Come creare acqua potabile "dal Nulla": il cartellone pubblicitario che sfrutta semplicemente l'aria

Lo chiamano "Idro-cartellone" perché unisce due funzioni che non hanno nulla a che fare l'una con l'altra: pubblicizzare un prodotto, un'iniziativa o un'idea, e rifornire la città di acqua potabile. Il progetto, chiamato "UTEC Water Billboard", prevede lo sfruttamento di strutture già esistenti: si tratta di quei cartelloni pubblicitari visibili a grandi distanze, quelli che svettano alti nel cielo e spesso distraggono i conducenti alla guida. La sostanziale differenza è che quelli installati a Lima sono in grado di trasformare l'umidità presente nell'aria in acqua da bere.

Grazie al sistema sviluppato dall'Università di Ingegneria e Tecnologia (UTEC) della capitale peruviana, con la collaborazione dell'agenzia pubblicitaria locale Mayo DraftFCB, è possibile volgere a proprio favore il clima estremamente particolare di questa zona del Perù: l'area, infatti, conta una quantità irrisoria di precipitazioni, si stima circa 10 mm nell'arco dell'intero anno, ma un tasso di umidità altissimo, che oscilla tra il 90 e il 100 %.

Il cartellone installato a Lima converte l'umidità in acqua da bere
(Cartellone pubblicitario che produce acqua potabile gratis!)

Quello dell'approvvigionamento idrico è un problema non da poco a Lima: la città con oltre 8 milioni di abitanti stretta nella morsa del deserto di Atacama, considerato il più arido al mondo, benché si affacci sull'Oceano Pacifico. Una parte consistente della popolazione cittadina non ha un accesso diretto ad una fonte di acqua per bere e lavarsi, senza considerare la quantità di persone che si rifornisce da pozzi casalinghi non controllati e, quindi, contenenti acqua sporca ed inquinata.

Presso il villaggio di Bujama, alla periferia di Lima, l'UTEC ha installato su un cartellone pubblicitario un sistema di cinque condensatori, alimentati tramite le linee elettriche della città, che dall'aria umida ricavano acqua. L'umidità che si deposita durante il giorno sulla superficie del cartellone viene raccolta e purificata tramite filtri a carboni attivi e lampade UV antistatiche. Una volta depurata, l'acqua si riversa in un serbatoio di stoccaggio di 20 litri posto alla base del cartellone e viene erogata a richiesta attraverso un rubinetto. Si tratta, quindi, di una fonte gratuita d'acqua potabile, a cui possono accedere illimitatamente le famiglie della zona e i viandanti che si trovano a percorrere la Panamericana Sur.

Ogni cartellone può produrre circa 100 litri di acqua al giorno, 20 per ogni dispositivo: una svolta decisamente significativa per una regione desertica come quella peruviana. Secondo l'agenzia Mayo DraftFCB, il cartellone ha già prodotto 9.450 litri di acqua (circa 2.500 galloni) in soli tre mesi, pari al consumo di acqua di "centinaia di famiglie al mese".

Ecco come il cartellone pubblicitario converte l'aria umida in acqua potabile
(Il processo dell'UTEC Water Billboard)

Si potrebbe pensare di estendere questa tecnologia anche ad altri parti del pianeta, soprattutto dopo il rapporto 2012 dell'UNICEF col quale si documenta che circa l'11% della popolazione mondiale non ha accesso ad una sorgente d'acqua: sono poco meno di 800 milioni, quindi, le persone che non ricevono un sufficiente approvvigionamento idrico e sono costrette a percorrere grandi distanze per procurarsela o ne utilizzano di estremamente inquinata.

L'iniziativa sviluppata a Lima vorrebbe dimostrare come si possano risolvere con successo alcuni dei problemi legati al territorio grazie a soluzioni ingegneristiche. Questo dovrebbe spingere i giovani a studiare e frequentare l'università, così da avere nuovi talenti e competenze che aiutino la capitale nel lungo processo verso l'efficienza energetica e il suo inserimento nella lista delle Smart City mondiali.

Tra i messaggi veicolati da questo innovativo progetto è presente anche un monito che si ripete spesso ultimamente, soprattutto in vista di una ri-programmazione energetica: occorre utilizzare le risorse già a disposizione, senza costruire per forza nuove centrali o reti di distribuzione; è necessario trovare una via alternativa al consumo dil petrolio, individuando tecnologie in grado di sfruttare al meglio le fonti rinnovabili presenti in tutte le zone del mondo; ottimizzando ciò che già abbiamo, forse riusciremo a risollevare, tutti insieme, le sorti del pianeta.

AutoreDott.ssa Jessica Ingrami

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