Dissalatore solare: come ottenere l'acqua potabile dal mare

Era il 1920 quando per la prima volta una giovane ventenne, Maria Telkes, inventò un marchingegno capace di rendere potabile l'acqua di mare. Novantaquattro anni fa si parlava già di distillazione solare. Il sistema, infatti, permetteva di versare l'acqua salina in un contenitore, caratterizzato da una lastra esterna in vetro trasparente. Questo recipiente, messo al sole, faceva in modo che l'acqua contenuta al suo interno venisse depurata. A distanza di anni l'invenzione è stata ripresa anche da un designer italiano, Gabriele Diamanti, che ha brevettato un originale dissalatore solare. Si tratta di un sistema capace di convertire 5 litri di acqua salina in acqua dolce al giorno.

DISTILLATORE SOLARE

(L'eliodomestico è un dissalatore solare dedicato ai Paesi in via di sviluppo)

Eliodomestico è il nome del prototipo creato dal giovane 31enne che ha attribuito al recipiente la forma di una macchina da caffè moka capovolta. La caldaia infatti si trova in alto mentre l'uscita del vapore è stata collocata in basso. Ma vediamo, pure, nei dettagli come funziona il distillatore di Diamanti, selezionato tra i 12 finalisti al Prix Emile Hermès. La parte superiore viene riempita di acqua marina, salmastra o anche inquinata che, a contatto con l'energia solare, evapora e viene dirottata mediante un condensatore nel forno, posto in basso, per poi essere raccolta attraverso una piastra. Uno strumento, dunque, che sfrutta i raggi del sole per depurare l'acqua e desalinizzarla. L'apparecchio, realizzato in maniera artigianale e con materiali facilmente reperibili, è stato ideato e concepito proprio a favore delle popolazioni che risiedono in zone aride e desertiche. Un modo, dunque, per venire incontro alle esigenze di famiglie che non riescono sempre a procurarsi acqua dolce.

L'Eliodomestico, che funziona ovviamente senza elettricità, si presenta sempre con un colore nero in quanto è proprio la tonalità scura a permettere al liquido di scaldarsi più velocemente e di raggiungere la temperatura di 90° in modo che poi l'acqua diventi potabile. Così come per la caffettiera, anche il distillatore si prepara sin dal mattino. Vediamo come. L'operazione è semplice e alla portata di tutti, la manutenzione richiesta è veramente minima: prima bisogna riempire il contenitore ermetico con acqua non potabile e poi la sera si potranno cogliere i frutti. Nella ciotola posizionata sul fondo del vaso confluisce tutta l'acqua pulita e ricondensata durante le ore del giorno. Il processo di trasformazione dell'acqua è del tutto naturale, mentre l'aspetto estetico dell'apparecchio evidenza la funzione estetica e funzionale che Diamanti ha voluto attribuire alla sua creatura.

La scoperta, che porta in alto il tricolore italiano, è prima di tutto un'invenzione di carattere sociale che va a sostenere tutti quei popoli che vivono in Paesi in via di sviluppo e che soffrono la sete. Un primo passo contro la carenza idrica globale. Il progetto, inoltre, si configura come "open source": il designer ha dato, infatti, il via libera a tutti coloro che vorranno realizzarlo con il solo "obbligo" di citare il suo nome in qualità di inventore. "L'Eliodomestico – rende noto Gabriele Diamanti – è un progetto aperto, gratuito per le persone che ne hanno bisogno. Apprezzo realmente chi mi sostiene nello sviluppo di questo progetto". Il costo stimato per depurare 5 litri d'acqua al giorno con la sua invenzione è pari a 50 dollari mentre con un normale distillatore che in media riesce a purificare 3 litri d'acqua al giorno il prezzo si aggira sui 100 dollari. "L'idea è diffondere l'eliodomestico senza lucrare ma solo con l'obiettivo di migliorare le condizioni di vita di popoli che soffrono per la mancanza di risorse idriche" fa sapere il giovane designer, che sottolinea la semplice manutenzione del prodotto, l'assenza di filtri, i vantaggi per l'economia locale in cui esso viene utilizzato e soprattutto l'assenza di alcun impatto negativo sull'ambiente.  L'appello è alle associazioni e alle organizzazione non governative perché possano finanziare simili start -up finalizzate al bene comune.

AutoreDott.ssa Tiziana Casciaro

Articolo letto 7.447 volte



Visualizza l'elenco dei principali articoli