I dazi sui pannelli solari cinesi: riduzione dei guadagni e del risparmio nell'acquisto di un impianto fotovoltaico

L'obiettivo è quello di agevolare il mercato del fotovoltaico italiano, ma a conti fatti, in realtà, l'introduzione dei dazi sui pannelli solari cinesi, in base al Regolamento UE n. 182/2013, ha cominciato a rilevare una riduzione dei guadagni e del risparmio del prezzo iniziale di acquisto di un impianto fotovoltaico, creando criticità e dubbi sul mercato degli investimenti dello sfruttamento delle fonti rinnovabili.

Il minore acquisto di impianti fotovoltaici, in modo particolare della tipologia che comprendeva l'installazione di pannelli solari cinesi, ha notevolmente rallentato l'obiettivo tanto sognato della Grid-Parity: tutelarsi dalla crisi del fotovoltaico cinese è necessario, in modo da continuare a guadagnare e risparmiare ancora con l'installazione di un impianto fotovoltaico.

Che cosa si intende per il pagamento dei dazi

Dal marzo 2013, i moduli fotovoltaici di produzione cinese che entrano in Europa sono sottoposti a registrazione, prima fase dell'obiettivo di un'eventuale introduzione di dazi compensativi preventivi da riscuotere dagli importatori anche in maniera retroattiva.

Nell'industria italiana del fotovoltaico gli incentivi stanno man mano riducendosi per fare spazio alle detrazioni e pare che la Commissione Europea potrebbe decidere a giugno 2013 di riscuotere dagli importatori in maniera retroattiva i dazi sui pannelli cinesi registrati da inizio marzo con l'obbligo di registrazione entrata in vigore il 5 marzo 2013. L'ammontare definitivo sarà fissato solo a conclusione dell'indagine prevista per dicembre 2013.

La Normativa N.182/2013: obbligo di tracciabilità dei prodotti cinesi

La normativa ufficiale N.182/2013  prevede l'obbligo di tracciabilità di tutti i moduli, celle, wafer fotovoltaici di origine cinese importate all'interno dell'UE a decorrere dal 06 marzo 2013. Tutti gli addetti alle operazioni d'importazione devono comunicare una copia bolletta doganale alla stessa UE, documento da conservare agli atti per eventuale  verifica.

Applicazione della Normativa N.182/2013 sui soggetti addetti alle spedizioni di prodotti cinesi e sui soggetti importatori

Tutti gli addetti alle spedizioni hanno il diritto al pagamento o rilascio fideiussione cauzionale da parte del soggetto importatore per un valore fino al 70% del prezzo della merce, per tutelarsi in caso di applicazione di dazi doganali retroattivi, fino ai 90 giorni antecedenti la decisione finale sull'introduzione della suddetta tassa doganale.

A loro volta, in base alla normativa N.182/2013, coloro che effettuano operazioni doganali con materiale fotovoltaico cinese all'interno dell'Unione Europea a partire dal 6 Marzo 2013, devono rilasciare fideiussione all'addetto alle spedizioni. In questo modo, un soggetto importatore di pannelli fotovoltaici cinese dovrà avere una base economica che gli permetta di anticipare tali somme, meccanismo limitante per un semplice importatore.

A quanto ammonta la quota da pagare?

A titolo di esempio, per comprendere meglio perché la tassa doganale è così limitante, e il motivo per cui l'introduzione del dazio sui pannelli cinesi potrebbe essere la risposta alla concorrenza cinese sul mercato del fotovoltaico, osserva la tabella seguente sul PREZZO DA PAGARE NELL'IMMEDIATO e RILASCIO FIDEIUSSIONE: è facile notare come chi acquista di prodotti cinesi - si parla sempre di grandi acquisti - debba avere delle ingenti somme di denaro da investire, aumentando, necessariamente, nella rivendita successiva anche il prezzo iniziale dei moduli.

IMPIANTO FOTOVOLTAICO DA 6MW

PREZZO

RILASCIO FIDEIUSSIONE

0,50 EURO A WATT
3.000.000 EURO 2.100.000 EURO

Dazi sui pannelli cinesi: quali conseguenze per le aziende del fotovoltaico?

Con la decisione della commissione Europea di attivare un registro sulle importazioni di prodotti fotovoltaici cinesi si è avuto un rallentamento delle vendite e molte associazioni fotovoltaiche italiane si sono dichiarate contrarie all'applicazione dei dazi, anche se le regole di concorrenza leale commerciale indicano il divieto di vendita in dumping, ovvero sotto il reale costo di produzione.

Non c'è dubbio che l'introduzione di misure anti-dumping per la commercializzazione di pannelli cinesi, nel momento in cui anche l'erogazione della somma delle tariffe incentivanti si va riducendo allontana dal raggiungimento dell'obiettivo della grid parity.

Le criticità dell'introduzione dei dazi sui pannelli solari cinesi

L'introduzione dei dazi sui pannelli solari cinesi comporta da una parte una garanzia di difesa verso la produzione europea e italiana che si vede tagliar fuori da un mercato del fotovoltaico con prezzi di troppo ridotti per poter competere nel settore dello sfruttamento delle risorse rinnovabili.

Dall'altra parte, però, vi è un gruppo di circa 190 aziende produttrici di fotovoltaico che si batte contro i rischi del protezionismo, promuovendo i vantaggi di un mercato dell'energia solare libero. Secondo le 190 aziende, la misura di introduzione dei dazi sui pannelli cinesi ne causerebbe l'aumento dei prezzi iniziali, similmente ai moduli solari dell'UE e italiani, riducendo in ogni paese l'acquisto di impianti fotovoltaici.

L'effetto delle misure anti-dumping sui prezzi dei moduli fotovoltaici

L'introduzione di misure anti-dumping comporta un aumento dei prezzi dei moduli fotovoltaici e rallentamento del mercato delle rinnovabili, ma nello stesso tempo, senza queste misure introduttive, il mercato a basso costo del fotovoltaico cinese potrebbe in poco tempo eliminare tutti i suoi concorrenti europei e italiani.

Il parere dell'IFI: la giusta introduzione dei dazi sui pannelli solari cinesi

Il maggiore comitato di aziende produttrici di pannelli fotovoltaici, l'IFI, sostiene fermamente l'introduzione dei dazi sui pannelli solari cinesi: la tassa doganale è per l'IFI l'unico modo per rendere competitive le aziende europee e italiane, aziende che lavorano nella legalità e sensibilmente affrante da un mercato senza regole proveniente dall'oriente.

Secondo l'IFI, le aziende fotovoltaiche italiane hanno ottenuto dei guadagni dall'utilizzo di prodotti cinesi sottocosto, ma solo fino a quando non si sono trovate a competere in un mercato delle fonti rinnovabili basato su un "atteggiamento illecito e illeggittimo" avviando l'affermazione del monopolio di prodotti cinesi che limita la crescita sostenibile dell'industria nazionale ed europea. Per chi volesse avere maggiori informazioni e leggere l'intervista completa al presidente Alessandro Cremonesi, del Comitato Ifi (Industrie Fotovoltaiche Italiane) legga anche l'articolo su i dazi nelle importazioni cinesi.

Autore Maria Francesca Massa

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