Pubblicato il rapporto Regolazione regionale della generazione elettrica da fonti rinnovabili

E' stato presentato nei mesi scorsi dal Gse il rapporto sulla Regolazione regionale della generazione elettrica da fonti rinnovabili, allo scopo di fotografare lo stato degli interventi normativi compiuti dalle Regioni per attuare, modificare o integrare le indicazioni normative nazionali in materia di realizzazione ed esercizio degli impianti di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili.

Secondo il rapporto, è il fotovoltaico ad avere il primato degli interventi di regolazione regionale, probabilmente anche per l'elevatissimo numero di impianti delle più diverse dimensioni che sono stati realizzati negli ultimi anni in tutt'Italia. Il ruolo più rilevante in questo processo di  lo hanno avuto le Province, che in sette Regioni hanno la competenza esclusiva del procedimento per l'Autorizzazione Unica.

Accanto a questo ricordiamo che il fotovoltaico "è anche la tecnologia per la quale le Regioni hanno fatto maggiormente ricorso (in tredici Regioni) all'ampliamento di soglie e tipologie degli impianti che possono utilizzare i regimi autorizzativi semplificati della Pas e della Comunicazione, di competenza dei comuni" si legge nel rapporto del Cse. Anche nelle procedure di valutazione ambientale degli impianti fotovoltaici il ruolo delle Province è maggiore rispetto alle altre fonti, dato che in cinque Regioni hanno la competenza esclusiva per tale tipi di procedimenti. Anche per le valutazioni ambientali il fotovoltaico è la tecnologia per la quale si registra la maggior intensità di interventi di regolazione regionale, effettuati in ben 18 Regioni.

"Nell'ambito della regolazione regionale delle soglie oltre le quali diventa necessaria la verifica di assoggettabilità, prevalgono i casi di interventi restrittivi" si legge ancora nel rapporto. "L'unico caso di innalzamento della soglia (30%) è stato registrato nella Regione Lazio. Il primato di frequenza degli interventi regionali di regolazione per il fotovoltaico, rispetto alle altre fonti, si registra anche negli atti di individuazione delle zone non idonee, effettuata in 12 Regioni. Infine sono presenti in quasi tutte le Regioni interventi di regolazione di varia natura per la realizzazione di impianti fotovoltaici, che non ricadono negli ambiti già esaminati".

Pannelli fotovoltaici in un campo deserto
(Un parco fotovoltaico)

Zone non idonee

Per il fotovoltaico si registra il primato negli atti di definizione delle zone non idonee, individuate in ben 12 Regioni. "Si possono evidenziare le sei Regioni (Toscana, Emilia Romagna, Veneto, Piemonte, Marche e Abruzzo) che hanno adottato provvedimenti specifici dedicati esclusivamente alla individuazione delle aree non idonee per gli impianti fotovoltaici, mentre in altre 6 (Valle d'Aosta, Emilia-Romagna, Umbria, Molise, Puglia e Basilicata) l'individuazione delle aree non idonee non riguarda solo il fotovoltaico, ma anche altre fonti" spiega ancora il rapporto.

"Sono quindi sette le Regioni che non hanno individuato le zone non idonee all'installazione degli impianti fotovoltaici, anche se in molti casi le norme regionali prevedono esplicitamente che tale individuazione possa o debba essere effettuata. In nove Regioni l'individuazione delle zone non idonee è stata effettuata solo per gli impianti fotovoltaici a terra. Infine si deve notare che in tre casi (Molise, Basilicata e Abruzzo) i provvedimenti di individuazione delle zone non idonee sono stati adottati prima della pubblicazione del DM 10/9/2010".

Autore Laura Bosio

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