Il vetro solare made in China accusato di antidumping: EU ProSun Glass e UE uniti per debellare il male del mercato comunitario

L'obbligo di registrazione per i moduli fotovoltaici cinesi importati in Europa al passaggio in dogana ha cause radicate agli inizi del 2013. La misura, adottata dall'UE, qualora l'indagine comunitaria contro i produttori cinesi di vetro solare confermasse l'anti dumping, potrebbe portare alla successiva introduzione di dazi retroattivi per le esportazioni cinesi all'interno del mercato comunitario. Per vederci meglio in questa storia di vetri solari è opportuno un balzo indietro nel tempo.

Secondo l'associazione Eu ProSun, l'associazione dei principali produttori di vetro solare d'Europa, guidata da GMB Glasmanufaktur Brandenburg, composta da venti grandi compagnie europee attive nel settore, «le compagnie cinesi hanno conquistato più dell'80% del mercato dell'Unione Europea per prodotti solari partendo virtualmente da zero pochi anni fa. I produttori dell'Unione Europea possiedono le migliori tecnologie solari del mondo ma vengono battuti nel proprio mercato per via dell'esportazione sottocosto illegale dei prodotti solari cinesi sotto il loro costo di produzione». (Fonte rinnovabili.it)

Donna orientale che lavora il vetro solare

(Donna orientale che lavora il vetro solare)

L'ACCUSA E LA PROPOSTA D'INDAGINE DEGLI INIZI DEL 2013

Durante i mesi del 2013, l'EU ProSun Glass si era rivolta a Bruxelles, chiedendo ufficialmente di indagare sulle importazioni di vetro solare proveniente dalla Cina.
Ad essere accusato sono stati gli aiuti statali del Governo cinese che rendevano vani gli impegni dei produttori europei che assistevano inermi ad un mercato che andava logorandosi sotto i loro piedi in favore dei prodotti cinesi, venduti all'interno dell'Europa a prezzi inferiori rispetto a quelli di costruzione.

L'indagine accolta da Bruxelles non poteva superare la durata di tredici mesi, tempo utile per fare in modo che la Commissione si occupasse di fare chiarezza nel caso, coinvolgendo le varie parti interessate.

Uomini orientali addetti al montaggio di pannelli fotovoltaici

(Uomini orientali addetti al montaggio di pannelli fotovoltaici)

Qualora i segni della denuncia fossero stati chiari, la stessa si sarebbe arrogata il diritto di imporre i dazi preventivi all'importazione di vetri solari made in China, secondo le regole di difesa commerciale, come ha spiegato l'Esecutivo con queste precise parole, «la Commissione è legalmente obbligata ad aprire un'inchiesta antisovvenzioni quando riceve una denuncia debitamente motivata da parte dei produttori comunitari, contenente elementi di prova "a prima vista" sullo stanziamento di sussidi  a favore di produttori esportatori di uno o più paesi terzi».

La Commissione aveva, inoltre, rilevato che «la parte denunciante aveva gli elementi sufficienti per dimostrare la presenza di eventuali incentivi a beneficio i produttori esportatori in Cina, un pregiudizio subito dall'industria comunitaria e un possibile nesso di causalità tra le importazioni sovvenzionate e il pregiudizio subito dall'industria dell'Unione».

L'AZIONE DELL'UE

Aspettando le due inchieste dell'UE sulla faccenda del vetro solare cinese, le intenzioni dell'esecutivo sembrano chiare: disincentivare ulteriormente le importazioni da Pechino. Tuttavia, la notizia della possibilità di introdurre i dazi retroattivi per le importazioni made in China ha già fatto lievitare la domanda di moduli fotovoltaici di provenienza Europea da parte di distributori e EPC Contractors.

Palazzo della Commissione Europea

(Palazzo nel quale ha sede la Commissione Europea)

Al riguardo il dr. Thomas Hillig, Vice President Module Sales & Marketing presso Innotech Solar afferma che  «il mercato è dominato da una grossa incertezza, in quanto i dazi saranno a carico delle aziende importatrici dei moduli nell'Unione Europea. Solo chi acquista moduli Europei è esente da rischi. I fabbricanti cinesi tentano nella maggior parte dei casi di trasferire il rischio ai loro clienti fissando il luogo del passaggio di proprietà in Cina. A causa delle misure anti-dumping, inoltre, molti produttori non sono in grado di garantire un livello costante dei prezzi per più mesi. Rendendo ciò la pianificazione dei progetti estremamente difficile, alcuni fabbricanti cinesi hanno deciso di elevare il livello dei prezzi da subito».

SCAMBIO DI BATTUTE: LA RISPOSTA DELLA REPUBBLICA CINESE E LE PAROLE DELL'EUROPA

L'attesa di Bruxlles riguardo al fatto di vederci chiaro sulla faccenda dei vetri solari made in China, provoca la risposta della Repubblica cinese che si affida alle parole del Ministero del Commercio Shen Danyang affermando che «la Cina esprime profondo rammarico per la decisione». E continua «le limitazioni ai prodotti solari della Cina non solo ledono gli interessi della nostra industria quanto di quella europea, ma possono anche distruggere il sano sviluppo del settore globale dell'energia solare» dunque l'Unione Europea è invitata alla consultazione e alla cooperazione al fine di risolvere l'attrito generatosi sul commercio dei pannelli solari.

Bandiera cinese ed europea con sfondo di pannelli fotovoltaici

(Bandiera cinene ed europea con sfondo di pannelli fotovoltaici)

Le parole e la proposta cinese hanno steso gli animi rammaricati e arrabbiati degli europei, ma ugualmente il vecchio continente ha voluto precisare le pratiche sleali compiute dal parte della Cina e lo stesso Milan Nitzschke, presidente di EU ProSun, ha dichiarato che «la Commissione Europea ha compiuto oggi un grande passo verso la salvaguardia del settore delle tecnologie sostenibili e di una base produttiva più ampia in Europa. Le compagnie cinesi stanno esportando prodotti solari sottocosto in Europa, con un margine di dumping compreso tra il 60% e l'80% che le porta a registrare perdite importanti pur senza finire in bancarotta perché finanziate dallo Stato».

Dall'altra parte, invece, c'è chi si schiera in una fazione opposta, come Thorsten Preugschas, CEO dell'azienda tedesca Soventix ed affiliato all'Alleanza per un'Energia Solare Accessibile (AFASE), il quale ha chiesto alla Commissione europea di opporsi a scelte protezionistiche, considerando il libero scambio «uno dei fattori che ha consentito all'industria fotovoltaica europea di svilupparsi rapidamente. In un momento in cui i governi europei stanno riducendo gli incentivi per l'energia solare, eventuali barriere commerciali potrebbero far aumentare i costi e danneggiare irrimediabilmente la competitività di questa fonte di energia»

AutoreDott.ssa Sara Tomasello

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