Mal'aria di città: il dossier 2013 di Legambiente sulla qualità dell'aria

A Gennaio di quest'anno, Legambiente ha prodotto un interessante dossier, relativo all'inquinamento atmosferico e acustico delle città italiane, intitolato in modo significativo "Mal'aria di città".

Curato da Giorgio Zampetti e Andrea Minutolo, insieme alla collaborazione, per quanto riguarda la parte redazionale, di Talia Laurenti, Cesare Roseti e Alberto Fiorillo (quest'ultimo, nella parte "Una mobilità nuova nelle aree urbane"), si snoda in tre capitoli (Mal'aria di città, L'inquinamento atmosferico, L'inquinamento acustico).
I dati statistici presentati derivano da svariate fonti, tra le quali gli Indicatori Ambientali Urbani 2011, l'VIII Rapporto Aree Urbane (Ispra 2012), il Rapporto Ecosistema Urbano XVII e XIX (Legambiente 2010-2012), il sito dell'Agenzia Europea per l'Ambiente (AEE), quello delle Arpa Regionali e i siti delle varie Regioni.

I risultati dell'indagine sono alquanto sconfortanti, infatti, sebbene nel nostro Paese per alcuni inquinanti si siano ottenuti buoni risultati, abbassandone la concentrazione al di sotto delle soglie indicate dalla legge, altre polveri proseguono ad avere valori elevati e a risultare, di conseguenza, pericolose per la salute dei cittadini. Tali sostanze sono le polveri fini (PM10 e PM2,5), gli ossidi di azoto e l'ozono.

Il Decreto Legislativo 155/2010 stabilisce a 50 µg/m³ (per le polveri sottili PM10) la media giornaliera da non superare per più di 35 volte l'anno. Nella fattispecie, la tabella riportata nel dossier evidenzia che su 95 città monitorate, il 54% ha oltrepassato il suddetto limite. Al primo posto campeggia la città di Alessandria con ben 123 giorni di superamento e all'ultimo posto Sondrio con 36.

Tabella relativa alla classifica dei capoluoghi di provincia che hanno superato la soglia limite delle polveri sottili in un anno(Tabella della classifica dei capoluoghi di provincia responsabili di aver superato la soglia minima di emissione di polveri sottili in un anno)

Per le polveri sottili PM2,5, le più pericolose, il decreto ha fissato al 2015 l'obbligo di raggiungere nelle città il limite medio annuo di 25 µg/m³. Purtroppo, i dati a disposizione, in questo caso, non sono esaustivi, perché le centraline urbane predisposte a raccoglierli sono poche. In ogni caso, su 42 città analizzate, 21 hanno raggiunto o superato il limite indicato. Torino è al primo posto con un valore medio annuo di 35 µg/m³.

Classifica delle città che hanno superato il limite previsto per le polveri PM2,5

(Tabella che indica quali città hanno superato il limite di 25 µg/m³ l'anno per le polveri sottili PM2,5)

Il biossido di azoto, derivante dal trasporto su strada, dal riscaldamento e dai processi di combustione industriali, sempre secondo il D.Lgs 155/2010, dovrebbe osservare il limite medio annuo di 40 µg/m³ e una concentrazione media oraria di 200 µg/m³ da non oltrepassare per più di 18 giorni all'anno. Ebbene, su 83 città italiane studiate, 24 non hanno rispettato queste precise indicazioni.

L'ozono troposferico è l'ultimo tra gli agenti inquinanti da tenere sottocontrollo. La sua presenza, naturale nella stratosfera terrestre, non lo è nelle zone più basse dell'atmosfera (ossia, nella troposfera) dove diventa nocivo per la salute dell'uomo. La sua formazione è favorita dall'aumento della radiazione solare e dalla concentrazione di altri composti gassosi nell'aria durante il periodo estivo. I limiti indicati dalla normativa permettono di superare la soglia giornaliera di 120 µg/m³ per non più 25 giorni all'anno.
Dall'analisi scaturisce che di 78 città, 44 non hanno rispettato questo valore. Mantova detiene il primo posto (con una media di 130,0 giorni di superamento), Oristano l'ultimo (con una media di 0,0 giorni di superamento).

