I pannelli fotovoltaici inquinano? Come assicurarsi il Made in Italy, il Made in Europe o il KIWA-IFI

Autore

Maria Francesca Massa

Un primo allarme è stato dato dalla notizia che i pannelli solari in silicio amorfo contengono dei materiali tossici. Considerando che questa tipologia di pannello è la più economica e per questo anche la prima scelta al momento dell'acquisto di un impianto fotovoltaico, un tale timore non può che ottenere dei risvolti negativi, ma analizziamo meglio i dati comunemente accettati sull'impatto ambientale dei pannelli fotovoltaici.

I pannelli fotovoltaici non sono alimentati da combustibili fossili, non generano inquinamento acustico/rumore e non emettono gas serra nell'ambiente. L'inquinamento è generato nel luogo di produzione e nel luogo di smaltimento e ciò è sempre dovuto a un unico fattore: il materiale di costruzione.
E' stato accertato che, alcuni pannelli e moduli in silicio amorfo sono realizzati con tellurio di cadmio, un materiale tossico, inquinante e velenoso a livello europeo, che quindi elude e contraddice l'obiettivo stesso dell'utilizzo del fotovoltaico: una scelta politica ambientale alquanto discutibile. Inoltre, in alcuni casi, viene utilizzato anche l'esafluoruro di zolfo, un potente gas serra, le quali esalazioni provocano un abbassamento della voce.

Nel bando 2011, il Comitato Ambiente del Parlamento Europeo ha individuato una serie di sostanze pericolose utilizzate nella produzione di apparecchiature tecnologiche, indicando tra queste il cadmio dei pannelli fotovoltaici, ma promuovendo una deroga nel tellurio, composto dell'arsenico, che attacca il sistema nervoso centrale, provoca cianosi e distrugge il fegato. Pensiamo, inoltre, che questi materiali costruttivi, dal momento che non durano a lungo, necessitano di essere smaltiti a fine ciclo della loro vita, ma:

  • non possono essere bruciati, in quanto le esalazioni produrrebbero gas inquinanti e tossici per l'uomo e per l'ambiente;
  • non possono essere portati in discarica, in quanto creerebbero inquinamento nel terreno e nelle acque sottostanti a causa del contenuto dei metalli;
  • il riciclo appare come l'unica soluzione possibile anche se lo smaltimento non è altamente garantito per efficienza: alcune tecnologie riescono a recuperare il silicio e i metalli pesanti incorporandoli in un prodotto inerte, come il vetro, ma anche quest'ultimo necessita di essere smaltito o lavorato per una seconda volta per poter essere riutilizzato [1].

Come faccio a sapere se il mio pannello fotovoltaico inquina?

Prima dell'acquisto di un impianto fotovoltaico è bene controllare i componenti e la materia costruttiva: avere sul tetto della propria abitazione dei pannelli fotovoltaici Made in Cina (svantaggiando il mercato fotovoltaico italiano) o pannelli fotovoltaici altamente inquinanti e tossici, solo per il fatto di economizzare, non è proprio ciò che si potrebbe definire la soluzione all'autosufficienza e autonomia energetica secondo il modello ecosostenibile e tanto ostentato della Green Economy.

Il marchio di qualità è sempre stampato sul pannello fotovoltaico, chiara prova di garanzia e controllo dai certificatori di qualità Made in Italy.

Quali sono marchi Made in Europe o Made in Italy che mi assicurano un pannello solare che non inquina?

Sul mercato sono presenti i pannelli fotovoltaici Made in Europe, realizzati dalle industrie fotovoltaiche italiane, tramite il IFI e il KIWA, enti certificatori di qualità, perseguendo i criteri europei della politica ecocompatibile e rigide procedure di controllo.

Ciò significa che l'attestato sarà dato solo alle aziende che si assoceranno a IFI sottoponendo il proprio stabilimento a ispezione, oltre a un'audit annuale degli ispettori KIWA, atta a accertare che l'azienda possieda sempre i requisiti per l'ottenimento del marchio Made in Europe o KIWA/IFI, posto sulla propria produzione di pannelli fotovoltaici, divenendo altamente rintracciabili e simbolo di una filiera industriale fotovoltaica di qualità.

                       

                             (Marchio Made in Europe della IFI - da ammonitoreweb.it)

In tale contesto, nasce in Italia il pannello fotovoltaico riciclabile al 100%. La nuova proposta vanta la collaborazione di un'azienda italiana, la P.Energy, con una svedese, la Midsummer ab, le quali propongono un pannello solare realizzato senza silicio né Eva Etil Vinil acetato, ma da un sottile strato di film Cigs, il Copper indium gallium selenide, privo di acidi acetici, e da materiali completamente rinnovabili e riutilizzabili, posati su celle di acciaio e assemblate con un sistema di saldatura e laminazione per la produzione su larga scala.  

 

Chiariamo, inoltre, che non esiste produzione umana ad impatto zero, ma esistono produzioni che apportano nell'ambiente più benefici che svantaggi: sfruttare le risorse rinnovabili, e in questo caso, l'energia del sole, riduce sensibilmente l'emissione di gas serra nell'ambiente, fermo restando che non vengono alimentati da combustibili fossili, fonti, oltre che esauribili, altamente inquinanti.

Inoltre, il problema dello smaltimento è affrontato dai produttori e consumatori di impianti fotovoltaici proponendosi, non solo di vendere i loro prodotti, ma anche di procedere come punto di raccolta, smaltimento e riciclo. Per maggiori informazioni leggi anche: come e dove smaltire il tuo impianto fotovoltaico.

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