Ben 23 centrali Enel potrebbero chiudere sotto l'avanzata delle rinnovabili

Le energie rinnovabili sembrano ritagliarsi uno spazio sempre maggiore, proprio in considerazione del ruolo che possono avere nel quadro di un paniere energetico in grado di abbattere drasticamente le emissioni nocive e di aumentare l'indipendenza del paese da approvvigionamenti, in particolare le fonti fossili, che sono spesso messi a rischio dalla localizzazione dei giacimenti in aree geopolitiche molto problematiche. Ora, in base alle ultime notizie, sembra che il loro ruolo si appresti a diventare addirittura ingombrante per le fonti tradizionali, quelle appunto legate a fonti fossili come gasolio, metano e carbone. E' quello che esce fuori dalla notizia riguardante la ventilata intenzione di Enel di chiudere ben 23 centrali sul territorio nazionale. Una notizia che sta provocando grandi preoccupazioni nei lavoratori interessati, circa settecento. Anche se al riguardo, l'amministratore delegato dell'azienda energetica, Francesco Starace, ha voluto rassicurare i sindacati, affermando come nel caso il piano dovesse andare avanti, non comporterebbe alcun licenziamento. La leva in grado di evitare una soluzione così traumatica sarebbe quella dei pensionamento anticipato per chi è più prossimo alla fine del proprio ciclo lavorativo, mentre per gli altri è previsto un ricollocamento,

Le energie rinnovabili sono sempre più popolari

(Il successo delle energie rinnovabili potrebbe portare alla chiusura di 23 centrali Enel)

Allo stesso tempo, andrebbe però ricordato come il problema più che occupazionale sarebbe relativo agli investimenti effettuati e alla possibile riconversioni delle centrali che verrebbero dismesse. L'Enel al proposito sembra convinta che sarà possibile utilizzare questi siti proprio per la produzione di energie rinnovabili come le biomasse oppure in qualità di spazi urbani. Un intento che è la diretta conseguenza di quanto sta avvenendo a seguito di una crisi che sta spingendo sempre più al ribasso i consumi energetici e dell'aspettativa di un impossibile ritorno ai livelli registrati prima della recessione innescata dalla crisi dei mutui subprime, scoppiata nel 2007. 
In considerazione di una situazione che continua a riverberare i suoi drammatici effetti senza soluzione di continuità, le imprese hanno quindi deciso di riconvertire nel senso di una maggiore efficienza le produzioni. In questo quadro, si è verificato un ricorso a tecnologie meno impattanti sull'ambiente e soprattutto in grado di contenere i consumi. Un quadro che peraltro non riguarda solo Enel, se si pensa che anche Tirreno Power sta seriamente considerando l'ipotesi di un ridimensionamento produttivo, che però in questo caso comporterebbe tagli al personale. Al proposito va però ricordato che come in un sistema di vasi comunicanti, quando si abbassa il livello di uno, si alza quello dell'altro e i tagli nel settore dell'energia tradizionale, potrebbero favorire una crescita occupazionale nel settore delle rinnovabili, attualmente in grado di fornire lavoro a 110mila addetti.  

AutoreDott. Dario Marchetti

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