La crescita esponenziale del fotovoltaico comporta un disequilibrio dell'assetto economico: la Spagna risponde tagliando gli incentivi

IL GRANDE BALZO DEL FOTOVOLTAICO

La crescita del settore delle energie rinnovabili è una vittoria per l'ambiente, ma può rivelarsi un problema dal punto di vista economico: la situazione della Spagna ne è un esempio lampante. La crescita del mercato è stata tale da portare ad una situazione nella quale il 51.7% dell'energia totale prodotta nel Paese viene generata da fonti rinnovabili. 

Le conseguenze, però, sono state tali da mettere in crisi il già fragile equilibrio economico della Nazione, che si trova ora a fare i conti con politiche di incentivi poco lungimiranti. La crescita del fotovoltaico e delle rinnovabili ha portato al crollo dei prezzi all'ingrosso dell'energia a scapito del commercio di gas e carbone, e messo fortemente in crisi il termoelettrico. 

Impianto fotovoltaico Ikea a Malaga(Impianto fotovoltaico Ikea a Malaga)

LA RICETTA SPAGNOLA: TAGLI RETROATTIVI FINO AL 45%

In risposta a tale situazione, il Governo spagnolo ha deciso di invertire la rotta, riducendo in modo drastico gli incentivi al settore delle rinnovabili, con una riforma già da tempo temuta, che ha confermato le aspettative in negativo per i produttori di energia rinnovabile. La riforma prevede, inoltre, il valore retroattivo dei tagli, calcolato sulla base di fattori specifici. 

In particolare, per stabilire l'entità dei tagli verranno presi in considerazione, quali criteri preponderanti, la potenza dell'impianto, il prezzo al quale l'energia prodotta viene venduta, la quantità di energia messa a disposizione e l'ammontare degli incentivi dei quali si è già usufruito. 

INVESTITORI IN FUGA

I primi effetti di tale politica sul mercato del fotovoltaico sono già evidenti e ne mostrano la portata: il colosso mobiliare Ikea ha annunciato il proprio ufficiale ritiro, nonostante la realizzazione e la produzione già avviata dell'impianto da 10 Gw realizzato a Cuenca. La società svedese è impegnata nel settore delle energie rinnovabili in tutta Europa, ma ha dovuto fare un passo indietro in Spagna in seguito alla decisione di effettuare i tagli con effetto retroattivo. 

E' evidente, dunque, che il provvedimento potrebbe comportare una fuga degli investitori dalla Penisola Iberica, mentre chi decide di restare potrebbe guardare sempre più a sistemi alternativi di finanziamento, per poter affrontare uno scenario di totale assenza di incentivi che si delinea in modo sempre più netto per il mercato spagnolo. 

Attraverso i tagli, il Governo spagnolo conferma l'intenzione di tutelare il mercato del gas e del petrolio, che dallo sviluppo rapido e diffuso delle fonti energetiche rinnovabili sono stati messi a dura prova. Per il carbone, nel corso del 2013 il calo della richiesta è stato pari al 27%, mentre per il petrolio ha raggiunto il 34% rispetto all'anno precedente. 

Quanto accaduto in Spagna rivela le difficoltà legate ad un cambiamento "verde" rapido e difficile da gestire per i Governi, impegnati nel mantenimento del complesso equilibrio economico nazionale e internazionale da un lato, e nella ricerca di soluzioni per la riduzione di emissioni inquinanti dall'altro, secondo quanto richiesto anche dagli obiettivi di Europa 2020

AutoreDott.ssa Martina Pugno

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