Energie rinnovabili: il tesoro della Danimarca

C'è un reame nel Nord dell'Europa, dove dal 2004 l'impiego delle energie da fonti rinnovabili rinnovabili è cresciuto del 60 %. Non è una favola ma una realtà. Questa terra è il Regno di Danimarca, lo stato più piccolo e meridionale dalla Scandinavia (per quanto, in realtà, non faccia materialmente parte della penisola scandinava). Qui, tra le più celebri centrali eoliche e le "segrete" reti termiche, il ricorso ai combustibili fossili si avvicina sempre più a essere qualcosa di molto lontano.

Dal 2004, in Danimarca, l'impiego di energie da fonti rinnovabili è cresciuto del 60 %

(Dal 2004, in Danimarca, l'impiego di energie da fonti rinnovabili è cresciuto del 60 %)

Questo piccolo stato, tra i pioneri dell'eolico nella "preistoria" degli anni '70 (da allora, infatti, molti passi avanti sono stati fatti nel settore delle energie rinnovabili), lo scorso 3 Novembre ha prodotto più energia eolica di quanta, in realtà, potesse consumarne. Non si tratta certo di una novità per questo paese, dove normalmente situazioni come questa si verificano la domenica pomeriggio (quando i consumi di energia elettrica sono più bassi), ma è un dato di fatto che la piccola Danimarca si sta indirizzando verso situazioni di questo tipo anche durante i giorni lavorativi e, dunque, verso una sempre maggiore esportazione di questa energia pulita nella vicina Germania.

La Danimarca è sempre più spesso in grado di esportare energia eolica in eccesso

(La Danimarca è sempre più spesso in grado di esportare energia eolica in eccesso)

Ma oltre alle grandi turbine eoliche, che con il loro vento provocano talvolta perturbazioni nelle reti elettriche del Nord Europa, la Danimarca cela un altro tesoro delle rinnovabili; anche questo concorre alla produzione di quel 36 % di energie da fonti rinnovabili, che costituisce una parte consistente dell'intero fabbisogno energetico locale. Secondo un rapporto (del 2011) dell'agenzia danese per la produzione dell'energia elettrica, infatti, il 41 % del riscaldamento domestico (e non solo) è soddisfatto da fonti di energia rinnovabile. 

Certo, anche nel piccolo regno di Danimarca, è stata necessaria la prima crisi petrolifera del 1973, perché il paese si decidesse a cambiare rotta e a ridurre la propria dipendenza dai combustibili fossili (che, allora, raggiungeva il 90 %). Da allora, ogni centro ha dovuto stilare il proprio piano energetico, mentre il governo metteva in atto politiche a favore delle enegie rinnovabili (e, a sfavore, di quelle tradizionali). Ed eccoci così al secondo punto forte delle rinnovabili danesi, costituito da vere e numerose reti di calore che forniscono il 54 % del riscaldamento necessario.

Come? Sostanzialmente attraverso una grossa caldaia che produce calore e da cui partono chilometri di canalizzazioni che trasportano l'acqua calda nei radiatori delle abitazioni.

Nella fredda Danimarca, il 41 % del riscaldamento domestico viene da fonti rinnovabili

(Nella fredda Danimarca, il 41 % del riscaldamento domestico viene da fonti rinnovabili)

Per la maggior parte (ben il 63 %), queste caldaie collettive sono, in realtà, installazioni di cogenerazione che, oltre a riscaldare, forniscono energia elettrica ai loro utilizzatori. Alcune sono ancora oggi alimentate a gas naturale ma, per la maggior parte, sfruttano energia da fonti rinnovabili: rifiuti, biomassa e geotermia; alcune sfruttano addirittura l'energia eolica e solare per mantenere calda l'acqua stoccata all'interno di enormi serbatoi.

Infine, un'ultima particolarità: per la maggior parte, queste reti di calore sono gestite da cooperative costituite dai loro stessi fruitori, protette da qualsiasi eventuale tentativo di lucro. Anche per questo, quanti non riescano a servirsi di queste reti sono severamente controllati dal governo centrale.

AutoreDott.ssa Morena Deriu

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