianti di condizionamento dell'aria e protegge dai raggi UV.

Insomma, sono tante le soluzioni architettoniche che possono aiutarci nel prevenire le isole di calore e l'inquinamento nelle nostre città, ma i Green Roofs sembrano essere realmente una delle più valide, a beneficio nostro e del delicato ecosistema in cui viviamo.

Fonti

www.mcdonough.com
www.architetturaecosostenibile.it
www.epa.gov
www.naturabionelmondo.com

AutoreDott.ssa Manuela Borseti

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