Color-It-Yourself Dress e Dress Assembly, e la moda diventa sostenibile

Anche nel mondo della moda e del fashion design si inizia a parlare ditemi quali la sostenibilità e il riciclaggio. In modo particolare, si tratta di un progetto molto originale nato dalla collaborazione fra un designer grafico, Michiel Schuurman, e un designer di moda, Berbero Soepboer, creato per la fabbrica tessile De-Ploeg.

Esistono due serie di questo progetto, il primo si chiama "Color-It-Yourself Dress" e il secondo "Dress Assembly". La prima serie utilizza marcatori colorati mentre la seconda si avvale di semplici bottoncini automatici.

Nel primo caso, gli abiti, pensati soprattutto per le collezioni da donna, sono semplici nei modelli ma ricamati a filo di ferro, ovvero solo con i contorni, di numerose fantasie geometriche che si intersecano fra di loro. La persona che indossa l'abito può decidere il colore di ogni spazio grafico e cambiarlo di continuo. I marcatori servono proprio a questo, si tratta, infatti, di pennarelli speciali prodotti appositamente per la stoffa, quattordici colori diversi in ogni confezione. Ogni mattina è possibile personalizzare l'abito che resta sempre lo stesso ma ogni volta cambia colore, in base ai gusti o all'umore di chi lo indossa.

"Color-It-Yourself Dress"_Michiel Schuurman (graphic designer) e Berbero Soepboer (fashion designer)

("Color-It-Yourself Dress"_Michiel Schuurman (graphic designer) e Berbero Soepboer (fashion designer))

"Color-It-Yourself Dress"_Michiel Schuurman (graphic designer) e Berbero Soepboer (fashion designer)

"Color-It-Yourself Dress"_Michiel Schuurman (graphic designer) e Berbero Soepboer (fashion designer)

La seconda serie, invece, è completamente diversa ma il principio è lo stesso. L'abito qui diventa componibile, nel senso che un vestito è proposto in un kit formato da un certo numero di pezzi che possono essere facilmente assemblati e tenuti insieme per mezzo dei bottoncini automatici. Essendoci pezzi diversi, sono possibile anche un certo numero di combinazioni diverse e questo significa che con un solo kit e possibile aver più vestiti.

"Dress Assembly"_Michiel Schuurman (graphic designer) e Berbero Soepboer (fashion designer)

("Dress Assembly"_Michiel Schuurman (graphic designer) e Berbero Soepboer (fashion designer))

"Dress Assembly"_Michiel Schuurman (graphic designer) e Berbero Soepboer (fashion designer)

Un'idea molto particolare che ha come principio base una grande economia sia di materiali che di soldi. Avendo sempre lo stesso vestito di base, si va a risparmiare da tutti i punti di vista che attengono alla catena produttiva e si va a diminuire l'inquinamento ambientale, sia dal punto di vista delle emissioni tossiche prodotte dalle fabbriche sia dal punto di vista delle materie prime tipicamente utilizzate per il confezionamento dei vestiti, come il cotone. L'impatto ambientale è notevolmente ridotto ma non si rinuncia alla varietà di possedere un abito sempre diverso.

Come si legge dalla descrizione degli autori in merito a questo progetto "La sostenibilità è, quindi, presente in questo design su diversi livelli: la materia come soggetto, attraverso le stampe, che aumentano la consapevolezza; come principio di base, attraverso le molteplici vite dei pezzi di tessuto; e come idea generale, permettendo all'utilizzatore di fornire in ingresso attraverso le sue scelte, il significato emotivo dell'indumento in modo che possa essere indossato più e più volte".

Gli abiti di queste collezioni sono molto versatili e non vengono pensati dai designer per adattarsi alle donne, ma sono le stesse donne che adattano il proprio vestito a se stesse. Sembra quasi un processo all'inverso, dove è il fruitore, in ultima fase e non all'inizio, a dare sia le direttive che l'ultima parola sul prodotto. Il ruolo del designer, come giusto che sia, è quello di fornire ai suoi clienti i giusti mezzi per poter soddisfare i propri bisogni.

AutoreDott.ssa Chiarina Tagliaferri

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