Eolico galleggiante

In un precedente articolo vi avevo parlato della possibilità di produrre eolico in zone con poco vento, grazie a una nuova turbina messa a punto da Siemens e che arriverà sul mercato entro il 2017. Ora vi voglio parlare di un possibile sbocco per l'energia eolica.

Offshore è il termine con il quale si indica un qualcosa a distanza dalla costa, un termine nautico per definire anche un campo di applicazione dell'energia eolica: offshore, appunto. Un campo sempre più in crescita visto la propensione a installare sempre più in alto mare queste tipologie di impianti.

Un esempio di un impianto offshore

(Un esempio di un impianto offshore)

Ma perché l'eolico offshore? Semplice perché più ci si allontana dalla costa e più i venti tendono a spirare forte e più costantemente con ovvi vantaggi per la produzione dell'energia elettrica. Tra i paesi più produttivi nell'eolico offshore troviamo la Gran Bretagna che ha puntato molto su questo tipo di installazioni.

Gli impianti che possono essere installati sono due: quelli classici che si impiantano su fondali di profondità non superiori ai trenta metri e quelli galleggianti, creati da un team di ricerca dell'università del Maine. I primi sono più diffusi in quanto tecnologia di vecchia data, ma sui secondi ci sarebbe un margine di guadagno superiore.

Le turbine galleggianti, infatti, possono essere montate a distanze dalla costa di gran lunga superiori rispetto a quelle classiche e questo si rifletterebbe sulla capacità di produzione dell'energia elettrica. Secondo il team che ha messo appunto la ricerca si potrebbe produrre energia al costo di 10 centesimi di dollaro per Kw/h e senza sussidi statali.

Riguardo, poi, all'Europa si stima che l'eolico offshore galleggiante potrebbe produrre energia quattro volte superiori a quella necessaria, alimentando circa 145.000 famiglie europee se si sviluppasse questa tipologia di impianti. Attualmente esistono solo due impianti: uno sito nel Mar del Nord e uno nell'Oceano Atlantico.

Da una ricerca effettuata dall'European Wind Energy Association si stima che l'eolico offshore possa essere in forte espansione e giungere a toccare quota 40 GW entro il 2020. Il rapporto, però, sottolinea la necessità di supportare il settore con politiche chiare e trasparenti che puntano in futuro a semplificare le procedure di attuazione e a produrre politiche che vertono su un aumento di fondi per la ricerca.

Tra le curiosità che toccano il mondo dell'eolico offshore ci sarebbe uno studio realizzato dall'Università del Delaware in collaborazione con la Stanford University. Nello studio, partendo dai dati dei devastanti uragani Katrina, Isaac e Sandy, si è cercato di capire come questi eventi meteorologici si sarebbero comportati alla presenza di grandi parchi eolici offshore. Il risultato è stato estremamente sorprendente.

In base ai modelli matematici, si è potuto calcolare che le turbine eoliche agirebbero su quegli uragani come un muro che li costringerebbe a diminuire di potenza. Gli impianti, secondo questi modelli, sarebbero in grado di ridurre del 79% la forza degli uragani e a 92 miglia all'ora la velocità dei propri venti.

«Quando sono presenti le turbine eoliche in mare, i venti di rotazione esterne dell'uragano rallentano: questo contribuisce a diminuire l'altezza delle onde, cosa che a sua volta riduce i movimenti d'aria verso il centro del ciclone, aumentando la pressione centrale. In questo modo tutti i venti dell'uragano vengono rallentati, dissipando più velocemente la potenza generale del fenomeno.» Afferma Mark Z. Jacobson professore di ingegneria civile e ambientale all'università di Stanford che ha curato lo studio.

AutoreDott. Giovanni Rispo

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