La convenienza dell'eolico sulle fonti fossili è dimostrata dalle cifre

E' ormai in grande fermento la discussione riguardante il futuro energetico dell'Europa. Una discussione la quale non può che partire dalla definizione degli obiettivi del vecchio continente, ancora diviso tra fautori delle energie rinnovabili e paesi che da parte loro sembrano intenzionati ad attardarsi sulla strada dello sfruttamento delle fonti fossili. In direzione delle fonti di energia rinnovabili sembrano spingere soprattutto paesi come la Svezia, che ha cercato addirittura di spingere l'Europa ad adottare il 50% come quota delle emissioni inquinanti da tagliare, con conseguente accelerazione sulla strada dell'efficienza energetica e delle fonti di energia meno inquinanti.

Una posizione espressa da Asa Romson, ministro dell'Ambiente del nuovo esecutivo, che ha chiesto con forza l'innalzamento al 40% della quota di rinnovabili fissato invece al 27%. Se alle posizioni svedese si sono accodati gli altri paesi scandinavi e, almeno parzialmente il Regno Unito, la Polonia sembra invece ben decisa a puntare con forza sulle fonti fossili. Il problema polacco, in effetti, è rappresentato dai costi che comporterebbe la sostituzione di energie rinnovabili a petrolio e carbone.

Il paese, infatti, dipende al 90% dal carbone per la sua elettricità e gli obiettivi posti dall'Europa comporterebbero costi aumentati del 120% per l'approvvigionamento energetico. Cifre che hanno spinto il Primo Ministro Kopacz ad opporsi al taglio del 40% di anidride carbonica preventivato a livello comunitario, anche perché la Polonia prevede addirittura di aumentare le proprie emissioni di gas serra entro il 2030. La discussione in questione, quindi, verte soprattutto sui costi che la politica energetica può comportare. In questo caso, sono proprio i dati a poter stabilire chi abbia ragione.

Un impianto eolico

(Un impianto eolico)

A dirimere la questione, può aiutare soprattutto il rapporto "Subsidies and costs of EU Energy", elaborato proprio per conto della Commissione Europea, il cui responso è stato diffuso di recente. In base ai dati contenuti nel rapporto, produrre energia elettrica a partire dalla fonte eolica risulterebbe molto più conveniente che farlo da fonti fossili come il gas, il nucleare e il carbone. Il motivo di questo convincimento, per alcuni versi sorprendente, deriva dal fatto che nei costi totali dovrebbero essere considerati anche le spese sanitarie e ambientali. Inoltre il report rivela come ove si prendano in considerazione anche le esternalità, il MW/h elettrico generato per mezzo di impianti ad energia eolica on-shore andrebbe a costare circa 105 euro, un prezzo molto più basso rispetto a quello che comporta l'utilizzo degli impianti a gas (che arriverebbero a 164 euro), nucleare (133 euro) e carbone (che si muoverebbe in un range compreso addirittura tra 162 e 233 euro).

A spiegare la logica che ha portato all'emissione di un verdetto simile è Justin Wilkes, vice direttore generale della European Wind Energy Association (EWEA), il quale afferma come il rapporto arrivi finalmente a colmare una lacuna, mettendo in evidenza il vero costo della dipendenza dell'Europa dai combustibili fossili. Un verdetto che in pratica rende giustizia alle fonti rinnovabili, oggetto di una campagna di delegittimazione portata avanti ormai da molti anni e caratterizzata dal continuo richiamo a costi insostenibili, tali da rappresentare un salasso per la collettività. Al contrario lo studio elaborato dalla Commissione Europea oltre a mostrare chiaramente il costo esorbitante del carbone, mette in evidenza la convenienza dell'eolico, anche sotto il profilo strettamente ambientale.

Un impianto eolico

(Anche la Commissione Europea riconosce la convenienza dell'energia eolica)

A rendere possibile il verdetto finale, sono stati in particolare una serie di dati sinora non oggetto di attenzione, riguardanti costi e agevolazioni per tutte le tecnologie impiegate per la generazione di elettricità in tutti gli Stati membri dell'Unione. Proprio l'attenta analisi dei dati in questione, rende evidente come il costo complessivo delle agevolazioni e sussidi pubblici nel comparto energetico (ad eccezione dei trasporti) nell'ambito comunitario, si è situato tra i 120-140 miliardi di euro nel corso del 2012.

Se la maggior parte degli incentivi hanno premiato le fonti rinnovabili, ovvero solare (con 14,7 miliardi), eolico on-shore (10,1 miliardi), biomasse (8,3 miliardi) e idroelettrico (5,2 miliardi), anche le fonti fossili hanno goduto di larghi sussidi. Basti pensare al proposito che il carbone ha ricevuto la stessa quantità di sussidi dell'eolico a terra nel 2012 (10,1 miliardi), mentre per il nucleare sono stati spesi 7 miliardi e il gas naturale viene incentivato allo stesso modo dell'idroelettrico (5,2 miliardi).

In definitiva, lo studio della Commissione Europea dissolve del tutto le nubi create da una strategia comunicativa portata avanti nel corso degli anni dai fautori delle fonti fossili, imperniata su incentivi insostenibili e pagati dai consumatori in bolletta. In effetti questi incentivi ci sono, ma pesano quasi allo stesso modo di quelli che premiano le fonti fossili, che però comportano costi esorbitanti in termini sanitari e ambientali.

AutoreDott. Dario Marchetti

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