Australia terra d'inquinamento

In alcuni precedenti articoli vi ho parlato della situazione energetica in Africa, in Cina e molto spesso in Italia ed Europa. Oggi, invece, ci sposteremo in Australia.

Terra di canguri, favolosi paesaggi e criminalità pari a 0, o quasi. L'Australia è nota anche per aver dato i natali a Nicole Kidman, Hugh Jackman e il magnate dell'informazione Rupert Murdoch. Ma l'Australia, lo so sarà un colpo, è anche conosciuta per avere il più alto tasso di emissione di CO2 pro capite (per abitante in parole pratiche) al mondo.

A rivelarlo è stato lo studio di Maplecroft che ha creato tre indici per analizzare le emissioni di anidride carbonica e il livello di inquinamento dell'aria. Secondo l'indice CO2 Energy Emissions Index, infatti, L'Australia si piazzerebbe al primo posto con 20,6 tonnellate di emissione per abitante, seguita da Stati uniti (19,8) e Canada (18.81).

Proprio sull'Australia arriva anche il parere negativo di Climate Institute che ha consigliato il governo australiano di intraprendere rapide e drastiche decisioni affinché si possa evitare una condizione irreversibile del cambiamento climatico.

Bandiera australiana

(Bandiera australiana)

Rapportandosi con i dati del 2000 il Climate Institute ha calcolato che l'Australia dovrebbe ridurre le emissioni di anidride carbonica del 40% entro la soglia del 2025, ma che dovrà portare questa diminuzione al 65% entro e non oltre il 2035. Così facendo si potrà limare l'aumento della temperatura intorno ad un accettabile 2°C, oltre il quale, avverte Climate Institute, sarebbe difficile ritornare indietro.

L'Australia, quindi, dovrebbe cambiare atteggiamento. Recente, ad esempio, è stato il rifiuto del contributo al Green Climate Fund, un fondo che si occupa di aiutare i Paesi in via di sviluppo a ridurre le emissioni attraverso le fonti rinnovabili. Atteggiamento ostile anche per quanto riguarda le partecipazioni ai meeting internazionali sul clima.

Troppo poco, allora, la promessa di una riduzione del 5% delle emissioni entro il 2020 con un fondo di aiuti statali stanziato con 2,5 miliardi di dollari messi a disposizioni delle aziende che investono nelle fonti rinnovabili e in imprese a basso impatto ambientale.

Tornando agli indici messi appunto da Maplecroft, di cui vi parlavo a inizio articolo, Cina e India sarebbero tra i paesi più virtuosi per quanto riguarda le emissioni pro capite di questi Paesi. 4,5 tonnellate per la Cina e 1,16 per l'India, dato ovviamente aiutato anche dalla gigantesca quantità di popolazione che abita quei territori.

Ma Maplecroft ha anche elaborato il Climate Emissions from Land Use Change Index, ovvero un indice che analizza il fenomeno della deforestazione. Secondo questo indice gli ambienti più a rischio sarebbero quelli del Perù, del Brasile e del Venezuela. Tra questi paesi sarebbe il Brasile il più avanti con i lavori grazie ad una politica di riforestazione.

Infine, Maplecroft ha anche elaborato l'indice di Unsustainable Energy Index che analizza la capacità di un Paese di ottenere energia da fonti a basso impatto ambientale. Secondo questo indice tra i Paesi peggiori ci sarebbero Iraq, Arabia Saudita, Qatar e gli Emirati Arabi Uniti.

Da questi dati è evidente, dunque, che non bastano gli sforzi dei singoli paesi per ottenere un ambiente più sano, ma serve uno sforzo il più possibile collettivo per dare aria pulita ai nostri polmoni. Bisognerebbe abbattere le barriere e le resistenze politico-nazionali perché il clima è qualcosa che ci coinvolge tutti indipendentemente dalla posizione geografica, rendere l'ambiente più pulito significa metterci tutti più al sicuro.

AutoreDott. Giovanni Rispo

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