La sindrome di Nimby: biogas e teleriscaldamento

L'Assemblea Nazionale della Fiper, la Federazione Italiana dei Produttori di Energia da Fonti Rinnovabili, ha discusso sulle energie locali, rinnovabili e pulite a tutela del territorio e sul ruolo del teleriscaldamento a biomassa e del biogas agricolo, argomento del giorno nel convegno di aprile 2013 tenutasi nella città di Torino. Proprio la scelta della città come sede del convegno è stata emblematica poiché, come lo stesso Walter Righini, presidente della Fiper sottolinea «dal momento che si tratta del Comune più teleriscaldato d'Italia con 500.000 utenti serviti su 900.000. Le potenzialità del teleriscaldamento a biomassa e del biogas agricolo in Italia sono una realtà ma solo attraverso un'azione sinergica dei diversi attori della filiera e delle Istituzioni, sarà possibile impiegare il 'petrolio verde' italiano, ossia le biomasse solide, per la produzione di energia termica ed elettrica» (Fonte Casa e Clima).

Funzionalità di sistema a biogas

(Funzionamento di un impianto a biogas)

IL POTENZIALE DEL SETTORE DEL TELERISCALDAMENTO

Secondo una ricerca che ha coinvolto tutte le città italiane, svolta dalla Fiper, ci sono 801 Comuni in fasce climatiche E ed F (alta collina e montagna) che potrebbero istallare impianti di riscaldamento alimentata dalle risorse naturali limitrofe, in modo da riscaldare le abitazioni e i locali pubblici, per mezzo della gestione dei boschi locali e attraverso il calore prodotto dalle centrali di teleriscaldamento alimentate a biomasse.

LA SINDROME DI NIMBY INVESTE ANCHE L'ITALIA

La sindrome di NIMBY (Not In My Back Yard, lett. Non nel mio cortile) approda anche in Italia, generando un atteggiamento di sfiducia nei confronti di settore delle biomasse.

Immagine rappresentativa sindrome di Nimby

Ad essere accusate sono le problematiche che gli impianti potrebbero avere per l'ambiente e per le economie locali di interi territori, in particolar modo, per il turismo e per la consistente porzione di territorio sottratto alle coltivazioni rurali; inoltre si sottolinea l'inevitabile aumento dei prezzi degli alimenti per i consumatori e l'insicurezza del mercato che deriverebbe dalle importazioni estere.
Le preoccupazioni, inoltre, riguardano le normative applicate per i costi degli incentivi, i quali vengono addebitati sulle bollette dei consumatori.

LE SOLUZIONI

Tutti gli affetti dalla sindrome di Ninby, nonostante riconoscano le biomasse come indispensabili e necessarie per la tutela dell'ambiente, «purtroppo - sottolinea Righini - […] basta inserire le parole teleriscaldamento e biogas su internet che saltano fuori decine di comitati locali che sono contro queste centrali. Ma c'è un distinguo fondamentale da fare: di quali centrali bisogna aver timore? E sotto quale profilo? Oggi la tecnologia esistente garantisce totalmente la pulizia e la bontà dell'energia prodotta con il teleriscaldamento e il biogas al punto che, come Fiper, stiamo sviluppando insieme al Distretto Agroenergetico Lombardo e l'Università di Milano dei nuovi concimi biologici ammendanti prodotti dalle ceneri di combustione delle biomasse e dai residui della digestione nel processo di produzione del biogas» (Fonte Rinnovabili.it).

Sfruttamento delle biomasse per la produzione di energia

Il presidente nazionale di Slow Food, Roberto Burdese, ha voluto condividere la proposta del presidente Righini, dichiarando che anche a Slow Food «preme tutelare il territorio per consentire un suo sviluppo sostenibile in armonia con le esigenze di produzione di energia da fonti rinnovabili e in questo senso con Fiper può nascere un percorso condiviso» (Fonte Rinnovabili.it).

INADEGUATEZZA NAZIONALE SULLE POTATURE URBANE

Nonostante i buoni propositi dell'eventuale collaborazione tra la Fiper e SlowFood, ancora una volta la normativa italiana si trova impreparata ad accogliere i cambiamenti. In Italia, infatti, nessuna legge consente di utilizzare il verde urbano o il legname recuperato dal flusso dei fiumi al fine di produrre energia pulita.

Le parole del presidente della Fiper aiutano a comprendere le potenzialità del settore delle biomasse, scartato e sottovalutato nel territorio italiano, «vi do un dato, Milano produce circa 800.000 tonnellate di potature che deve smaltire come rifiuto a 60 euro a tonnellata. Se noi uniformassimo la nostra normativa a quella presente in altri paesi europei il Comune potrebbe veder tramutato un costo in un'entrata. Infatti il teleriscaldamento potrebbe ritirare le potature a 20 euro la tonnellata» (Fonte Rinnovabili.it).

AutoreDott.ssa Sara Tomasello

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