I metodi migliori per abbattere i costi flessibili nel settore del fotovoltaico

Considerata la costante ascesa del prezzo dell'energia elettrica oggi molte famiglie ed imprese hanno la necessità di rivolgersi al mercato del fotovoltaico per sopperire alle proprie necessità. In particolare, sempre più utenti ricorrono alla produzione autonoma di energia grazie all'installazione di impianti sui proprie case o le proprie industrie. Ciò è sempre più possibile  grazie ai prezzi dei moduli solari che producono energia pulita presenti sul mercato a costi più accessibili. 

Se solo qualche anno fa i moduli fotovoltaici rappresentavano circa il 75% dei costi di produzione, oggi ciò non è più una realtà ma anzi, essi incidono sulle spese sostenute solo per il 60%. Il restante 40% dei costi è quindi da attribuirsi all'installazione dell'impianto, alla manutenzione e ai costi che ruotano attorno alla gestione e al possesso di questo. Questi costi, differenti da Paese a Paese, rientrano nella categoria dei soft-cost, o costi flessibili, ovvero tutti i costi non direttamente riconducibili alle componenti hardware dell'impianto ma che incidono pesantemente sul costo finale di questo.

Come abbiamo detto il comparto hardware degli impianti, che ha beneficiato di molti sviluppi tecnologici, ha dunque permesso una particolare attenzione alla riduzione dei costi di produzione, portando ad un espansione degli utilizzatori di energia pulita. Il risparmio sugli aspetti tecnologici non è però stato seguito da uno sviluppo altrettanto attento dei metodi di risparmio connessi ai costi flessibili. I costi per le autorizzazioni, i finanziamenti, le polizze assicurative, le imposte e tutte le altre faccende burocratiche sono ancora un problema che pesa sulle spalle dei produttori e inevitabilmente si riflette su quelle dei consumatori.

Per fare un esempio, oggi un watt di fotovoltaico costa tra l'1,5 e i 2 dollari, se si considerano solo i costi dovuti ai pannelli e all'installazione, mentre sale a 3 o 4 dollari una volta aggiunti i costi flessibili. Misurati in dollari per watt questi costi non sembrano esorbitanti ma, secondo uno studio effettuato dal Rocky Mountain Institute, essi rappresentano significative barriere al mercato, rallentandone la crescita. Se queste spese potessero essere abbattute, non solo si avrebbe un aumento della produzione di fotovoltaico (con evidenti ricadute sul mercato del lavoro) ma anche grandi facilitazioni nella creazione di reti di distribuzione efficienti che consentano ad ogni cittadino di usufruire di energia alternativa a basso costo.

 

(la burocrazia costa più dei pannelli solari)
(la burocrazia del fotovoltaico)

Per assolvere a questo compito, diverse aziende si sono sfidate nella ricerca della miglior idea per abbattere i costi flessibili al Solar Power International,una fiera tenutasi a Chicago tra il 21 e il 24 ottobre 2013. All'evento erano invitati nove imprenditori con il compito di illustrare alla platea, in soli dieci minuti a testa, le loro proposte per ottimizzare tali costi. La fattibilità delle soluzioni proposte è stata confermata dal fatto che sei aziende su nove hanno sostenuto di aver trovato nuovi clienti dopo l'applicazione dei nuovi metodi introdotti.

(Solar Power International 2013 a Las Vegas)
(Solar Power International) 

Dalla sfida del Solar Power International è uscita vincitrice la Greenlancer, una start up che si occupa della progettazione di sistemi fotovoltaici attraverso il cloud computing. Questo sistema informatico, capace di memorizzare migliaia di dati attraverso l'utilizzo di macchine virtuali in rete, permette di abbattere i costi flessibili relativi al software e alla gestione informatica dei progetti.

Al secondo posto è arrivata la società di consulenza informatica kWh Analytics, che ha creato un database ad accesso gratuito che permette a tutte le aziende che operano nel fotovoltaico di accedere alle informazioni fornite senza vincoli. La terza idea da podio è stata invece quella della Ultrasolar, che ha presentato un idea volta a migliorare le performance dei moduli fotovoltaici aumentando la corrente che arriva direttamente ai moduli solari. 

Altri metodi per ridurre i costi flessibili sono poi emersi dal rapporto "Non-Hardware (‘Soft') Cost-Reduction Roadmap for Residential and Small Commercial Solar Photovoltaics, 2013–2020" redatto dal National Renewable Energy Laboratory (NREL), il centro ricerche del Dipartimento dell'Energia degli Stati Uniti, e dal Rocky Mountain Institute (RMI).

Il piano qui presentato si basa principalmente sulla necessità di ridurre i costi burocratici connessi al fotovoltaico, snellendo i sistemi e le pratiche e accorciandone di conseguenza le tempistiche. Ciò può essere fatto attraverso internet, che fornisce un modo facile, veloce e sicuro di inviare documentazione e svolgere le pratiche burocratiche. Questo però può avvenire solo attraverso una politica nazionale di eliminazione o riduzione delle "scartoffie" legate al solare, politica che negli Stati Uniti è già presente nell'agenda Obama e che in passato è stata applicata a livello federale per la corrente elettrica piuttosto che per il gas.

Sempre nell'ottica di ridurre la burocrazia e dunque abbatterne i costi, il paper propone di fissare uno standard minimo di requisiti richiesti per le installazioni fotovoltaiche sui tetti delle case. Se verificate, con un unica ispezione, da parte delle autorità locali, l'impianto potrà entrare in funzione.

Sempre negli Stati Uniti, per assolvere all'impresa di ridurre i costi flessibili, lo Stato centrale ha deciso di finanziare l'installazione di moduli fotovoltaici andando ad agire direttamente sugli enti che si occupano delle funzioni burocratiche ed amministrative. Il comune di Chicago, ad esempio ha proposto di ridurre i tempi di attesa per i permessi d'installazione ad un solo giorno. Impiegare giorno soltanto, rispetto ai trenta giorni attuali, comporterò una riduzione del 25% delle tasse connesse a questa operazione. Inoltre, verranno finanziate 17 start up solari che si occupano direttamente della gestione rapida di permessi, ispezioni e procedure tecniche e legali.

Tutte queste procedure, se vi fosse la volontà politica, potrebbero essere applicate anche in Italia, contribuendo ad alleggerire uno degli apparati burocratici più pesanti del'Europa e, allo stesso tempo, incentivando l'acquisto degli impianti. Per Roma questa è una necessità sempre più impellente in quanto ormai da tempo si stanno progressivamente riducendo gli incentivi statali al fotovoltaico. Fin ora sono stati gli incentivi il motore principale dell'espansione del fotovoltaico e si teme che la loro riduzione o scomparsa possa portare ad un calo di vendite nel settore. Riducendo i costi flessibili agendo direttamente su ciò che lo Stato può toccare con mano, la burocrazia, porterebbe ad uno sviluppo duraturo del settore senza che questo pesi eccessivamente sugli utenti che decidono di passare alle energie rinnovabili.

AutoreGiulia Tarozzi

Articolo letto 2.318 volte



Visualizza l'elenco dei principali articoli