Inchiostro fotosensibile per un fotovoltaico più economico

È in corso a Udine il Friuli Future Forum e il tema di quest'anno è "Essere nuovi/Be New". La manifestazione, iniziata nel 2010, si propone come luogo d'incontro per aziende, cittadini e istituzioni per proporre idee, confrontare esperienze e suggerire progetti e soluzioni per il Friuli del futuro ma con uno sguardo aperto al mondo intero. Ospiti da tutto il mondo si confrontano sui temi del lavoro, del welfare e della produzione, ma anche su imprese, mercati e nuove tecnologie, sapere, conoscenza e formazione, natura e cibo, e, ovviamente, città, sviluppo sostenibile ed energia. Al riguardo, si è previsto (dopo il 2020) uno scenario fatto di megalopoli e smart city, strutturate su reti energetiche intelligenti e green, in cui le produzioni a Km 0 aumenteranno notevolmente, insieme alle pratiche di riciclo.

Tra i numerosi enti e istituti partecipanti, l'Istituto Nazionale per le Nanotecnologie della University of Alberta ha presentato un progetto (la cui notizia era già stata pubblicata a fine agosto dalla prestigiosa rivista ACS Nano) per la realizzazione di un inchiostro a base di zinco e fosforo (due elementi molto abbondanti sulla superficie terrestre), il prodotto di quattro anni di studi intensi, che hanno impegnato il chimico Jillian Buriak insieme al suo team.

Il team di Alberta
(Jillian Buriak, Hosnay Mobarok e Erik Lubner, il team della scoperta di Alberta)

La sua proprietà? Trasformare la luce solare in energia elettrica. Sarà, dunque, possibile convertire qualsiasi superficie in una superficie fotovoltaica attraverso una pellicola fotosensibile applicata o con metodi di stampa simili alla carta o sotto forma di spray. Ogni cella è costituita da nano-cristalli sintetici di zinco e fosforo, 1000 volte più fine di un capello umano, poi diluiti in una soluzione liquida. Il risultato è un inchiostro rossiccio che può essere trasformato, appunto, in una pellicola fotosensibile.

Ma veniamo ora agli obiettivi. Per ora, la squadra continua a sperimentare questo spray su superfici sempre più ampie, così da testarne l'efficienza. Si prevede una sua produzione in ampia scala nell'arco di 5/10 anni. Questo porterà, ovviamente, a una riduzione sensibile dei costi di produzione dei pannelli solari (zinco e fosforo sono, infatti, molto comuni) e, di riflesso, anche dell'energia elettrica. Si tratterà, inoltre, di una nuova opportunità per abbattere il cosiddetto "energy divide" e, cioè, il fatto che ancora oggi vaste zone della terra siano ancora escluse dalla distribuzione di energia elettrica.

Intanto, anche la società inglese Oxford Photovoltaics sta lavorando alla stampa di un pannello di celle solari (Meso-Superstructured Solar Cells, MSSC) direttamente su vetro trasparente, mentre la University of Sheffield e la Cambridge University hanno annunciato che anche loro saranno presto in grado di spruzzare un nuovo spray fotovoltaico direttamente sulle superfici plastiche.

AutoreDott.ssa Morena Deriu

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