Edilizia sostenibile: la tecnica Earth bag

In un futuro (si spera) sempre più ecosostenibile, dove i fabbisogni energetici mondiali saranno sempre più soddisfatti da fonti di energia rinnovabile, anche gli edifici saranno costruiti con sempre maggiore attenzione all'ecosostenibilità e con tecniche accessibili a tutti i livelli socio-economici. Tra queste, rientra, senz'altro, il metodo Earthbag che prevede l'utilizzo di sacchi di terra cruda per la costruzione di edifici.

I lavori di realizzazione di un'abitazione secondo il metodo Earthbag

(I lavori di realizzazione di un'abitazione secondo il metodo Earthbag)

Negli anni ottanta, a fare la fortuna di questa tecnica, è stato l'architetto iraniano Nader Khalili (1936-2008), fondatore nel 1986 Cal-Earth, The California Institute of Earth Art and Architecture, un'associazione no-profit con lo scopo di far conoscere e diffondere le più avanzate innovazioni tecnologiche del settore edilizio tra indigenti e senza tetto. Va, però, detto che il primo a studiare lo sviluppo di questa tecnica per costruire murature fu Gernot Minke, un ingegnere e professore di architettura.

Il metodo Earthbag si fonda sostanzialmente sul riutilizzo dei sacchi di tela riempiti di sabbia, che nelle difese militari fungevano da barriere alle intemperie. Dopo aver, infatti, realizzato una sorta di trincea, riempita con massi e simili, per dare stabilità alla struttura, si procede a impilare sacchi per lo più in poliprilene (scelti per i costi ridotti e la resistenza all'acqua), per poi ricoprirli con un materiale opaco (come, ad esempio, l'intonaco) che li protegga da raggi UV e infiltrazioni d'acqua.

La tecnica diffusa da Khalili ha, dunque, fatto dei sacchi di sabbia delle trincee militari dei mattoni con cui realizzare strutture a cupole e ad archi (eventualmente ricopribili con tetti più "tradizionali"), resistenti a uragani, terremoti e incendi. Queste strutture sono, infatti, realizzate con il 90 % di terra e il 10 % di cemento, il che le rende più forti e resistenti dello stesso calcestruzzo.

Un'immagine di Nader Khalili vicino a una costruzione realizzata con la Earthbag

(Un'immagine di Nader Khalili vicino a una costruzione realizzata con la Earthbag)

Si capisce, quindi, perché il modello Earthbag risponda in particolar modo alle caratteristiche di un modello ecosostenibile. Oltre a servirsi di materiali green e facilmente reperibili ovunque, infatti, si tratta di un sistema di costruzione replicabile facilmente e in tempi ridotti, senza l'utilizzo di macchinari o personale altamente qualificato. Evita, inoltre, il ricorso a una risorsa come il legno, in crescente diminuzione.

Direttamente collegato dal metodo di Khalili è, poi, il cosiddetto Papercrete, un intonaco di carta riciclata, paglia e cemento portland, che i coniugi Hart (tra gli allievi più attivi dell'architetto iraniano) hanno utilizzato per sostenere la muratura in Earthbag e proteggerla da acqua e raggi UV.

I coniugi Hart hanno abbinato la tecnica Earthbag all'intonaco Papercrete

(I coniugi Hart hanno abbinato la tecnica Earthbag all'intonaco Papercrete)

AutoreDott.ssa Morena Deriu

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