Nucleari contro rinnovabili: chi costa di più?

Quanto è realmente fattibile il passaggio a nuove forme di energia pulite e rinnovabili? E quanto una simile transazione è economicamente sostenibile? A questo scopo, la Prognos AG ha recentemente condotto, su commissione della Agora Energiewende (che fa a capo alla Mercator Foundation e alla European Climate Foundation), uno studio sul mercato delle rinnovabili in Germania, portando alla luce il fatto che impianti eolici e fotovoltaici di nuova generazione non solo sono economicamente sostenibili, ma anche che produrre energia verde e pulita ha costi inferiori rispetto agli impianti nucleari e con una percentuale di tutto rispetto: il 50 %.

Uno studio recentemente condotto in Germania mostra che il nucleare costa il 50 % in più rispetto alle fonti di energia rinnovabili

(Uno studio recentemente condotto in Germania mostra che il nucleare costa il 50 % in più rispetto alle fonti di energia rinnovabili)

A questo punto, scendiamo un po' più nel dettaglio per capire, prima di tutto, i termini con cui lo studio è stato condotto.

Prima di tutto, si tratta di un confronto tra i regimi incentivanti stanziati dal governo tedesco a favore delle rinnovabili e quelli stanziati dal governo britannico a sostegno, invece, del nucleare di nuova generazione. Tale confronto è stato condotto prendendo in considerazione il medesimo lasso di tempo, per l'esattezza 35 anni, durante i quali, mentre nel Regno Unito i costi del nucleare rimanevano costanti e, peraltro, di tutto rispetto (si parla di 112€/MWh), in Germania si è assistito, invece, a un continuo ribasso. Nello specifico, per quel che riguarda l'eolico, si è passati da 73€/MWh a 44€/MWh e per il fotovoltaico, da 96€/MWh a 57€/MWh.

Nel Regno Unito, il costo del nucleare è rimasto costante negli ultimi trentacinque anni, intorno a 112€/MWh

(Nel Regno Unito, il costo del nucleare è rimasto costante negli ultimi trentacinque anni, intorno a 112€/MWh)

Ma c'è di più: anche prendendo in considerazione sistemi integrati di produzione dell'energia (dove, cioè, impianti e parchi fotovoltaici ed eolici sono affiancati dal ricorso al metano, per ovviare a problemi legati all'intermittenza delle fonti di energia rinnovabile), le rinnovabili continuano comunque a essere maggiormente competitive rispetto al nucleare. In questo caso, infatti, il risparmio medio (sempre rispetto agli impianti nucleari) si aggira intorno al 20 % a Kwh.

Ma quali sono fondamentalmente le ragioni alla base di un simile risparmio? Perché impianti eolici e fotovoltaici costano mediamente la metà del nucleare di nuovo generazione? La motivazione va sostanzialmente ricercata negli alti costi di smaltimento, oltre che ovviamente ambientali, dell'energia nucleare. E questo anche senza tenere conto delle cosiddette "esternalità negative" e dei rischi per la sicurezza.

Le ragioni della bassa competitività del nucleare rispetto alle rinnovabili è legata ai rischi e ai costi di smaltimento del primo

(Le ragioni della bassa competitività del nucleare rispetto alle rinnovabili è legata ai rischi e ai costi di smaltimento)

Che dire? Se questi sono i dati, più che positivi, di uno studio condotto per un Paese come la Germania, le prospettive per altri Paesi più a sud e con condizioni climatiche più favorevoli sia per lo sfruttamento dell'energia fotovoltaica sia per quella eolica, sono decisamente verdi. Infine, si può prevedere un ulteriore miglioramento delle situazione, previa ottimizzazione dei costi di produzione degli impianti per la produzione di energie rinnovabili, anche attraverso il ricorso a fonti alternative come il metano (ovviando, così, ai problemi legati alla discontinuità di sole e vento).

La strada da percorrere è, ovviamente, quella di un continuo progresso tecnologico, che permetta di abbassare ancora i costi, rendendoli indiscutibilmente convenienti.

Perché ciò avvenga, la Germania ha deciso di diminuire gradualmente le tariffe incentivanti, a dimostrazione che il mercato delle energie rinnovabili tedesche è ormai sufficientemente maturo da autofinanziarsi e non più dipendere, quindi, dai finanziamenti statali. L'obiettivo è, dunque, quello di raggiungere, da solo, gli obiettivi prefissati: il 40-45% della produzione elettrica totale entro il 2025, il 55-60% entro il 2035. Al centro, la data del 2022, anno per il quale si prevede di chiudere definitivamente con la  produzione di energia da fonte nucleari.

AutoreDott.ssa Morena Deriu


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