Un tappeto sottomarino per sfruttare l'energia idroelettrica delle onde dei mari

Circa il 70,8 % della superficie terrestre è ricoperto da acqua e, di questa, i 3/4 sono distribuiti tra gli oceani. Non sorprende, dunque, che un numero crescente di ricercatori stia valutando strade sempre più efficienti per sfruttare l'energia dei mari e trasformarla in energia elettrica. Mentre un giovane studente della Wake Forest University pensa di applicare le proprie osservazione sul potenziale elettrico del moto ondoso di una piscina a quello lungo le coste del North Carolina, e l'Unione Europea pensa di sfruttare anche l'energia mareomotrice all'interno del progetto "Energia blu", la famosa University of Berkeley ha annunciato di un nuovo dispositivo altamente tecnologico per sfruttare l'energia marina: un tappeto idroelettrico, in grado di catturare l'energia delle onde.

La University of Berkeley ha annunciato la realizzazione di un tappeto idroelettrico, che cattura l'energia del mare

(La University of Berkeley ha annunciato la realizzazione di un tappeto idroelettrico, che cattura l'energia del mare)

Di cosa si tratta, in concreto?

In pratica, di un tappeto di gomma che, posto sul fondale del mare e sottoposto al movimento delle onde, sarebbe sottoposto a una pressione idraulica che, una volta convogliata sulla terra, può essere convertita in energia elettrica. Il principio alla base sfrutta, dunque, quello che succede in natura in presenza di fondali fangosi, noti per la capacità di smorzare l'energia delle onde di superficie. E così, proprio per simulare questi ambienti, il team capitanato da Reza Alam (un esperto di meccanica delle onde presso la University of Berkeley) si è dovuto servire di un sottile foglio di gomma, a propria volta posizionato sulla cima di una griglia costituita da cilindri e tubature idrauliche.

Il tappeto idroelettrico di Berkeley sfrutta il comportamento in natura dei fondali fangosi

(Il tappeto idroelettrico di Berkeley sfrutta il comportamento in natura dei fondali fangosi)

Per ora, dunque, il tappeto idroelettrico di Berkeley non è ancora giunto a toccare i fondali marini, ma i primi esperimenti (condotti secondo la metodologia appena esposta) hanno dato i primi promettenti risultati: il tappeto sembrerebbe, infatti, in grado di assorbire più del 90 % dell'energia delle onde, il che significherebbe che un solo metro quadrato di tappeto sarebbe in grado di soddisfare l'intero fabbisogno energetico di due famiglie americane e che posizionato lungo appena 10 Km di costa produrebbe la stessa quantità di energia elettrica prodotta da un campo fotovoltaico delle dimensioni di un campo da calcio (circa 6400 m2).

Questi risultati sono stati ovviamente ben accolti dall'intera comunità scientifica, in particolare, in occasione della decima edizione della European Wave and Tidal Energy Conference, svoltasi dal 2 al 5 settembre 2013 ad Aalborg nel nord della penisola dello Jutland, in Danimarca.

100 m2 di tappeto produrrebbero la stessa quantità di energia elettrica di un impianto fotovoltaico grande quanto un campo di calcio

(100 m2 del tappeto idroelettrico di Berkeley produrrebbero la stessa quantità di energia elettrica di un impianto fotovoltaico grande quanto un campo di calcio)

Oltre che per i risultati, però, il tappeto idroelettrico di Berkeley promette di meritare che ne venga avviata, se non altro, la sperimentazione per alcuni innegabili lati positivi, anche rispetto ad altre fonti di energia rinnovabile. 

  1. In primo luogo, si ridurrebbe, infatti, al minimo l'impatto visivo e fisico, visto che si tratta di un sistema sottomarino; tanto la navigazione quanto l'ecosistema marino ne trarrebbero, quindi, beneficio.
  2. Funzionerebbe, inoltre, in qualsiasi condizione metereologica, perché la colonna d'acqua sopra il tappeto attutirebbe anche l'impatto delle onde più impetuose (tra l'altro, particolarmente adatto alla produzione di energia elettrica).

Se il progetto andasse in porto, si compirebbe un ulteriore e importantissimo passo verso lo sfruttamento del potenziale energetico delle onde marine, 2000 miliardi di kW all'anno, secondo i dati della Carbon Trust, l'associazione inglese che si occupa della riduzione delle emissioni di carbonio.

AutoreDott.ssa Morena Deriu

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