Energia-clima 2030, l'Ue si schiera con il Green. Ma agli ambientalisti non basta

L'Europarlamento ha detto sì. È appena stata approvata una risoluzione che chiede alla Commissione europea di imporre a tutti i Paesi Ue un 40 percento in meno di emissioni di Co2, il 30 percento in più di energie rinnovabili e almeno una crescita del 40 per l'efficienza energetica rispetto ai parametri registrati nel 1990. Il tutto entro il 2030. 
Una buona nuova, pare, specialmente se paragonata alla proposta originale dell'organo esecutivo dell'Unione Europea, che il 22 gennaio scorso ha proposto parametri talmente bassi da far scattare le reazioni furibonde di tutto il mondo green.

"Le svendite di gennaio sono cominciate e le aziende energetiche fossili d'Europa, che si collocano nel cosiddetto Gruppo Magritte, hanno fatto un grande affare – ha dichiarato Giuseppe Onufrio, direttore esecutivo di Greenpeace Italia, di fronte ai dati dell'Esecutivo -. Il piano della Commissione per il 2030 rischia di stroncare il mercato in piena espansione delle energie rinnovabili. È una visione miope, che costerà cara ai cittadini europei: meno posti di lavoro legati al settore delle rinnovabili, maggiori importazioni di combustibili fossili e vita più breve a causa dell'inquinamento". Per le associazioni ambientaliste, infatti, gli obiettivi della Commissione sono frutto di un condizionamento forte delle grandi lobby industriali, che starebbero pesantemente investendo su fonti tradizionali quali carbone, gas e nucleare. Greenpeace, in particolare, ha puntato il dito contro compagnie energetiche precise, quali GDF-Suez, RWE, Eon, Enel e Vattenfall, le quali si sarebbero imposte e opposte a ogni obiettivo vincolante e serio su rinnovabili ed efficienza energetica. Ma il Parlamento europeo non ha ceduto al ricatto e ora la palla passa al Consiglio Ambiente ed Energia dell'Unione, il quale dovrà pronunciarsi il 3 e il 4 marzo.

Unione europea

Ma nel Pacchetto Energia-Clima 2030 stilato dalla Commissione, cosa ha mandato su tutte le furie gli ambientalisti d'Europa?

Innanzitutto il fatto che gli obiettivi stabiliti sono vincolanti solo per l'Unione Europea nel suo complesso, e non per i singoli Stati membri, con la conseguenza che anche il governo più lontano dai parametri non potrà essere sanzionato. Inoltre, nonostante la consapevolezza che le energie rinnovabili potrebbero coprire, entro il 2030, oltre la metà della richiesta dell'energia in Europa, la quota sull'efficienza energetica imposta è ferma a un misero 27 percento. Un freno che non farà che prolungare la dipendenza dell'Unione dall'importazione dei combustibili tradizionali che oltre a essere inquinanti sono inutilmente cari. Solo la reazione dell'Europarlamento - che ha portato il target al 40 percento - è riuscita quantomeno a rilassare almeno una parte dei verdi. Resta però l'amarezza per la mancanza di lungimiranza e di coraggio, appellandosi alla certezza che il vecchio continente riuscirebbe a raggiungere quote anche più alte del 50.

E quali sono i target minimi a cui aspirano gli ambientalisti per invertire la rotta del surriscaldamento globale e della dipendenza energetica da fonti non rinnovabili?

"Un meno 55 percento di emissioni, il 40 per cento meno di consumo energetico e il 45 in più di energia rinnovabile", parola di Legambiente, che riassume le posizioni della maggioranza delle associazioni che si battono per un futuro sostenibile. "Il libro bianco Clima-Energia 2030 adottato dalla Commissione europea – recita il comunicato di Legambiente - rappresenta una preoccupante e pericolosa retromarcia rispetto agli impegni assunti finora dall'Europa per mantenere il riscaldamento globale sotto i 2°C ed evitare la catastrofe climatica. Gli obiettivi comunitari al 2030 proposti oggi [il 22 gennaio 2014 ndr.] non consentono all'Europa di mettere in campo una forte e coerente azione climatica in grado di invertire la rotta".

Immagine simbolica del surriscaldamento globale

Qual è il rischio più grande?

Se non si ridurranno le emissioni di gas-serra di almeno il 95 percento entro il 2050, il surriscaldamento globale salirà oltre i limiti. È ancora Legambiente a spiegare come l'Unione europea avrebbe "tutti gli strumenti e tutto il tempo" per evitare il peggio, ma "ci stiamo avventurando verso un surriscaldamento del pianeta di oltre 4°C con scenari apocalittici. Serve un'inversione di rotta come evidenzia anche il nuovo rapporto degli scienziati del Panel intergovernativo dell'Onu sui cambiamenti climatici, che avvertono come non sia più possibile continuare su questa strada". Legambiente spiega nei suoi comunicati che "servono obiettivi legalmente vincolanti sia per la riduzione delle emissioni di gas serra, che per le rinnovabili e l'efficienza energetica. Il solo obiettivo vincolante di riduzione delle emissioni di gas serra non è sufficiente a stimolare i necessari investimenti per le rinnovabili e l'efficienza energetica. Per raggiungere gli obiettivi climatici europei è indispensabile una forte trasformazione del sistema energetico con una significativa riduzione dell'uso di energia e una forte espansione delle fonti rinnovabili. Questi tre obiettivi centrali della politica energetica europea sono complementari e non possono essere sottoposti a compromessi politici di basso profilo che ne limitino l'efficacia".

Adesso non resta che attendere la discussione del Consiglio Ambiente ed Energia dei primi di marzo e quindi il vertice della Commissione del 20 e 21 marzo, quando dovrà essere stilato l'accordo definitivo e la relativa proposta legislativa vincolante. Incrociamo le dita e orecchie tese.

AutoreStella Spinelli

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