Le bioenergie subiscono i tagli: come fare per dare vita ai grandi impianti?

Le direttive del Gse, in materia di bioenergie, erano state abbastanza aspre e tutt'ora si punta sul ridimensionamento della taglia per gli impianti e sul tentativo di puntare sulle risorse locali. Infatti, solo il 10% del contingente disponibile è stato soggetto a richiesta per le nuove aste che propongono le installazioni di potenza superiore a 5 MW. I registri, invece, mostrano un esito migliore e la richiesta per gli incentivi supera il 30% la capacità.

Impianto di biomassa

(Impianto di biomassa)

Il provvedimento per le fonti rinnovabili, ad esclusione del fotovoltaico, ha tagliato gli incentivi mediamente del 30%, portando la disfatta delle installazioni di dimensioni più grandi (biogas e bioliquidi in particolare) e proclamando la vittoria degli impianti più piccoli.
Mentre per tutto il 2012 il biogas ha subito una crescita, (di circa +264 MW rispetto al 2011), durante il 2013, a causa delle aste e dei registri, si assisterà ad una brusca frenata.

COME CI SI SALVA DAI TAGLI?

Dal rapporto dell'Energy&Strategy Group del Politecnico di Milano arrivano notizie relativamente positive. Facendo quattro semplici calcoli, risulta evidente il fatto che una centrale a biogas, ad esempio, dovrebbe sostenere una percentuale eccessiva (pari al 60% dei costi operativi totali), al fine di smaltire 22.000 tonnellate l'anno di insilato di mais, per ogni MW installato. Ma il settore può ancora salvarsi, preannuncia il rapporto del gruppo milanese: bisognerebbe sfruttare i bonus degli impianti sostenibili.
È possibile, infatti, guadagnare dai 10 ai 40 euro al MWh in più, con la realizzazione di impianti alimentati da sottoprodotti, come gli scarti agricoli e forestali, in grado di ridimensionare le sostanze inquinanti, ed equipaggiati con sistemi di cogenerazione che raggiungano un elevato rendimento, anziché puntare sull'impiego di biomasse vergini.

Bioenergia

(Schema di produzione di bioenergia)

Dunque, il segreto per non finire nel baratro dell'inevitabile arresto, sarebbe quello di consentire agli impianti di produrre elettricità e calore, impiegando i residui delle materie prime dei terreni circostanti, in modo tale da raggiungere i km zero e risparmiare.

LA SOLUZIONE ITALIANA

Risparmiando il 50% del costo degli impianti a biomassa, dovuto al trasporto, si favorirebbe la micro generazione, avvicinando, così, tutti gli anelli della filiera delle bioenergie, fino ad ora scartate. Questo è il pensiero di Stefano Arvati, presidente di Renovo Bioenergy, il quale promuove l'idea che il nuovo decreto rispecchi la strategia appena esposta, «perché l'incentivo valorizza molto il combustibile ricavato dai sottoprodotti.

C'è una quantità enorme di biomassa finora non considerata. L'agricoltura produce una montagna di scarti e potature, così come l'industria agroalimentare». Il progetto portato avanti da Renovo Bioenergy, consiste in una rete di mini centrali (cinquanta in tutto, con una potenza di 1 MW), distribuita su sul tutto il territorio italiano, in località vicine ai terreni dai quali proviene la materia prima, ma, allo stesso tempo non distante dai centri urbani e industriali, poiché saranno proprio questi a fare uso dell'energia elettrica prodotta. Gli impianti, quindi verrebbero alimentati con biomassa di scarto, situata nel raggio di pochi km.

Il vicepresidente di Confagricoltura, Ezio Veggia, nota come queste reti di filiera corta, limitando i costi di approvvigionamento, riescano ad integrare i redditi delle aziende agricole, altrimenti inferiori. Tutto ciò, continua Veggia, è possibile grazie alla produzione di energia, sia in loco, ma anche per mezzo dello sfruttamento di colture di terreni abbandonati e incolti, potature dei boschi e così via.

Produzione mondiale di bioenergia

(Produzione mondiale di bioenergie)

In un comunicato dei giorni scorsi giorni, emanato dal Consorzio italiano biogas, si legge che il nostro Belpaese potrebbe generare circa 8.000.000.000 di metri cubi di biogas, «abbattendo sensibilmente la dipendenza dall'export e contribuendo a far crescere il Pil dell'agricoltura del 5%, pari a 2.000.000.000 di euro l'anno».

Il presidente del Cib, Piero Gattoni, ha aggiunto, inoltre, che l'«oro azzurro» sarebbe in grado di coprire il 10% dei consumi attuali, utilizzando i residui delle biomasse (scarti agricoli, sottoprodotti, effluenti zootecnici) di 400.000 ettari di terreno. Anche in questo caso l'Italia con l'industria delle bioenergie, si posiziona tra le favorite d'Europa, occupando il secondo posto, dopo la Germania. Piero Gattoni continua, dicendo che «grazie a una delle reti del gas più diffuse, un sistema di generazione elettrica tra i più moderni e il sesto posto nel mercato internazionale dell'autotrazione a metano» l'Italia potrebbe creare un'eccellente filiera dell'economia verde mondiale.

Nello studio svolto da parte del Politecnico milanese, si nota come l'Italia, nei due anni immediatamente successivi, avrà una produzione di biogas al di sotto della media. Affinché tutto ciò possa essere ridimensionato e la proprosta italiana possa trovare terreno fertile per essere messa in atto, è necessario che il prossimo Governo, assicuri norme più chiare e stabili, regole omogenee su tutto il territorio nazionale, soprattutto riguardanti lo sviluppo del biometano, sugli investimenti pubblici per progetti di cooperazione tra centri di ricerca italiani ed stranieri.

AutoreDott.ssa Sara Tomasello


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