Alla Cina il record mondiale per l'installazione di pannelli solari

Quando si parla di Cina, di solito si pensa a una superpotenza economica in perenne crescita ma con scarsa attenzione per l'energia sostenibile e il rapporto con l'ambiente. Le immagini vivide del Fiume Giallo, dove oltre un terzo dei pesci si è estinto, o la recente sfida di quell'imprenditore dello Zhejiang che ha sfidato il responsabile per l'ambiente della sua zona a nuotare per venti minuti nel fiume in cambio di 200mila yuan, non hanno contribuito a darci un'immagine troppo edificante del grande Paese orientale. Ma ora arriva un dato che sembra smentire parzialmente questa situazione: la Cina infatti ha appena stabilito il record per le nuove installazioni di fotovoltaico, arrivando ai 12 GW nel 2013 e raddoppiando il suo dato relativo al 2012. Tanto per fare un confronto, la Cina (senza contare Taiwan) ha installato solo l'anno scorso il triplo di tutta potenza solare attuale della Gran Bretagna.

Un grande pannello solare nella regione cinese

Non era mai successo che uno Stato installasse più di 8 GW nello stesso anno, secondo quanto dichiarato da Li Shuo di Greenpeace East Asia; addirittura, secondo le analisi indipendenti di BNEF (Bloomberg New Energy Finance), che tiene conto dei valori energetici globali, la cifra potrebbe avvicinarsi ai 14 GW, visto che la scadenza di una particolare tariffa di incentivi al fotovoltaico lo scorso 31 dicembre potrebbe aver portato a una corsa all'installazione ancora non del tutto contabilizzata. Secondo Jenny Chase, a capo dell'analisi per l'energia solare di BNEF, «il drago dormiente si è svegliato». A giocare a favore di questa tendenza ci sono sicuramente le recenti innovazioni tecnologiche che hanno reso sempre più facile e veloce installare pannelli solari, soprattutto dietro una politica di incentivi competitivi. 

È vero: la Repubblica Popolare Cinese è un Paese sterminato, il terzo al mondo per superficie totale dopo Russia e Canada e il più popolato in assoluto: è quindi comprensibile che iniziative di questo tipo si traducano quasi automaticamente in imprese di immense proporzioni. Si tratta comunque di un dato che fa ben sperare per il futuro, anche se è necessario segnalare alcuni dettagli che possono orientare meglio il giudizio. Per prima cosa, va ricordato che il carbone fa sempre la parte del leone nell'energia cinese, con 39.7 GW di capacità installati l'anno scorso; l'idroelettrico è al secondo posto, con 30.5 GW, e l'eolico al terzo, con 14.1 GW. Bisogna comunque segnalare che molte delle nuove installazioni relative al carbone sono state eseguite per sostituire vecchie centrali non più efficienti (e verosimilmente molto inquinanti).

A fronte di questi indubbi progressi nel campo delle energie rinnovabili, il grande interrogativo è rappresentato proprio dal futuro del carbone nel Paese. Secondo alcuni osservatori, la Cina sta lentamente cambiando il proprio modello di sviluppo, facendo registrare percentuali di crescita del PIL sempre elevatissime (soprattutto se paragonate agli standard europei) ma in leggera flessione. Un dato che non sorprende, visto che mantenere lo straordinario andamento degli ultimi anni era quasi impossibile. Una crescita più contenuta significa in molti casi anche una crescita più «accorta», orientata ai servizi e meno all'industria pesante; in questo modo, sarebbe quasi naturale passare da un uso intensivo del carbone a soluzioni più ecologiche. L'inquinamento delle grandi metropoli cinesi ha ormai raggiunto livelli insostenibili, e con il maggior benessere diffuso è auspicabile che si punti a migliorare soprattutto la qualità della vita per i cittadini. La scorsa estate, BNEF ha pubblicato il rapporto The future of China's power sector - From centralised and coal powered to distributed and renewable?, prevedendo che nel 2030 le rinnovabili costituiranno più della metà della nuova produzione energetica cinese.

Pannelli solari in una regione della Cina

Altri, invece, sono convinti che le centrali a carbone non abbandoneranno tanto presto il panorama del gigante d'Oriente. Le nuove installazioni possono sì portare un miglioramento a livello complessivo perché permettono di chiudere le vecchie centrali costruite con standard oggi non più accettabili, ma allo stesso tempo sopravviveranno per almeno trenta o cinquant'anni. Allo stato attuale delle cose, la Cina è il più grande mercato energetico del mondo, il maggior emettitore di anidride carbonica e, da solo, consuma la metà di tutto il carbone che viene estratto sul pianeta. Cifre da capogiro, che probabilmente non lasciano una vera scelta sulla politica da tenere in futuro.

La Cina ha anche un ultimo problema da tenere presente per analizzare con occhio critico questi dati: l'effettiva connessione. Le installazioni continue, infatti, non si traducono automaticamente in potenza subito disponibile; ad esempio, secondo un portavoce di Bloomberg il 30% del fotovoltaico installato in Cina nel 2013 è ancora in attesa di essere connesso alla rete, anche se i responsabili hanno parlato di semplici ritardi che dovrebbero essere risolti al più presto. Di seguito, un video sulla recente installazione di un pannello solare in Tibet, sul tetto del mondo.

AutoreDott. Giordano Rodda

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