Asfalto fotovoltaico, la nuova tecnologia solare sulle strade

È il progetto dei due ricercatori americani Scott e Julie Brusaw di un nuovo tipo di asfalto che potrebbe cambiare completamente l'aspetto e la tecnologie delle infrastrutture stradali. I due studiosi sono partiti da poche e semplici considerazioni sull'inquinamento atmosferico e le emissioni di anidride carbonica provenienti dai mezzi di trasporto. Una percentuale altissima, infatti, proviene ai veicoli.

Per quanto riguarda il settore dell'automobilismo e dei trasporti pubblici, si stanno sperimentando numerose soluzioni alternative sia per quanto riguarda i motori che i carburanti. Si stanno diffondendo le automobili elettriche e gli impianti a metano, i motori bi-fluel e anche numerose soluzioni all'interno delle stesse città, come la circolazione a targhe alterne o i varchi attivi in determinate zone per i motori di classe basse e, quindi, particolarmente inquinanti.

Asfalto fotovoltaico_Scott e Julie Brusaw

(Asfalto fotovoltaico_Scott e Julie Brusaw )

Le ricerche effettuate da Scott e Julie Brusaw non vertono, però, sui veicoli, ma sulle strade stesse. Per la loro costruzione è stato sempre utilizzato l'asfalto, o meglio, un conglomerato di bitume e componenti calcaree porose. Il bitume è un residuo fisso lasciato dall'evaporazione del petrolio, quindi altamente inquinante. Da qui nasce il primo asfalto fotovoltaico.

http://solarroadways.com/intro.shtml

Il progetto applicherebbe moduli della ditta Solar Roadway e per la ricerca sono stati stanziati oltre 100 mila dollari per mezzo di un finanziamento governativo. Attualmente è ancora un prototipo e di problemi nel corso della sperimentazione ne sono sorti tanti ma il progetto in se è molto semplice. Si tratta di sostituire l'asfalto delle strade con enormi pannelli solari che impiegherebbero l'intera dimensione della carreggiata. Dalle stime risulterebbe che con un'insolazione media di quattro ore al giorno, ogni pannello potrebbe produrre giornalmente 1,6 kWh di energia elettrica, ovvero un'efficienza del 15%. Questa energia andrebbe poi ad alimentare la rete elettrica pubblica e potrebbe anche essere utilizzata nelle maniere più disparate, come, ad esempio, alimentare le colonnine elettriche delle auto o per l'illuminazione stradale. I pannelli funzionerebbero come i classici pannelli fotovoltaici, accumulando l'energia solare e convertendola. I pannelli, inoltre, sarebbe ancorati a gettate di calcestruzzo.

Asfalto fotovoltaico_Scott e Julie Brusaw_Sistema di illuminazione a LED della superficie

(Asfalto fotovoltaico_Scott e Julie Brusaw_Sistema di illuminazione a LED della superficie)

Esistono, però, numerosi problemi, in quanto i pannelli solari potrebbero essere troppo scivolosi per le autovetture in caso di neve e pioggia e dovrebbero anche avere una struttura interna tale da resistere ai carichi e ai pesi dei pezzi più grossi.

Per ovviare al primo problema, hanno pensato ad un sistema di segnaletica LED direttamente inserito nella struttura dei pannelli. Queste luci darebbero tutte le indicazioni necessarie all'automobilista per quanto riguarda pericoli e direzioni ma, grazie al calore scaturito dai circuiti, potrebbero essere in grado di alzare la temperatura della superficie fino al livello necessario per sciogliere leggermente la neve o evitare eccessivi accumuli d'acqua. Questa considerazione è nata dall'osservazione del sistema di sbrinamento nei cruscotti delle automobili.

Una soluzione alternativa potrebbe essere quella di cambiare la superficie stessa del panello, attualmente liscia in tutti i casi. La struttura dovrebbe diventare una fitta composizione di migliaia di celle a forma di prisma dalle dimensioni estremamente ridotte. In questo modo si creerebbe un attrito per i pneumatici molto superiore.

Asfalto fotovoltaico_Scott e Julie Brusaw_Composizione delle celle a forma prismatica ridotta e inserimento del sistema di illuminazione a LED all'interno della struttura

(Asfalto fotovoltaico_Scott e Julie Brusaw_Composizione delle celle a forma prismatica ridotta e inserimento del sistema di illuminazione a LED all'interno della struttura )

Per quanto riguarda, invece, la struttura interna e la resistenza ai carichi che questa deve raggiungere, Scott e Julie Brusaw hanno ipotizzato all'adozione delle tecniche di costruzione per i vetri anti proiettile o antisfondamento. Questi vetri sono formati da strati di pannelli in policarbonato e vetro, dalla composizione sia morbida che rigida. La parte flessibile evita che nel vetro vadano a crearsi frantumi, infatti questo è in grado di flettere ma non di esplodere.

AutoreDott.ssa Chiarina Tagliaferri

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