Arriva il solare sferico: come rivoluzionare il mondo del fotovoltaico

Immaginate per un istante di affacciarvi, guardare fuori dalla vostra finestra e vedere i tetti delle case vicine non coperti da antiestetici pannelli solari, bensì da incantevoli sfere trasparenti. A Barcellona, se siete i vicini di casa di Andre Broessel, potete stare tranquilli: quello che vedete è reale, non state sognando.

L'intuizione

Esiste in natura una forma perfetta che non ha rivali in quanto a semplicità e bellezza. È un solido talmente assoluto in termini di precisione che l'essere umano non è stato ancora in grado di riprodurlo in maniera matematicamente identica al modello geometrico convenzionale. Tutti i punti sulla superficie devono essere a uguale distanza dal centro.  La sfera è quanto di più coerente possa esistere col concetto di efficienza. Eppure spesso tutti finiamo per dimenticarlo. Da quando è partita la corsa alle energie rinnovabili sono stati migliaia i modelli proposti per sfruttare le fonti naturali. Tuttavia per ottenere energia dal sole, non si è mai pensato di utilizzare la sua stessa forma, ossia quella approssimativa di tutti i corpi celesti. Ci ha pensato un architetto tedesco, Andre Broessel, che è andato oltre ai leggendari quanto improbabili specchi ustori parabolici attribuiti al genio di Archimede.  Sul tetto della sua attuale casa a Barcellona ha installato il prototipo che potrebbe dare il via ad una vera e propria svolta nel mondo del fotovoltaico e del solare termico. Un'incantevole sfera  ripiena di un liquido trasparente poggiata su un supporto regolabile a doppio asse, cattura l'energia luminosa con risultati incredibili se non fossero stati dimostrati in maniera scientifica.

Il collettore di dimensioni ridotte posto alla base del punto focale della sfera

(Il collettore di dimensioni ridotte posto alla base del punto focale della sfera)

Dimenticatevi dei semplici pannelli statici installati sui vostri tetti o del promettente ma costoso tracking system spesso disturbato dagli agenti atmosferici. Con l'utilizzo della forma sferica è possibile concentrare la luce del sole (e della luna) in un unico punto focale rendendo più efficiente la raccolta di energia durante l'intera giornata. Grazie alla miniaturizzazione del punto focale il sistema di rilevamento diventa "mini", e può seguire la fonte di luce costantemente, il tutto a prova di vento e pioggia abbondante.

Il solare sferico non richiede una grande quantità di luce, anzi grazie all'altissima trasparenza, in pratica il 99%, riesce a essere due volte più efficiente di un semplice pannello piatto anche in una giornata nuvolosa. Inoltre utilizza il 75% in meno di silicone per metro quadrato rispetto ad un pannello normale. Infatti il collettore posto alla base del punto focale carica e raccoglie energia con una superficie molto ridotta rispetto agli standard attuali.

Chi ha creato Rawlemon?

La startup che sta sviluppando questo prototipo rivoluzionario è figlia di Andre Broessel, un architetto tedesco, che vive ormai da diversi anni a Barcellona.  Come sostiene nella sua chiamata alle armi per un mondo migliore pubblicata online - "Il sole è la più grande fonte rinnovabile disponibile ma la tecnologia attuale è poco efficiente" ed è per questo motivo che ha creato Rawlemon (limone acerbo) – "per spremere più succo fuori dal sole." Dopo tre anni di duro lavoro è riuscito col suo progetto ad essere anche finalista del prestigioso World Technology Network Award 2013 nella categoria Energy (corporate).

Andre Broessel mentre effettua delle misurazioni termiche sul punto focale

(Andre Broessel mentre effettua delle misurazioni termiche sul punto focale)

Quanto manca per il prodotto finale?

Al momento la Rawlemon è alla ricerca di fondi e finanziatori in tutto il mondo per portare avanti i lavori di ricerca e realizzazione del sistema finale. Per far questo, è possibile adesso contribuire online con l'acquisto di "beta.ey" un caricabatteria per cellulare a energia solare, praticamente una versione in miniatura dell'idea avuta da Broessel. Una porta USB vi permetterà di collegare il vostro smartphone a questo caricatore a emissioni zero. Il lancio del prodotto è previsto entro la fine di quest'anno. Un prodotto gemello, il "beta.ray" sarà invece completato per l'anno prossimo e sarà in grado di ricaricare persino un computer portatile per una settimana.

"beta.ey", la mini sfera per ricaricare i mobile devices

("beta.ey", la mini sfera per ricaricare i mobile devices)

Insomma per vedere i tetti delle nostre città tappezzati da magiche sfere ecologiche piene d'acqua, ci sarà ancora un bel po' da aspettare. La prospettiva è più che allettante, nella speranza che anche questo progetto non si perda nella giungla dei prototipi avveniristici falliti al momento della commercializzazione per motivi legati al prezzo troppo elevato o all'opposizione di forti competitors. Ma sognare un mondo più pulito e perché no, più bello alla vista, è sempre possibile.

AutoreDott. Maurizio Porcu

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