Passivhaus e Active House a confronto. Un solo obiettivo: la 'rivoluzione' energetica

In un suo recente rapporto sui "Costi della produzione di energia rinnovabile" l'Agenzia IRENA ha evidenziato che negli ultimi anni il settore energetico ha subito una vera e propria rivoluzione. In poco tempo, sostiene l'Agenzia, le fonti rinnovabili sono diventate competitive con le fonti fossili e in alcuni casi persino più convenienti, grazie alla diminuzione dei costi delle tecnologie e all'aumento della loro efficienza. Siamo tuttavia consapevoli che una vera e propria rivoluzione energetica potrà avvenire solo quanto le fonti rinnovabili riusciranno a sostituire, se non del tutto almeno in larga misura, i combustibili fossili per soddisfare il bisogno energetico del mondo contemporaneo, svincolandolo dalla dipendenza da tali fonti e soprattutto riducendo drasticamente le emissioni di gas serra responsabili dei cambiamenti climatici. È ormai noto che il settore edilizio è responsabile di una larghissima fetta dei consumi totali di energia (circa il 40%, secondo le stime dell'Unione Europea), gran parte della quale è ancora prodotta utilizzando combustibili fossili. È quindi evidente che una rivoluzione energetica potrà avvenire realmente solo attraverso una modifica radicale del modello edilizio dominante, che preveda la realizzazione di edifici non solo più efficienti, ma anche in grado di produrre autonomamente l'energia "pulita" di cui hanno bisogno per il loro funzionamento quotidiano, e in qualche caso anche in quantità superiore al proprio fabbisogno.

In effetti il settore edilizio si è mosso già da diversi anni in questo senso, promuovendo modelli costruttivi innovativi in grado di risolvere alla radice il problema dell'alimentazione energetica degli edifici. Quotidianamente architetti e progettisti sperimentano soluzioni sempre più innovative proponendo prototipi di edifici (non solo abitativi) che consentono di ottenere le migliori prestazioni energetiche nei diversi contesti climatici. Nonostante le differenze che di volta in volta vengono proposte, i modelli predominanti cui ci si ispira sono sostanzialmente due: le case passive e le case attive. Entrambi si prefiggono lo scopo di diminuire sempre di più la dipendenza dai combustibili fossili, aumentando l'efficienza energetica e promuovendo la produzione autonoma di energia da fonti rinnovabili. Entrambi i modelli, dunque, operano per il medesimo obiettivo: contribuire a rendere realizzabile la rivoluzione energetica. Sia le case passive che le case attive sono modelli edilizi validi per contribuire a questo scopo, ma presentano notevoli differenze tra loro, che è bene chiarire.

Le case passive

Nate negli anni Ottanta grazie alla collaborazione tra Bo Adamson e Wolfgang Feist, ideatori dello standard Passivhaus, tutt'ora il più conosciuto e prestigioso, le case passive si caratterizzano per l'adozione di alcune strategie che consentono di ottenere un fabbisogno termico talmente basso da non aver bisogno di alcun impianto di riscaldamento convenzionale. Il minimo fabbisogno energetico di questi edifici è solitamente ottenuto utilizzando pannelli solari oppure impianti di ventilazione controllata con recupero di calore.

Le caratteristiche di una Passivhaus spiegate da Zephir

(Le caratteristiche imprescindibili di una Passivhaus, riassunte in un'efficace immagine da Zephir)

Tali risultati sono ottenuti attraverso una progettazione ottimale dell'involucro, non solo perfettamente isolato, ma anche in grado di sfruttare adeguatamente gli apporti solari e il calore prodotto naturalmente all'interno dell'edificio (da persone ed elettrodomestici) per il riscaldamento "passivo" dell'edificio. Per ricevere la certificazione Passivhaus un edificio deve obbligatoriamente rispondere ad alcuni parametri precisi, ad esempio un fabbisogno termico per il riscaldamento e per il raffrescamento inferiore a 15 kWh/(m2a) o un fabbisogno di energia primaria inferiore a 120 kWh/(m2a).

Zephir, ente certificatore Passivhaus, riassume il sei punti le caratteristiche fondamentali di una Passivhaus:

  1. Ottima protezione termica di tutti gli elementi costruttivi dell'involucro termico dal pavimento alle pareti esterne fino al tetto
  2. Previsione di finestre e portafinestre con tripli vetri basso emissivi con un elevato valore di fattore solare e telai molto ben coibentati
  3. Esecuzione a regola d'arte della protezione termica fino ai minimi dettagli con riduzione al minimo di tutti i ponti termici
  4. Tenuta all'aria degli elementi costruttivi esterni verificata mediante test di pressione Blower Door
  5. Ventilazione controllata con recupero di calore particolarmente efficiente per evitare dispersioni di calore
  6. Accurata progettazione e controllo degli apporti solari passivi progettando accuratamente le superfici finestrate, eventualmente differenziate per ogni lato dell'edificio, garantendo al contempo l'assenza di surriscaldamento estivo.

Case Attive

Le Case Attive possono essere considerate una sorta di evoluzione delle case passive. La definizione di Casa Attiva si applica infatti a quegli edifici che non si limitano a soddisfare autonomamente tutte le esigenze energetiche (sia termiche che elettriche), ma che sono in grado di produrre con l'uso esclusivo di fonti rinnovabili (fotovoltaico, solare termico, minieolico e così via) una quantità di energia superiore al proprio fabbisogno. La quantità di energia in eccesso viene venduta alla rete pubblica, contribuendo in questo modo alla modifica globale delle modalità di produzione dell'energia, sottraendole sempre di più al dominio delle fonti fossili.

La prima Casa Attiva

(La prima Casa Attiva, costruita nel 2009 in Danimarca. Foto di Morten Fauerby, The Guardian

Rispetto alle case passive, già ampiamente diffuse nel mondo, le case attive sono un'invenzione più recente e ancora in fase sperimentale, ma non mancano interessanti prototipi che fanno ben sperare in un futuro sempre più efficiente dell'edilizia, in grado di contribuire alla rivoluzione energetica.

AutoreDott.ssa Serena Casu

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