Il fotovoltaico in Italia: dove e perchè?

È un dato di fatto ormai comunemente accettato che l'industria del fotovoltaico abbia preso piede in moltissimi Paesi del mondo. In Italia, invece, come si procede? Vedremo come i pannelli solari siano aumentati negli ultimi anni, e come si siano insediati soprattutto in quelle zone del paese in cui meno ce lo potremmo aspettare.

Germania, Giappone, Stati Uniti, Spagna: sono questi i Paesi in cui il fotovoltaico ha messo radici più che in altre parti del mondo. L'installazione fotovoltaica probabilmente più spettacolare è proprio la cosiddetta Pergola solare che troneggia sul porto di Barcellona.

Immagine della Pergola Solare che si trova sul ponte di Barcellona, in Spagna

(La famosa Pergola Solare sul porto di Barcellona, in Spagna)

Eppure l'Italia – da sempre terra di estremo conservatorismo sotto tanti punti di vista – negli anni più recenti si è aperta al mondo del fotovoltaico con risultati sempre più interessanti, al punto da costituire un mercato competitivo rispetto a quello delle altre nazioni.

Il merito di un incremento di questo tipo va in gran parte ad una legislazione e ad una regolamentazione sempre più precisa della materia. Il Conto Energia ha in tal senso svolto un ruolo fondamentale, fungendo da meccanismo di incentivazione che si pone come obiettivo finale lo sviluppo e la diffusione dell'energia solare fotovoltaica in Italia attraverso la retribuzione, da parte dello Stato, dell'energia prodotta dai proprietari degli impianti fotovoltaici.

l 2005, il 2007 e il 2010 sono state date importanti per il fotovoltaico in Italia poiché sono stati gli anni dell'emanazione di decreti che hanno imposto condizioni più favorevoli per la sua crescita. Sono inoltre stati i primi tentativi di regolarizzazione e fissazione di ciò che concerne il fotovoltaico, a cui hanno fatto seguito interventi ancora più corposi negli ultimi anni.

Gli ostacoli di natura politica, economica, burocratica e – non ultima – morale, sembrano peraltro essersi ridotti. È nota la controversia che affligge il campo delle energie rinnovabili sin dall'inizio della loro applicazione. Fortemente discussa è l'installazione di impianti fotovoltaici sulle aree agricole, tanto che in Italia tale pratica è vietata dal 2012.

La questione etica è quanto mai viva e si nutre di varie suggestioni, poiché un simile tipo di normativa scaturisce dalla consapevolezza dei diversi problemi che l'installazione di questi siti potrebbe comportare. Per creare grandi quantità di moduli fotovoltaici, occorrerebbe innanzitutto reperire materiali rari che, una volta utilizzati, dovranno essere smaltiti e riciclati, procedimento non semplice in quanto il loro ciclo di vita è strettamente connesso ai progressi tecnologici. In fase di fabbricazione bisognerebbe inoltre lavorare ingenti quantitativi di sostanze tossiche che potrebbero alterare il terreno e i prodotti che da esso nascono, procurando enormi danni all'agricoltura, agli allevamenti e agli animali, impoverendo i terreni e aumentandone il rischio di desertificazione. Una frangia della critica al fotovoltaico abbraccia anche l'aspetto estetico, poiché gli impianti eolici e solari sono accusati di sfigurare l'ambiente paesaggistico e naturale.

Una riflessione così condotta ci conduce al punto di partenza: com'è possibile che l'industria del fotovoltaico abbia attecchito in modo tanto corposo in un Paese che partiva da premesse non proprio rosee? Costi di materiali e costi di costruzione molto alti, a cui non corrispondeva un'adeguata resa finale potevano rappresentare già delle valide motivazioni per desistere dall'introdurre strutture fotovoltaiche nel Paese.

A complicare ulteriormente la situazione ci avrebbe pensato la questione etica, morale, paesaggistica e agricola. Si poteva correre il rischio di rovinare un paesaggio naturale nobile e rinomato come quello italiano, meta di tanti turisti? Si poteva mettere a repentaglio una parte dell'economia ancora molto forte nel nostro Paese, che è quella basata sull'agricoltura? A quanto pare sì. In tal senso è interessante notare che la regione italiana che ha accolto con maggior entusiasmo lo sviluppo del solare fotovoltaico è stata la Puglia che, stando a dati raccolti all'inizio del 2012, conta più di ventiduemila impianti. La Puglia è una regione del Meridione italiano, potenzialmente più attaccata all'agricoltura rispetto alla Lombardia industriale – che nella statistica appena nominata viene subito dopo –, e alla preservazione paesaggistica in quanto meta turistica e balneare. Avrebbe dunque dovuto guardare con più sospetto a strutture che avrebbero potuto danneggiare il suo patrimonio naturale e, invece, si è mostrata quanto mai aperta e ricettiva alla novità.

Un aspetto che è da tenere tuttavia in considerazione nel momento in cui si delineano le zone con maggiore presenza di impianti fotovoltaici in Italia è la conoscenza della quantità di radiazione solare che arriva in un determinato luogo – quello cioè dove si andrà ad installare l'impianto –, la temperatura media ambientale e i generali parametri geomorfologici della zona. La mappa solare italiana aiuta a rispondere a tutti questi quesiti e a determinare quali sono le parti d'Italia in cui la resa di un impianto fotovoltaico potrebbe essere maggiore rispetto ad altre.

La mappa solare italiana aiuta a determinare la resa di un impianto fotovoltaico nelle diverse parti d'Italia.

(La mappa solare italiana relativa alla diffusione del fotovoltaico)

Questo significa che lo stesso impianto fotovoltaico installato al Nord Italia ha una resa diversa – e probabilmente inferiore – in termini di energia elettrica rispetto allo stesso impianto fotovoltaico installato al Sud.

La sempre maggiore presenza di impianti fotovoltaici in Italia rappresenta una tendenza estremamente positiva e lascia vedere all'orizzonte un nuovo modo di produrre energia grazie a pannelli solari usati su scala sempre più ampia, ottimisticamente immessa nella rete di distribuzione nazionale – com'è già accaduto in Germania - alleggerendo di molto il peso economico che, mai come in questi ultimi tempi, grava sulle spalle degli italiani.

AutoreMarianna Di Pilla


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