Le associazioni di categoria del fotovoltaico scrivono al ministro: vogliamo un confronto urgente

Il fotovoltaico deve restare un'opportunità, non diventare un mero costo. Questo il succo della lettera aperta che giorni fa la Federazione nazionale imprese elettrotecniche ed elettroniche (Anie), il Gruppo imprese fotovoltaiche italiane (Gifi), l'Assorinnovabili e il Comitato delle imprese fotovoltaiche italiane (Ifi) hanno scritto al governo alla luce del fatto che il 2013 ha visto "la fine dell'erogazione degli incentivi per i nuovi impianti fotovoltaici", chiamato Conto Energia. Una grande novità vista più come una sfida a camminare da soli e a raggiungere la piena compatibilità, che come un dietrofront del ministero.

"Se il fine di un regime incentivante è quello di avviare un settore industriale, il risultato è stato raggiunto – scrivono - Tra il 2008 e il 2013 il costo della tecnologia si è ridotto del 72 percento e ora siamo nelle condizioni di valutare l'installazione di impianti senza sostegni. Certo, le aziende del settore sono consapevoli che in alcune fasi i fondi potevano essere gestiti in maniera più lungimirante ed efficiente, ma a chi dice che il Conto Energia e gli altri incentivi alle rinnovabili sono stati un fallimento rispondiamo con i numeri".

Ma quanto è, a oggi, il saldo costi/benefici degli incentivi alle rinnovabili?

Fonti quali Althesys e Oir Agici precisano che superi i 50 miliardi di euro. "Se si rapporta il costo sostenuto alla quantità di energia rinnovabile incentivata si scopre che siamo stati più efficienti della Germania". Non secondaria è la questione dei posti di lavoro creati: oltre 130 mila addetti.

Perché questo bisogno di scrivere una lettera pubblica al Governo?

Per evitare che vengano diffuse informazioni sbagliate sul fotovoltaico, com'è già avvenuto in passato, con la conseguenza di allontanare la gente da un settore che ha tutte le potenzialità per produrre benefici seri e duraturi per il Paese. "Vorremmo ricordare al Ministro che riportare dati parziali o semplicistici sul fotovoltaico, affermando che ha fatto aumentare a dismisura le bollette degli Italiani, serve solo a mettere le basi per commettere altri errori e demonizzare il settore", recita la lettera.

I dati parlano chiaro…

"In Italia nel 2013, l'86,7% della domanda elettrica è stata soddisfatta con produzione nazionale - di cui 56,8% termoelettrica, 16,5% idroelettrica, 1,7% geotermica, 4,7% eolica e 7,0% fotovoltaica - e per la quota restante (13,3%) dal saldo dell'energia scambiata con l'estero. La produzione nazionale netta è diminuita del 3,6% rispetto al 2012.
Nel 2013 è aumentata la produzione idroelettrica (+21,4%), fotovoltaica (+18,9%), eolica (+11,6%) e geotermica (+1%) mentre la produzione da fonte termoelettrica è diminuita del 12%. Il risparmio sulla fattura energetica del Paese è stato di 9 miliardi di Euro. Nel 2014, secondo l'Unione Petrolifera, la fattura energetica potrebbe subire un'ulteriore flessione di 1,7 miliardi rispetto al 2013 in conseguenza della crescita delle rinnovabili. Nel 2013 il prezzo dell'energia scambiata nel mercato è diminuito fino al 26% soprattutto nelle ore di punta e i prezzi medi di vendita hanno registrato in tutte le zone geografiche un diffuso calo".

pannelli solari

E quanto è costato agli italiani?

Nove euro al mese, ossia 112 euro all'anno. "Dal 2005 sono stati installati circa 550.000 impianti fotovoltaici. Oltre il 90 percento di questi su tetti residenziali o di piccole e medie imprese creando un effetto trainante anche per il settore edilizio. Moltissime famiglie e imprese hanno abbattuto il loro impatto ambientale e i propri costi di energia grazie al fotovoltaico. Sono circa 45 miliardi di euro gli investimenti realizzati in Italia dal 2010 a oggi per il fotovoltaico, il cui gettito fiscale è stato pari a circa 12 miliardi di euro".

E tutto questo per il bene del pianeta…

"Solo nel 2013 in Italia con il fotovoltaico le emissioni di CO2 sono state ridotte di 9,6 milioni di tonnellate! Ministro  - incalzano le associazioni di categoria nella lettera - chieda adesso agli Italiani se sono disposti a pagare 9 euro al mese per diminuire queste emissioni e contribuire alla riduzione delle importazioni di combustibili fossili". 

Per i firmatari, "continuare a investire in energie rinnovabili significa assicurare una maggiore indipendenza energetica, che è la base per la ripresa economica del Sistema Paese". Perciò chiedono al Governo un confronto per definire un percorso stabile di medio/lungo termine che garantisca la ripresa economica, individuando nuovi obiettivi al 2030 per energie rinnovabili, efficienza energetica e riduzione delle emissioni nocive, e un'espansione efficiente delle infrastrutture necessarie. "Solo attraverso la promozione di tecnologie pulite, rinnovabili e sostenibili nonchè di infrastrutture di rete innovative si generano investimenti, si creano posti di lavoro, competitivitè ed indipendenza energetica".

AutoreStella Spinelli

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