Il fotovoltaico tra stime di crescita e cali di prezzo

Le fonti rinnovabili come un importante punto di riferimento nella produzione di energia elettrica. Sarebbe questo il trend mondiale che si sta affermando tra i paesi industriali e quelli emergenti. Un trend dettato anche dai sempre più continui allarmi sui cambiamenti climatici e sull'incremento dell'inquinamento che pare stia per giungere ad un punto di non ritorno.

In un precedente articolo vi avevo parlato di uno studio dell'Unione Europea che affermava come il fotovoltaico e l'eolico siano tra e fonti più costose attualmente in commercio. Lo studio, tuttavia, potrebbe essere ribaltato anche grazie agli investimenti che privati e istituzioni stanno effettuando in modo massiccio in questo settore. Per quanto riguarda l'Unione Europea, l'obbiettivo sarebbe quello di raggiungere il 20% della produzione elettrica attraverso le fonti rinnovabili entro il 2020.

Energia solare

(Immagine esemplificativa dell'energia solare)

Se, però, i combustibili fossili stentano ad uscire di scena mantenendo saldamente la posizione, secondo l'International Energy Agency ci sarebbe un'agguerrita lotta tra fotovoltaico ed eolico da una parte e nucleare dall'altro.

Il nucleare, infatti, è stato a lungo unica alternativa ad una produzione che impiegava i combustibili fossili. I danni collaterali, però, sono stati molti e i fattori di rischio alti a cominciare dallo stoccaggio delle scorie radioattive provenienti dagli impianti nucleari. Le fonti rinnovabili, quindi, rappresenterebbero una fonte di approvvigionamento più sicura, senza dimenticare che la costruzione di impianti fotovoltaici ed eolici sarebbe più facile ed economica, e potrebbe avvenire in scale variabili.

Secondo lo studio della già citata International Energy Agency, per il nucleare sarebbero stati riservati 295 miliardi di dollari tra il 1974 e il 2012 anche se la tendenza, tuttavia, sarebbe a preferire le fonti rinnovabili in quanto più competitive e con un trend di crescita maggiore. Lo studio afferma, ancora, che nel più breve periodo, compreso tra il 2000 e il 2013, gli investimenti sulle fonti rinnovabili sarebbero stati di circa 150 miliardi rispetto agli 8 nel settore nucleare.

Tra le fonti rinnovabili la più ambita sembrerebbe essere quella eolica. Secondo la Navigant Research, nonostante la battuta d'arresto del 2013, il settore dell'eolico sarebbe pronto a riprendersi e a guidare l'avanzamento delle fonte rinnovabili. La Navigant Research nel World Market Update 2013 avrebbe affermato che entro il 2018 l'eolico coprirà il 7% della produzione mondiale.

A trainare il settore sarebbero nuovi impianti creati con materiali capaci di operare anche in situazioni non ventose, come spiegato in questo articolo su una nuova tecnologia messa a punto da Siemens, e dalla possibilità di installazioni offshore, argomento di cui ho tratto in quest'altro articolo.

Secondo lo studio, tra i paesi che più hanno puntato sull'eolico ci sarebbe la Cina, mentre in Europa la Spagna sarebbe il paese che ha puntato di più sul vento con una copertura del 20,9% della produzione elettrica.

In Europa anche la Grecia avrebbe puntato all'eolico come fonte di ricchezza per uscire dalla crisi economica che non stenta ad arrestarsi. Tra il 2009 e il 2013, infatti, si sarebbe verificato un aumento dell'80% degli investimenti, tra nazionali e stranieri, dedicati all'eolico. Con 2500 ore di vento annui la Grecia è uno dei migliori paesi in cui investire nell'energia eolica, considerando anche che il Paese si è posto l'obbiettivo di puntare molto sull'installazione offshore per arrivare ad una produzione di 7500 MW entro il 2020.

AutoreDott. Giovanni Rispo

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