Produrre biodiesel dalla canapa? Facciamo un po' di chiarezza

Il biodiesel, si sa, è un carburante bio, con una viscosità simile al gasolio, ottenuto dalla lavorazione di oli vegetali e grassi animali, fonti di energia rinnovabile. Il metodo più comune per ottenerlo è noto come transesterificazione, una reazione chimica, attraverso cui le molecole degli acidi grassi, insieme a un reagente alcolico (metanolo o etanolo), producono glicerolo e, soprattutto, biodiesel.

Gli oli utilizzati per la produzione del biodiesel possono essere, dunque, tanto animali quanto vegetali. In questo caso, si potrà utilizzerà olio vergine e, soprattutto, di scarto e alghe.

Un impianto per la produzione di biodiesel a Tongchuan City, in Cina

(Un impianto per la produzione di biodiesel a Tongchuan City, in Cina)

Tra le piante utilizzate per la produzione di biodiesel (soia, colza, girasole), rientra anche la Cannabis sativa, nota anche come canapa. Questa pianta, originaria dell'Asia occidentale e dell'India, è coltivata, per uso industriale, in campo tessile, edile e per la produzione di carta, nonostante tutte le polemiche legate alla presenza di alcune sostanza stupefacenti (in Norvegia e negli Stati Uniti, la coltivazione di canapa industriale è ancora vietata). E, infatti, la canapa per uso industriale contiene bassi livelli di THC, il composto psicoattivo, considerato il capostipite della famiglia dei fitocannabinoidi (meno dello 0, 3 % a fronte del massimo del 22 % di altre piante della famiglia).

La Cannabis sativa è oggi coltivata per uso industriale

(La Cannabis sativa è oggi coltivata per uso industriale)

Un recente intervento di Thomas Prade (ricercatore in Scienze agrarie alla Swedish University) ha riportato alla ribalta la questione circa l'opportunità di coltivare la canapa per la produzione di biodiesel. Rispetto alle altre colture destinate alla produzione di questo bio carburante, infatti, la canapa pare avere più alto rendimento energetico ed essere a minor impatto ambientale.

Il rendimento per ettaro è, infatti, il più elevato (in Italia, intorno alle 20 tonnellate in quattro mesi) e, essendo una pianta legnosa, contiene il 77 % di cellulosa (a fronte del 60 % del legno). Inoltre, richiede quantità molto limitate di pesticidi (insetti e malattie fungine sono rare) e si adatta bene alle rotazioni delle colture

La coltivazione di Cannabis sativa richiede quantità limitate di pesticidi

(La coltivazione di Cannabis sativa richiede quantità limitate di pesticidi)

Ma veniamo più direttamente alla questione biodiesel. Se, infatti, da un lato, è possibile produrre etanolo (già da tempo considerato un possibile carburante per l'autotrazione) dall'intera pianta, il biodiesel può essere, invece, prodotto solo dall'olio ottenuto spremendone i semi. Studi della University of Connecticut (condotti nel 2010 dal team del prof. Richard Parnas) ne hanno, inoltre, mostrato l'elevato efficiente di conversione (il 97% dell'olio di canapa è, infatti, trasformato in biocarburante) e la possibilità di impiegarlo a temperature più basse rispetto agli altri biodiesel in commercio.

AutoreDott.ssa Morena Deriu

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