Architettura rigenerativa. Il futuro degli edifici ecosostenibili

È il 1987 e durante una conferenza delle Nazioni Unite inizia a prendere forma il concetto, fino ad allora astratto, di "sostenibilità". Lo definirono "uno sviluppo che soddisfa i bisogni del presente, senza compromettere la capacità delle generazioni future di soddisfare le loro esigenze" (WECD, 1987) e avrebbe cambiato totalmente l'approccio allo studio dell'Architettura e dell'edilizia.

Da quell'anno ci si è impegnati molto al fine di rendere maggiormente sostenibili gli edifici abitativi e non, per arrivare poi ai giorni nostri ad un'integrazione della concezione di sostenibilità, optando sempre più verso una progettazione rigenerativa, che oltre ad evitare danni all'ambiente circostante, cerca di migliorarlo per le generazioni future.
Nasce così il concetto di Architettura Rigenerativa, una tipologia di architettura che funziona come un sistema a ciclo chiuso, in cui l'edificio raccoglie la sua acqua, la sua energia, le sue risorse, utilizzandole e riutilizzandole a piacimento, autoalimentandosi ed eliminando i rifiuti. 
L'unico vero e rilevante esempio di progettazione rigenerativa ed esistente da millenni è senza dubbio la natura. Se osserviamo il ciclo dell'acqua vedremo che quando piove l'acqua si raccoglie in fiumi, torrenti, mari, oceani, poi l'acqua evapora ed è di nuovo nel cielo per poi ricadere giù.
Ecco, questo circolo chiuso può essere ricreato dall'architettura rigenerativa, grazie soprattutto alla tecnologia moderna che offre vantaggi e spunti interessanti per la sua reale e totale applicazione. La tecnologia, infatti, ci permette di ridurre i carichi energetici e di monitorare i sistemi di controllo che ci possono aiutare a rendere un'abitazione quasi "vivente", che reagisce ai cambiamenti dell'ambiente e che rigenera le proprie risorse.

La progettazione passiva è alla base dell'architettura rigenerativa e nel passato ne troviamo molti esempi: disegni di edifici antichi passivi nel sud ovest americano che rimangono confortevoli anche durante i giorni più caldi dell'anno, senza l'uso di HVAC e grazie a tecniche di progettazione passiva (massima esposizione a sud, piccole finestre di fronte alla direzione del vento per una ventilazione naturale etc.).
Inoltre, per immedesimarsi totalmente con la natura, questa branchia dell'architettura si orienta verso l'inserimento di flora nativa sia all'interno che all'esterno dell'edificio. Le piante native, nate su quel territorio ed in quella terra, offrono molti vantaggi, come sopravvivere più a lungo nel clima senza acqua supplementare e far sì che specie autoctone, come uccelli, farfalle, siano più propense a tornare nella zona. Inserendo piante non originarie del luogo, si potrebbe andare incontro a degli spiacevoli imprevisti che potrebbero rovinare l'ecosistema locale. Per questo motivo si tende ad utilizzare piante autoctone anche sui tetti delle abitazioni, riducendo così i livelli di CO2 e quindi portando al minimo l'effetto "isola di calore", creato dai grandi centri abitati.
Costruiti da erba e molti piccoli arbusti, i tetti green necessitano di pochi centimetri di terra. Naturalmente maggiore sarà la superficie da ricoprire, maggiore sarà anche la quantità di terra da utilizzare, affinché ci sia un reale schermo verso l'esterno.

L'Architettura rigenerativa guarda verso le nuove tecnologie per fornire un progetto comprensivo di tutta l'energia necessaria per autoalimentarsi e per fare ciò il fotovoltaico è diventata la risorsa più importante, senza escludere però altre tipologie di opzioni, come ad esempio i mulini a vento, con pale che vanno da oltre un centinaio di metri a solo un paio, e che nel clima giusto sono in grado di produrre grandi quantità di energia. Ci sono poi i grandi parchi solari, che utilizzano degli specchi per riflettere la luce solare su un torrino che incamera energia e la utilizza per riscaldare l'acqua all'interno della torre, fino a che non produce vapore che porta al movimento e quindi a produrre energia "utile". 

Esempi di architettura rigenerativa:

1. Omega center di Rhinebeck a New York.

L'Omega Center for Sustainable Living (OCSL) è una struttura di filtrazione delle acque reflue, progettata al fine di un riutilizzo dell'acqua per l'irrigazione del giardino utilizzando un sistema di recupero delle acque grigie. Omega utilizzerà la costruzione del sistema come strumento didattico nel programma del College, evidenziando gli aspetti positivi dell'impatto ecologico all'interno del Campus. Un prototipo che va incontro alle esigenze di una nuova era: quella del design sostenibile in cui esiste un reale approccio integrato e armonico tra ambienti "costruiti" e la natura  che ci circonda.

Omega Center(Omega center di Rhinebeck a New York)

2. La California Academy of Sciences a San Francisco

Una "Ferrari a zero consumi e zero emissioni", la definisce Renzo Piano "un gioiello di alta tecnologia ad elevato gradiente poetico, dove per la prima volta in maniera convincente la sostenibilità esce fuori dal gergo degli ecologisti e dei costruttori edili per entrare organicamente nell'arte del costruire".

Museo della scienza di Renzo Piano. Particolare del tetto(Museo della scienza di San Francisco di Renzo Piano. Particolare del tetto)

Il museo più verde d'America si mimetizza all'interno del Golden Gate Park, grazie soprattutto al suo particolare tetto, leggermente ondulato, a 10 metri da terra, come se fosse il proseguimento delle colline e il museo si nascondesse al loro interno. Un tetto vivente che strizza l'occhio ad un'architettura che diventa organismo e che rifiuta la pratica modernista del contenitore sigillato, in grado di respirare e trasudare ed in cui la novità più assoluta sono le maniglie delle grandi vetrate dei laboratori, apribili alle brezze della baia evitando l'aria condizionata.

Edifici quindi in grado di mimetizzarsi con l'ambiente, capaci di accoglierlo nella loro stessa struttura. La progettazione sostenibile rigenerativa va incontro alle esigenze dell'uomo e del pianeta, assecondando i bisogni di chi vive quest'era e di chi dovrà prenderne i frutti poi, cercando quindi di mantenere intatto l'habitat in cui si costruisce, prendendosene cura e stimolandone la crescita. Dinamica, interattiva, che mette in atto strategie rigenerative grazie alle nuove tecnologie, l'architettura rigenerativa mira, oltre che al mantenimento anche al ripristino dell'ambiente circostante, come ad esempio in situazioni di catastrofi naturali - ripristino dell'idrologia naturale di un sito o nuova fornitura per l'habitat di piante e fauna selvatica - . Questi edifici sono quindi integrati nell'ambiente naturale e progettati per migliorare gli ambienti circostanti danneggiati e possono dare un grandissimo contributo alla salvaguardia del nostro ecosistema e quindi della nostra permanenza su questo meraviglioso pianeta.


Fonti:
www.wbdg.org
www.persingerarchitects.com

AutoreDott.ssa Manuela Borseti

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