Il petrolio costa meno: quali conseguenze per le rinnovabili?

Giugno 2014: un barile di petrolio è pagato 115 dollari. Sei mesi dopo: gennaio 2015; un barile costa intorno ai 40 dollari. Tradotto: dopo cinque anni di stabilità, per la prima volta dall'aprile 2009, i prezzi dell'oro nero sono crollati di oltre il 40%. Con quali prospettive per il settore delle energie rinnovabili?

In sei mesi e per la prima volta in cinque anni, i costi del petrolio sono crollati di oltre il 40%

(In sei mesi e per la prima volta in cinque anni, i costi del petrolio sono crollati di oltre il 40%)

L'attuale politica energetica europea, strettamente legata alla questione climatica, è, infatti, stata approntata tenendo conto anche di quelle che erano le previsioni circa il costo del greggio per il ventennio 2010-2030: 60-110 dollari al barile. A questa, si aggiungeva anche un'altra previsione in ambito energetico, che prevedeva un aumento pari al 50% delle importazioni di combustibili fossili. 

Di fatto, invece, e contrariamente alle previsioni, la domanda di petrolio è bassa: debolezza dell'economia, maggiore efficienza energetica e abbandono del petrolio a favore di altre fonti di energia e di combustibili sono tra gli ingredienti principali di questa inattesa inversione di tendenza. E così l'Unione Europea (impegnata nella realizzazione dell'Unione energetica) si trova a dover riformulare i propri piani per scongiurare il pericolo che i prezzi bassi e notevolmente concorrenziali del greggio possano effettivamente compromettere la crescita delle rinnovabili e dei biocarburanti.

In seguito al crollo dei costi del greggio, l'Unione europea è chiamata a riformulare la propria politica energetica per evitare rischi a rinnovabili e biocarburanti

(In seguito al crollo dei costi del greggio, l'Unione europea è chiamata a riformulare la propria politica energetica per evitare rischi a rinnovabili e biocarburanti)

Tre i punti a cui far fronte:

1  Continuare a favorire gli investimenti statali in materia dei rinnovabili (magari dirottando su queste i risparmi dei tagli agli investimenti alle fossili)

2  Valutare le reintroduzione dei sovvenzionamenti ai biocarburanti (che potrebbero non reggere la concorrenza di un eventuale abbassamento dei prezzi della benzina)

3  Attuare un piano di emergenza che mantenga alti i prezzi del carbone, in maniera da scongiurare una nuova virata verso le fossili

Per il momento, però, la situazione sembra essere tutt'altro che preoccupante. Ad affermarlo è il nuovo report IRENA, l'Agenzia internazionale per le energie rinnovabili; il "Renewable Power Generation Costs" registra, infatti, la sempre crescente competitività delle rinnovabili negli ultimi due anni proprio rispetto ai combustibili fossili. 

L'IRENA non ha paura delle fossili e documenta la grande competitività delle energie rinnovabili

(L'IRENA non ha paura delle fossili e documenta la grande competitività delle energie rinnovabili)

Secondo il report (presentato ad Abu Dhabi, alla quinta Assemblea di Irena), infatti, in molte regioni della Terra, produrre energia rinnovabile ha attualmente gli stessi costi dell'energia da fonti fossili (in alcuni casi, si arriva anche a risparmiare) e tutto lascia presumere che le rinnovabili potranno comunque rimanere competitive nonostante il crollo del costo del petrolio.

Anzi, per il miliardo e 300 milioni di persone che non hanno ancora accesso all'elettricità, le rinnovabili rappresentano la fonte più economica di accesso. 

AutoreDott.ssa Morena Deriu

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