Le mangrovie salveranno i territori dall'innalzamento del livello del mare

CALTROPe è l'interessante progetto di bioedilizia elaborato dal team di Budapest Szövetség'39, che ha vinto l'International Architecture Competition, concorso organizzato dalla Jacques Rougerie Foundation, un'organizzazione no profit interessata alla relazione tra architettura e oceani.

CALTROPe, nella categoria "Architettura e innalzamento del livello del mare", ha rappresentato una soluzione innovativa per combattere e prevenire la perdita dei terreni coltivabili causata, appunto, dall'aumento del livello delle acque. Un fenomeno preoccupante dovuto ai cambiamenti climatici e all'inquinamento, che ha sottratto chilometri di terra all'uomo.

Nella fattispecie, il gruppo di lavoro studiando le caratteristiche biologiche delle mangrovie, ha evidenziato la possibilità di sfruttarle come barriere naturali per difendere i territori dall'aggressione delle maree. Questa specie di alberi, infatti, è resistente al sale e riesce a trattenere i sedimenti fluviali nelle proprie radici.

Caltrope, foresta di mangrovie(Foresta di mangrovie)

Il team, formato da biologi, scienziati, architetti, grafici e designer, si è avvalso di tecniche di computer grafica in 3D per elaborare il progetto e fornire una simulazione dello stesso. L'idea consiste nel realizzare delle infrastrutture, da montare sotto la superficie dell'acqua, preposte ad aiutare la crescita delle mangrovie fino al raggiungimento della dimensione adatta a far  fungere loro da diga naturale.
Tali "sostegni", dunque, funzionano da vere e proprie incubatrici per gli alberi che con il passare del tempo diventeranno autosufficienti. Costituiti da una combinazione di materiali organici e calcestruzzo, secondo le previsioni degli studiosi, dovrebbero sgretolarsi nel giro di 15 – 20 anni e la materia sciolta andrà a unirsi al sedimento di base.

Caltrope, installazioni a sostegno degli alberi(Installazioni del progetto Caltrope)

Le installazioni, infine, trovandosi sott'acqua sono visibili soltanto in presenza di bassa marea e hanno, di conseguenza, un impatto minimo sul paesaggio. Un aspetto questo da non trascurare che rende il CALTROPe un'idea ancora più originale e sostenibile.

In virtù di quanto detto, nel progetto giocano un ruolo fondamentale le foci a delta dei fiumi. CALTROPe, infatti, cerca di sintetizzare e bilanciare la loro forza con i processi naturali. Il sistema, andando più nello specifico, è pensato per catturare e assimilare i sedimenti fluviali usando le piante di mangrovia. L'architettura, così, opera in stretta correlazione con la natura.
Fungendo da catalizzatore, la struttura di CALTROPe genererà cambiamenti positivi nelle zone più problematiche dei litorali.

Panoramica della simulazione del progetto Caltrope(Simulazione del progetto Caltrope)

Il nome CALTROPe deriva dalle parole "caltrop", una specie di "castagna d'acqua" e "rope", corda, in relazione alla forma ricurva del sistema e ai principi lineari dell'installazione, ovvero al legame che si viene a creare tra le piante e la struttura portante.

Il progetto favorisce, inoltre, lo sviluppo economico delle zone interessate e l'affermazione delle competenze locali, in quanto i componenti necessari alla creazione dei moduli sarebbero fabbricati e prodotti nei luoghi oggetto della sperimentazione.

Caltrope, esempio di installazioni(Esempio di installazioni del progetto CALTROPe)

Szövetség'39, un collettivo di artisti, ha visto coinvolti in CALTROPe Anna Barothy, project manager, Gergo Balázs biologo e subacqueo, Janka Csernák designer, Dr. Viktor Grónás docente presso la Szent István University, Peter Kovacsics grafico ed esperto di animazione, Viktor Pucsek e Peter Veto designer industriali e professionisti del 3D. 

Non si può sapere ancora con certezza se CALTROPe vedrà o meno la luce, ma in ogni caso rappresenta un importante testimonianza di come sia possibile tutelare l'ambiente e salvarlo attraverso una cooperazione diretta con la natura.

 

Fonte
GreenMe
Inhabitat
Designboom

 

Foto tratte da szovetseg39

AutoreDott.ssa Elisabetta Rossi

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