Dalla Cina la lavatrice-mulino ad emissioni zero

Arriva dall'Asia orientale l'originale idea di una "lavatrice – mulino" ad emissioni zero. Una lavabiancheria che funziona completamente senza elettricità. Il progetto, redatto da quattro designer cinesi della "Southwest Jiaotong University", prevede una grande ruota che, grazie alla forza idrica dei corsi d'acqua in cui viene installata e ad un contenitore in cui inserire il bucato sporco, riesce a bagnare e a sciacquare gli indumenti fino alla più totale limpidezza. Un paio di giri e i capi sono pronti per essere stesi al sole. L'energia cinetica di un rivolo viene trasformata in energia meccanica.

LA LAVATRICE AD EMISSIONI ZERO

(La lavatrice - mulino è stata progettata in Cina per il bucato a zero emissioni)

L'invenzione è stata già premiata con un noto riconoscimento di design "Red Dot Design Award" nel 2013 e si appresta ad essere utilizzata da tutte le donne cinesi in prossimità dei fiumi e vicino casa. L'intento dei progettisti è quello di ottenere maggiori finanziamenti affinché la "macchina lavabiancheria" possa essere distribuita in più zone della Cina, e non solo. Le componenti del mulino, che sono in legno, consentirebbero una produzione caratterizzata da costi più bassi e vantaggiosi sul mercato. Uno strumento che rappresenta, dunque, un'alternativa alla tradizionale lavatrice e che si rivela un'invenzione eco-compatibile ed utile soprattutto nelle realtà e nei villaggi più poveri dove l'energia elettrica scarseggia o è del tutto assente. Il solo "motore" della lavabiancheria ecosostenibile è infatti la forza naturale dell'acqua dei fiumi che consente alla ruota di girare.

Il mulino è comunque di per sé già una macchina molto antica: la ruota idraulica veniva utilizzata, infatti, nel I secolo avanti cristo in Cina, Medio Oriente ed in Europa settentrionale; nel Medioevo addirittura i macinatoi erano le macchine più adoperate sul fronte della produzione. Un'idea, dunque, che parte da lontano quando i primi motori provenivano proprio da una fonte di energia naturale come l'acqua per irrigare i campi.

Ma torniamo, pure, alla nostra "lavatrice- mulino", che non può non essere considerata una grande ed originale alternativa ecologica alla tecnologia moderna. Anche se non mancano, però, le polemiche di alcuni ambientalisti contrari alla dispersione di detersivi nei corsi d'acqua. Siete curiosi di conoscere il suo aspetto? Sono tre gli scomparti in cui è suddivisa; tre le aree dove è possibile posizionare i nostri capi, che fortunatamente non scivoleranno mai all'esterno della "ruota" grazie a particolari fessure. Non capiterà, dunque, di dover "rincorrere" il nostro bucato nel corso d'acqua perché le tre cabine, create per contenere gli indumenti, vantano fenditure ben sigillate.

Anzi, se i panni da lavare non dovessero essere tanti, tre famiglie potrebbero usufruire della stessa "ruota idraulica" per smacchiare il bucato nello stesso momento. Il numero tre ricorre pure nel procedimento del lavaggio: la prima fase prevede che i panni si bagnino e che venga inserito il detersivo; la seconda fase è quella della centrifuga, mentre la terza tappa è caratterizzata dal risciacquo e dal ritiro del bucato, pronto e profumato per essere asciugato al sole. Un procedimento semplice che soprattutto non mette in circolazione nell'aria  alcun tipo di emissione.

A fare da cornice, inoltre, alla "lavatrice-mulino" in legno, made in Cina, sono le grandi palette che si riempiono d'acqua e che sono alla base dell'intero marchingegno. Ora non ci resta altro che chiudere gli occhi ed immaginare il suo funzionamento. È proprio il caso di dire che i "panni sporchi" in Cina si lavano.. nel mulino.

AutoreDott.ssa Tiziana Casciaro

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