Dagli indumenti agli accessori: il futuro della tecnologia portatile sta in un raggio di sole

Forse i nostri avi non si sarebbero mai sognati che dal sole si potesse generare elettricità. O forse sì. Ma di sicuro, risalendo agli anni durante i quali c'è stata la meravigliosa scoperta dei pannelli fotovoltaici, nessuno, o forse pochi si sarebbero immaginati che questi potessero diventare portatili e non andare bene solo tra le tegole di una casa o su una distesa pianeggiante ed erbosa.

Ma la tecnologia è strabiliante nei suoi continui mutamenti ed esperimenti e oggigiorno è giunta anche a questa impensabile proposta: il fotovoltaico è diventato un accessorio da portare con sé e perché no anche da indossare.

Non avete mai pensato, ad esempio, di poter ammirare un tessuto griffato, ma al contempo ecosostenibile, svolazzare tra i movimenti sinuosi di una modella? Ebbene sì, dovrete ricredervi: in futuro, la moda imporra, ai sui seguaci più glamour, di indossare outfit solari.

WINDOW SOCKET: LA PRESA DI CORRENTE PORTATILE CHE SI RICARICA CON IL SOLE

La Window Socket è un progetto nato dall'idea di due designers, Kyuho Song & Boa Oh, e consiste in una presa di corrente portatile in grado di ricaricarsi grazie ai raggi del sole. L'idea era quella di poter usufruire di energia all'occorrenza e per svariate ore, la nuova tecnologia ha dato vita ad una presa, dotata di pannelli fotovoltaici, che viene attaccata, per mezzo di una ventosa, ad una finestra ben illuminata in grado fornire l'apporto di energia sufficiente per usufruire di una ricaricare anche fuori casa.

Come usare la Window Socket

(Come si usa la Window Socket)

La parte ricoperta da piccole celle solari è quella della ventosa, capace di accumulare energia in 5-8 ore di esposizione solare, che è possibile attaccare su qualsiasi superficie in vetro come quella dell'auto, quella della nave, o quella dell'aereo; posizionata sull'altra parte, quella che andrebbe rivolta verso l'interno, si trova la vera e propria presa di corrente, con un'autonomia di 10 ore, per mezzo della quale poter ricaricare i dispositivi.

SUN READY POWER

Sun Ready Power è il nome dato al brevetto dei due invetori, John Wennstrom e Jim Teraberry, i quali hanno pensato di racchiudere la potenza dei pannelli fotovoltaici in un sistema dotato di ruote, un po' come se fosse un trolley da viaggio.

Sun Ready Power

(Struttura di Sun Ready Power)

L'idea dei due inventori parte da un obiettivo nobile, ovvero quello di poter portare l'elettricità nelle aree disagiate del pianeta e il sistema portatile ne faciliterebbe il trasporto. Inoltre la nuova tecnologia, pronta all'uso, racchiude un sistema superaccessoriato, all'interno del quale i pannelli sono racchiusi in una custodia robusta, sostenuta da una base con le ruote, che può essere installata e messa in funzione in appena cinque minuti. La struttura è anche dotata di porte USB e prese di corrente da 12V e da 120V, di batterie al litio e di un inverter: l'impianto può fornire l'alimentazione energetica a computer portatili, a telefoni cellulari e anche ad un piccolo frigorifero.

L'iKUBE

La Pro D3 Srl è un'azienda italiana specializzata nella progettazione e installazione di impianti fotovoltaici e termici che nel 2009 ha inventato e brevettato un dispositivo fotovoltaico portatile: l'iKube.

In solo 1 m3 di volume, iKube è in grado di fornire 3 kW di potenza di fonte rinnovabile, per mezzo dell'accumulo in otto batterie Piombo-acido AGM classe C20 da 245 Ah, contenute alla base della struttura.

Silenziosità e compattezza sono i prerequisiti di questo micro dispositivo fotovoltaico che nasce con l'idea di rendere l'energia solare accessibile per tutti senza alcuna privazione legata ai costi, alle concessioni, ed eccetera.

La struttura pesa 500 kg ed è dotata di un sistema di chiusura/apertura che rende questo strumento, trasportabile (date le dimensioni irrisorie di 1,27 x 1,27 x 1,20 m quando è chiuso e 3,13 x 2,57 x 2,28 m quando è aperto) ma al contempo utilizzabile in breve tempo (Fonte it.ibtimes.com)

VIDEO - PRESENTAZIONE DI iKUBE

I TESSUTI SOLARI: USA vs. GIAPPONE: IL COSTUME DA BAGNO FOTOVOLTAICO E VERI E PROPRI CAPI DI ABBIGLIAMENTO SOLARI

In passato, vi sono stati diversi tentativi di adattamento degli indumenti al fine di produrre energia.

Ad esempio, i più appassionati, ricorderanno, senz'altro, il costume da bagno che permetteva di non restare mai senza carica, grazie ad una presa USB incorporata nel modello. Anche grandi stilisti, come ad esempio Zegna, hanno proposto un'alternativa Solar Jacket da fare invidia anche ai naturalisti più fanatici. Ma fino a qui, niente di esageratamente rivoluzionario.

I tessuti comuni, come la lana o la seta, si intrecciano con le celle di silicio, più lunghe e flessibili rispetto a quelle rispetto a quelle che siamo abituati a vedere, così che sfilare per le vie cittadine diventerebbe un po' come indossare i pannelli fotovoltaici: potremmo ricaricare i nostri dispositivi elettronici, dove e quando vogliamo. La differenza sta proprio nel fatto che non dovremmo sopportare un peso in più, non si tratta, quindi, di un accessorio aggiuntivo al nostro quotidiano abbigliamento, ma sarà proprio la nostra gonna, la nostra maglia e perché no, anche i nostri cappelli e guanti a produrre energia solare.

Per incrementare l'impiego delle energie rinnovabili, una vera grande soluzione viene proposta dai ricercatori della Penn State University, coordinati dal docente di chimica, John Badding. Più o meno contemporaneamente, anche altri istituti hanno dato vita a ricerche in tutto il mondo.

Tecnologia Sphelar


(Come funziona la tecnilogia Shpelar)

Il Giappone, con la Sphelar Power Corporation, si conferma, nuovamente, al passo con i tempi, ovvero, più trand che mai, promettendo che entro il 2015 riuscirà a mettere sul mercato una linea di tessuti costituita interamente da un intreccio di celle sferiche di silicio infinitamente sottili, spesse appena 1,2 mm, capaci di produrre singolarmente 0,2 milliWatt.

La struttura sferica, con gli elettrodi posizionati in facce opposte, consentirebbe di sfruttare ampiamente i raggi solari indipendentemente dall'angolazione, producendo, così una quantità maggiore di energia. «Sphelar enables application of solar where conventional solar does not make any sense», sottolinea la compagnia, infatti questa particolare struttura consentirebbe di sfruttare l'energia del sole anche dove i metodi convenzionali non sono riusciti ad arrivare. La compagnia ha escogitato un metodo per incrementare l'uso dell'energia solare anche durante le ore notturne, grazie all'inserimento di una batteria. (Fonte eetimes.com).

AutoreDott.ssa Sara Tomasello

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