Per quanto riguarda l'inquinamento atmosferico, esso è causato da tutti quegli elementi che, si legge nel documento, "alterano e modificano la composizione naturale dell'atmosfera terrestre". Le fonti maggiori di queste sostanze sono il trasporto stradale, il riscaldamento e le industrie.
Gli interventi attuati dal nostro Paese per migliorare la situazione si sono rivelati efficaci solo per alcuni inquinanti atmosferici mentre per altri non ci sono state variazioni. Per cui la qualità dell'aria continua ad essere piuttosto precaria.

Grafico delle emissioni di inquinanti dal 2000 al 2010 superiori al milione di tonnellate l'anno(Grafico delle emissioni di alcuni inquinanti dal 2000 al 2010 superiori al milione di tonnellate l'anno)

Importante, precisa Legambiente nel dossier, è anche l'inquinamento acustico causato dal traffico. I dati emersi dallo studio condotto dall'istituto di ricerca indipendente TNO, dietro richiesta del Ministero dell'Ambiente olandese, evidenziano come questo tipo di inquinamento generi danni al 44% della popolazione appartenente all'Unione Europea. Nello specifico, i danni possono causare l'aumento della pressione, problemi cardiaci e insonnia.
In virtù di questo, nel 2012 la comunità europea ha deciso che entro il 2017 dovrà avvenire la riduzione di 4 decibel del rumore proveniente da automobili e furgoni e di 3 decibel per i veicoli più pesanti.

Tabella della classificazione acustica approvata dai comuni

(Tabella della classificazione acustica approvata e attuata dai comuni italiani)

In Italia, non sono state ancora prese misure soddisfacenti per diminuire le emissioni acustiche nelle città. La speranza, però, è in un miglioramento futuro, considerando il Sesto Programma d'Azione per l'Ambiente preparato dall'Europa (il periodo di applicazione va dal 2002 al 2012). L'obiettivo principale, in esso contenuto, è quello di far scendere al di sotto del 10% la popolazione sottoposta a rumori eccessivi.

Il nostro Paese ha recepito tale direttiva con il D.Lgs. 194 del 2005 in base al quale si dovrebbero eseguire delle mappature acustiche del territorio, fornire al pubblico informazioni più dettagliate e tutelare le "aree di quiete". Inoltre, prima ancora, la legge 447 del 1995 aveva previsto l'obbligo per i comuni con più di 50,000 abitanti, sottolinea il dossier, di "presentare una relazione biennale sullo stato acustico del comune". Il DPCM 14/11/1997, stabiliva, in aggiunta, la necessità di effettuare "la zonizzazione acustica del territorio comunale", con la quale venivano indicati i limiti delle emissioni sonore consentite in ciascuna area.
La situazione, da come si evince, è piuttosto complessa. I dati ambientali del 2012 dicono che, al momento, il 46,2% dei comuni ha attuato la "classificazione acustica", ma per le altre due misure sopracitate (relazione biennale e zonizzazione acustica) sono ancora solo 62 i comuni, su oltre i tremila presenti in Italia, ad averle avviate.

Dalla lettura di "Mal'aria di città", dunque, è chiaro che a tutt'oggi manca la messa in campo di politiche ambientali efficienti. In Italia sembra permanga una fisiologica difficoltà ad avviare e approvare interventi decisivi per migliorare la qualità dell'aria e in generale la vita dei cittadini, tutelandone la salute. La domanda, allora, che dovremmo farci tutti quanti, ogni giorno, è: ma che aria stiamo respirando?

Le immagini e le informazioni sono state tratte dal dossier.

AutoreDott.ssa Elisabetta Rossi

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