PhotoFlow: energia fotovoltaica e acqua potabile, due in uno

Uno dei problemi dei Paesi in via di sviluppo, situati lungo l'equatore, è legato al clima: piogge frequenti si alternano, infatti, a un'abbondante presenza di luce solare, portando al risultato (quasi paradossale) di mancanza di acqua potabile ed elettricità. Per rispondere in maniera sostenibile a questo stato di cose, l'azienda messicana di consulenza di design NOS (fondata nel 2009 da Agustín Otegui Saiz) ha ideato PhotoFlow, un serbatoio per acqua piovana, che coniuga le potenzialità dell'acqua a quelle dell'energia solare.

Agustín Otegui Saiz, il designer fondatore della NOS, l'azienda che ha ideato PhotoFlow

(Agustín Otegui Saiz, il designer fondatore della NOS, l'azienda che ha ideato Photoflow)

L' idea di creare un dispositivo che, raccogliendo l'abbondante acqua piovana, soddisfacesse anche al fabbisogno elettrico, viene dalle menti di Agustín Otegui e Erick Saucedo, che, nel disegnarlo, si sono ispirati ai semplici serbatoi da terrazza che tutti conosciamo. Il risultato è PhotoFlow, un serbatoio dotato di un sistema in grado di catturare i raggi del sole attraverso otto moduli fotovoltaici triangolari e di raccogliere la pioggia nel serbatoio montato sotto i pannelli. In sostanza, si tratta di un ottagono, leggermente inclinato di 3 gradi per permettere all'acqua di scivolare verso il filtro centraleUna volta raggiunto il filtro, infatti, l'acqua scorre attraverso un tubo per poi depositarsi nel serbatoio.

Il prototipo del PhotoFlow, il serbatoio che coniuga il fotovoltaico con la raccolta di acqua piovana

(Il prototipo del PhotoFlow, il serbatoio che coniuga il fotovoltaico con la raccolta di acqua piovana)

Andando più nel dettaglio, ogni modulo è dotato di celle solari di prima generazione in silicio (di tipo N e P) monocristallino; inoltre, per evitare di perdere parte della propria potenzialità energetica a causa della polvere o del fenomeno della luce riflessa (provocato da eventuali gocce di acqua residua), i moduli sono stati dotati di una pellicola trasparente, adesiva e anti-riflettente (ottenuta grazie alle nanotecnologie); in questo modo, si evita che il passaggio e la conversione della luce solare in energia elettrica siano, in qualche modo, ostacolati. Infine, si è pensato anche alla necessità di pulire o sostituire i moduli con facilità, dotandoli, a una estremità, di un coperchio.

I moduli fotovoltaici del PhotoFlow in dettaglio

(I moduli fotovoltaici del PhotoFlow in dettaglio)

Per quel che riguarda il lato acqua, invece, il serbatoio vero e proprio (in polietilene riciclato) ha una capacità di 400 litri e il suo strato interno è ricoperto con un materiale in grado di controllare la formazione di funghi e batteri, così da mantenere l'acqua potabile. Già, perché tra le doti di PhotoFlow rientra anche quella di rendere potabile l'acqua piovana raccolta. Come? Facendola scivolare nell'imbuto grazie alla nano-pellicola che copre i moduli fotovoltaici e che è in grado sia di filtrarla sia di ridurre al minimo le perdite idriche. Il processo di potabilizzazione è, dunque, reso possibile dagli stessi moduli fotovoltaici.

Lo schema di funzionamento del PhotoFlow

(Lo schema di funzionamento del PhotoFlow)

PhotoFlow presenta, infine, un ultimo accorgimento: una apposita batteria (integrata nel contenitore) che permette di accumulare l'energia solare convertita in elettricità.

Non resta, quindi, che aspettare che questo serbatoio fotovoltaico e i suoi progettisti trovino i finanziamenti necessari a produrlo in serie e metterlo in commercio. L'idea promette, infatti, ottimi sviluppi soprattutto in quei Paesi caratterizzati da abbondanti piogge e altrettanto abbondante sole (come quelli della fascia equatoriale, appunto). Sarebbe, infatti, un buono strumento per far fruttare queste condizioni climatiche in modo pulito, onesto ed ecosostenibile.

AutoreDott.ssa Morena Deriu

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