Green Economy: il futuro verde dell'Italia

L'approvazione, nel marzo scorso, da parte del governo italiano, della Strategia Energetica Nazionale (SEN) ha portato una ventata di cambiamento nell'ambito della politica energetica e dell'economia.
Ciò che si evince da questo interessante documento, è la convinzione che l'Italia debba ripartire dal settore energetico, in particolare da quello rinnovabile, per tornare a crescere, a creare occupazione e risorse. Solo così si potrà arrivare a ridurre anche l'ingente debito pubblico.

Panoramica di installazioni eoliche nei paesi bassi

(Alcuni dei numerosi mulini a vento presenti nei Paesi Bassi. Foto di marijnvb)

Tenendo conto dei problemi inerenti al cambiamento climatico, alla competitività produttiva (da mantenere e rinvigorire) e all'accessibilità energetica (da garantire a tutti i cittadini), i punti principali della SEN sono:

  • ridurre il costo dell'energia per i consumatori e le imprese. È necessario adeguare i prezzi dell'energia a quelli europei del 2020;
  • raggiungere e superare gli obiettivi ambientali e di decarbonizzazione stabiliti dal Pacchetto dell'Europa Clima-Energia 2020 (denominato '20-‘20-‘20) e svolgere un ruolo guida nella definizione della Roadmap 2050
  • proseguire a migliorare la sicurezza per quanto concerne l'approvvigionamento (prima di tutto del gas);
  • diminuire la dipendenza italiana dai rifornimenti esteri di elettricità e combustibili fossili;
  • puntare su uno sviluppo economico sostenibile, soprattutto nel settore delle energie alternative.

Importante, nella Strategia Energetica Nazionale 2013, è, appunto, l'attenzione rivolta al settore delle rinnovabili. Esse conosceranno, nel prossimo futuro, una crescita notevole grazie ad una maggiore sensibilità ambientale e ad una riduzione dei costi delle tecnologie. Non a caso, sono previsti stanziamenti, in tutto quanto il mondo, proprio in questo settore, pari a 6.000 miliardi di dollari, dei quali 1.300 saranno investiti in Europa.

Più nello specifico, in Italia, si conta di mettere a disposizione circa 11,5 – 12,5 miliardi l'anno per i prossimi 20 anni, assegnando, si legge nel documento della SEN, "le residue risorse in base a criteri di priorità che favoriscano l'efficienza, l'innovazione tecnologica, un minore impatto ambientale e la filiera industriale nazionale".

Le rinnovabili dovranno arrivare a coprire il 35-38% dei consumi finali al 2020. In tal modo, la produzione dell'energia pulita acquisirà una rilevanza pari a quella del gas.

Una delle principali novità di questa strategia riguarda il settore delle rinnovabili termiche, elemento fondamentale per il raggiungimento degli obiettivi '20-'20-'20, per via della loro efficienza di costo e della facilità d'installazione.

Per le rinnovabili termiche di piccola taglia è stato di recente varato un decreto ministeriale che incentiva direttamente l'installazione di impianti dedicati, il cosiddetto Conto Termico.

Mentre per gli interventi di più grandi dimensioni, soprattutto a carattere industriale, restano validi i Certificati Bianchi.
Accanto a tutto questo, la maggior parte degli impianti esistenti sarà sostituita con nuove installazioni di "energia pulita" e l'edilizia dovrà avvalersi, obbligatoriamente, almeno per una buona fetta, delle rinnovabili.

Si assisterà, quindi, ad una diffusione di caldaie a biomassa, di pompe di calore, di solare termico.

Per quanto riguarda il settore elettrico, quello delle energie alternative ha conosciuto un forte sviluppo grazie agli incentivi superiori rispetto al resto dell'Europa. Ciò è stato dovuto al fatto, che i suddetti incentivi non hanno tenuto conto del calo dei costi delle tecnologie. I profitti, di conseguenza, sono stati molto elevati. Basti pensare che a gennaio 2012 gli incentivi italiani unitari per il fotovoltaico superavano del doppio o addirittura del triplo quelli della Germania e della Francia. Con l'eolico si è arrivati addirittura a superarli del 50%.

Tuttavia, con la nuova strategia energetica 2013, gli incentivi unitari saranno ridotti e avvicinati a quelli europei (sebbene resteranno più alti di quelli degli altri paesi). Inoltre, si avrà un'integrazione graduale del sistema elettrico alle tecnologie rinnovabili. In questo modo, si otterrà una stabilizzazione dell'incidenza degli incentivi sulla bolletta, arrivando ad una riduzione della spesa pari a circa 2,5-3 miliardi di euro all'anno.

In relazione a quanto detto, gli investimenti nelle rinnovabili elettriche si aggireranno intorno ai 45-55 miliardi di euro cumulati al 2020, con importanti effetti su un settore, quello appunto delle energie alternative, dove l'Italia può vantare notevoli competenze. Queste competenze potranno essere esercitate sui mercati internazionali, in cui le aziende italiane hanno la possibilità di crescere ulteriormente e di consolidarsi, considerate le previsioni di sviluppo di tale comparto all'estero.

Va sottolineato, inoltre, che dato il rapido progresso delle tecnologie rinnovabili nel nostro paese, i progetti di importazione da altre nazioni perdono peso, sebbene il governo intenda rispettare gli impegni presi fino ad ora.

Nel caso, poi, in cui l'Italia riesca a superare gli obiettivi nazionali, potrà essere presa in considerazione la possibilità di cedere la produzione eccedente, attraverso il meccanismo del trasferimento statistico previsto dalla direttiva 2009/28/CE.

Di conseguenza, si potrà avere una riduzione degli oneri di incentivazione gravanti sulle tariffe elettriche.

È chiaro, dunque, da questo quadro generale, che il governo italiano vede nella green economy un grande potenziale. L'Italia non può prescindere da uno sviluppo sostenibile, in ambito sia economico che ambientale.

Foto in copertina di micromoth
Fonte articolo: documento Strategia energetica nazionale

AutoreDott.ssa Elisabetta Rossi

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