Esempio di informatica ecosostenibile, il GDC di Eni punta sul raffrescamento per l'abbattimento di costi energetici ed emissioni di CO2

A tre anni dall'inizio dei lavori avviati a ottobre 2010 con le prime opere di scavo del cantiere, un po' in ritardo rispetto alle tempistiche originariamente individuate nel progetto per fine 2012, si è completata con la cerimonia ufficiale del taglio del nastro l'opera di realizzazione del Green Data Center di ENI, innovativo "quartier generale informatico" inaugurato il 29 ottobre 2013 nella cittadina pavese di Ferrera Erbognone con la partecipazione del Ministro dello Sviluppo Economico Flavio Zanonato.

A fare "gli onori di casa" – a due passi dall'imponente raffineria di Sannazzaro de' Burgondi nel polo industriale che di fatto caratterizza questo territorio della Lomellina tradizionalmente terra agricola e di risaie – il Presidente di ENI Giuseppe Recchi e l'Amministratore Delegato Paolo Scaroni, che ha colto l'occasione per ribadire con forza al rappresentante del Governo la linea societaria di un forte investimento sulla ricerca, nella pressante necessità di superare una tecnologia come quella dell'attuale fotovoltaico che risulta già superata e dunque bisognosa di un lungimirante progetto di rinnovamento.

Guarda invece già decisamente avanti, strizzando l'occhio ai più elevati parametri di efficienza energetica nel cui ambito si profila come primatista mondiale e tra i primi in Europa per dimensioni e tipologia, il nuovo Green Data Center realizzato da ENI con l'obiettivo di ottimizzare sia dal punto di vista logistico che delle risorse energetiche il proprio apparato informatico centrale: una sorta di quartier generale deputato a ospitare l'intero sistema informatico di elaborazione dell'Ente Nazionale Idrocarburi.

La nuova sede, imponente nella mole quanto avveniristica nella sua concezione studiata sul basso impatto ambientale e la sostenibilità energetica, si configura nell'ambito del più ampio Progetto Zephyr con cui ENI si è posta tra le principali mission anche quella di lavorare al raggiungimento di una buona ecosostenibilità dell'informatica, settore cui è attribuito il 2% sulle emissioni totali di CO2 a livello mondiale: una quota considerevole di dispendio energetico – stimato in 7 miliardi di dollari – necessaria per alimentare e raffreddare i server dei data center su scala globale e che rappresenta con il problema della cosiddetta "alimentazione informatica" una delle maggiori sfide per lo sviluppo economico nei prossimi 10 anni.

Con un abbattimento annuo previsto di 335.000 tonnellate di CO2 reso possibile da un'infrastruttura decisamente all'avanguardia, si stima che il nuovo complesso tecnologico della Lomellina possa coprire circa l'1% della quota italiana per quanto riguarda gli abbattimenti emissivi previsti dal Protocollo di Kyoto.

Il Green Data Center ENI consente assorbimento energetico fino a un valore di 30 MW di potenza IT in rapporto a 5.200 metri quadri di spazio utile. Il progetto è un concentrato di principi tendenti in tutto e per tutto al risparmio energetico e alla sostenibilità ambientale e si basa su aspetti architettonici e impiantistici estremamente performanti.

Tra i primi importanti obiettivi fissati da ENI per la sua nuova struttura informatica figura il miglioramento del parametro PUE (Power Usage Effectiveness) di efficienza energetica, relativo al rapporto tra il consumo dei singoli apparati IT e quello elettrico complessivo, fino a un valore inferiore a 1,2.

Quanto all'aspetto prettamente architettonico, il Green Data Center di Ferrera Erbognone – per il quale il sistema di raffrescamento rappresenta la componente senza dubbio più innovativa – si presenta composto da due corpi simmetrici, denominati "trifogli" e distanti appena 20 metri l'uno dall'altro, con 6 camini di aspirazione/espulsione dell'aria. Ogni "trifoglio" comprende 3 sale destinate ad apparati IT.

Sulla base del metodo "free cooling", i sistemi IT del Data Center saranno raffreddati direttamente tramite l'aria esterna, consentendo un minimo utilizzo del sistema di condizionamento forzato. Il progetto di ENI risulta tra l'altro ambizioso sul fronte dell'obiettivo di abbattimento del valore di efficienza energetica PUE entro la soglia dell'1,2 in quanto il Data Center del Pavese si colloca geograficamente nell'ambito del 45° parallelo, posizione insolita rispetto a suoi omologhi più settentrionali come quelli con base sulle Montagne Rocciose negli Stati Uniti, in Irlanda o nel Regno Unito, che quanto al raffrescamento godono di condizioni climatiche indubbiamente più vantaggiose.

Autore Paola Argelli

Articolo letto 573 volte



Visualizza l'elenco dei principali articoli